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Tesina sullo “Studio delle risorse umane, turistiche e territoriali del Novecento”




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Tesina sullo “Studio delle risorse umane, turistiche e territoriali del Novecento”



Premessa

Sono ormai due mesi che, con grande cura e impegno, mi dedico alla stesura di questo lavoro che, in sintesi, vuol introdurre il boom del mercato turistico mondiale. Ho sempre avuto la passione di conoscere la nascita del turismo, fin da quando ho studiato le prime tecniche della produzione di pacchetti turistici.

E’ un argomento che tocca più materie, quindi ho ritenuto adeguato elaborare un lavoro interdisciplinare che toccasse le discipline più attinenti alla tesi. Devo riconoscere, comunque, che, nell’effettuare ciò, ho avuto qualche problema.


1.0 Eugenio Montale

1.1 – La Vita

Montale nasce a Genova nel 1896; frequenta l’Istituto Tecnico Commerciale, ma interrompe gli studi per dedicarsi alla musica e al canto. Nel 1917 partecipò come sottotenente alla Prima guerra mondiale, combattendo a Vallarsa, in Trentino. Nel 1919 veniva definitivamente congedato.

Ritornato a Genova, s’inserì negli ambienti letterari. Intanto comincia a scrivere per riviste e giornali e nel 1925 dà alle stampe la sua prima raccolta di liriche “Ossi di seppia”.

Nel 1927 si trasferisce a Firenze, dove va maturando la sua poetica. Nasce così la raccolta di poesie “Le occasioni” uscite nel ’39, intitolata così perché è la vita ad offrire spunti e occasioni per riflettere e capire che il vivere dell’uomo è “sconfitta” e “solitudine”.

E’ una poesia tutta personale. Il linguaggio si fa più oscuro, legato alle esperienze ermetiche di Quasimodo e d’altri poeti della stessa corrente.

Scoppia la 2a guerra mondiale, una bufera che sconvolge l’Europa e il mondo intero. Da qui la terza raccolta poetica di Montale, “La bufera e altro”, uscita nel ’56, ma composta in gran parte negli anni spaventosi del conflitto. Sono visioni tragiche, di lutti, dolori e rovine. Il linguaggio qui é più chiaro e aperto, i temi e il tono sono polemici e drammatici. Nel ’67 viene nominato senatore a vita. Intanto, col passare degli anni, le tensioni e i ricordi del passato si sfocano nell’anima del poeta dando origine a momenti più sereni. Il linguaggio si fa ancora più semplice in “Satura”, l’ultima raccolta, i cui temi sono gli affetti familiari e il ricordo nostalgico della moglie da poco morta.

Nel ’75 riceve il premio Nobel per la Letteratura.

Muore a Milano nel 1981, a 85 anni.

1.2 – Le Opere

“Ossi di seppia”

In esso è racchiuso tutto il programma poetico di Montale: come il mare liscia e leviga con le sue onde gli ossi di seppia, così il poeta leviga e lima le sue liriche fino a ridurle all’osso, all’essenziale; sono, infatti, poesie povere, costruite con linguaggio semplice, comune, antilirico. I temi trattati riflettono la sua visione della vita, una visione pessimistica della condizione umana, simboleggiata spesso con immagini di paesaggio desolate.

Innanzi tutto si pone in evidenza il pensiero negativo di Montale, l’irriducibilità al <<sì>> e la negazione d’ogni etichetta definitoria che possa decifrare l’informità del reale.

“Le occasioni”

Questa seconda raccolta di liriche, composte dal 1928 al 1939, è incentrata anch’essa sull’oggetto; sono frammenti del passato, un fluire di figure nella memoria, un contatto illusorio tra passato e presente.

Il ricordo del passato che non ritorna più è espressione di una vana lotta contro il tempo che tutto dissolve e cancella. Da qui il desiderio del poeta di abbattere la barriera della solitudine, di trovare il “varco”, la possibile salvezza incarnata dalle figure femminili; ma la speranza di un miracolo svanisce sempre più e resta dolorosa tristezza e un senso amaro di smarrimento, d’angoscia di fronte ad una desolante esistenza.

Sul passaggio da Ossi di seppia a Le occasioni abbiamo un’illuminante testimonianza di Montale: “Non pensai ad una lirica pura nel senso che essa poi ebbe anche da noi, ad un gioco di suggestioni sonore; ma piuttosto ad un frutto che dovesse contenere i suoi motivi senza rivelarli, o meglio senza spiattellarli. Ammesso che in arte esista una bilancia tra il di fuori e il di dentro, tra l’occasione e l’opera oggetto bisognava esprimere l’oggetto e tacere l’occasione spinta.

In sostanza non mi pare che il nuovo libro contraddicesse i risultati del primo: n’eliminava alcune impurità e tentava di abbattere quella barriera fra interno ed esterno che mi pareva irreale anche dal punto di vista gnoseologico.

Negli Ossi di seppia tutto era attratto e assorbito dal mare agitato>>.

Le occasioni sono immagini, ricordi, episodi, sensazioni, eventi importanti, ma anche banali; rappresentano la vita in potenza, tutto ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto.

“La bufera e altro” e “Satura”

La seconda guerra mondiale aveva profondamente colpito con i suoi orrori il poeta genovese. Da qui la sua terza raccolta di liriche, “La bufera e altro”, uscita a Venezia nel ’56. Sono visioni di rovine, di lutti, di dolore. Il linguaggio diventò più aperto e comprensibile. E’ scomparso quell’aristocratico isolamento del poeta di Ossi di seppia e delle Occasioni; qui la sua anima vibra d’orrore e di rivolta. Il tono si fa polemico contro la classe dirigente che aveva portato l’Italia alla catastrofe, e molto drammatici diventano i temi che alla fine sfumano in quello della solidarietà umana.

Passano gli anni e ai ricordi dolorosi subentrano momenti più sereni. Nelle Occasioni egli aveva prediletto le forme classiche con strofe e rime; nella Bufera usa forme aperte e periodi lunghi. Nel ’71 esce Satura, nelle quali Montale critica con la satira la società squallida in cui vive.

1.3 – La poetica

Egli usava una poetica estranea all’estetismo della parola e alla magia verbale, ma fondamentalmente basata su valori semplici e veri.

Montale è un grande interprete di quella crisi dell’io e della società che caratterizza tanta letteratura del Novecento. A differenza di Ungaretti, Montale non abbandona mai il punto centrale della sua visione del mondo, che è la negatività totale, la consapevolezza del nulla e dell’aridità della vita.

La sua poesia non intende per nulla abbellire la realtà e mascherare il “male di vivere”; vuole invece dichiararla senza compiacimenti.

A Montale manca sia il conforto della fede sia le aspettative indotte da possibili pensieri, perché, nei confronti di tutti, nutre sempre scetticismo e distacco.

La visione negativa della vita viene espressa in una poesia ricca di oggetti e non di sentimenti, “scarna ed essenziale”, che nasce però da un attento studio della nostra tradizione letteraria. Egli assorbe e rielabora la lezione di tre autori della cultura simbolista e decadente: Pascoli, D’Annunzio e Gozzano. Da Pascoli e, soprattutto, da Gozzano ricava la tendenza a rifiutare la parola poetica classica, colta, in favore di una parola precisa e comune. Di Gozzano accetta pure la sottile ironia e l’uso dell’accostamento di termini colti con termini colloquiali e quotidiani. Da D’Annunzio prende la tendenza a instaurare un rapporto privilegiato tra l’io e il paesaggio naturale, particolarmente quello marino, estivo e soleggiato.

Nella sua poesia, Montale adopera la tecnica, ricavata da alcune delle liriche del poeta inglese Thomas Stearns Eliot, del “correlativo oggettivo”: rappresentare oggetti che hanno valore emblemastico, perché fortemente collegati con sentimenti e sensazioni.

1.4 – Lo Stile

Montale ritiene che la poesia debba opporsi al disordine della vita contemporanea. Ciò si traduce in una lirica che a volte adopera il verso libero, a volte ricorre ai metri tradizionali, specie l’encasillabo, alle strofe, alle rime.

Molto particolare è il linguaggio che mescola forme colte letterarie a forme più comuni. Nelle successive raccolte troviamo un periodare incompleto, in cui mancano i verbi che potrebbero dare maggiore comprensione al testo.

Nelle ultime opere il poeta usa uno stile sempre più ironico e spesso tagliente, e un linguaggio adatto a rendere la cronaca della vita quotidiana molto simile al linguaggio parlato.

Particolare attenzione Montale attribuisce alla musicalità del verso, ai suoni spesso secchi e aspri che rimandano a quel senso di “male di vivere” che è il tratto più importante della sua poesia.


2.0 La Prima Guerra Mondiale



2.1 – Dall'attentato di Sarajevo alla guerra europea

A Sarajevo, capitale della Bosnia, il 28 giugno 1914, uno studente bosniaco di nome Gavrilo Princip, appartenente ad un’organizzazione irredentista che aveva la sua base operativa in Serbia, uccise l'erede al trono d'Austria, l'arciduca Francesco Ferdinando, e sua moglie. Fu questa la causa occasionale dello scoppio della guerra. L’Austria inviò alla Serbia un ultimatum e la Russia assicurò il proprio sostegno a quest’ultima. La Serbia accettò solo in parte l’ultimatum, perciò l’Austria le dichiarò guerra. Contemporaneamente la Germania intimò alla Russia di sospendere i preparativi bellici; l’ultimatum non fu accettato e la Germania le dichiarò guerra. La Francia legata alla Russia da un trattato d’alleanza militare, mobilitò le proprie forze armate ed entrò in guerra il 1 agosto. La Germania rispose con un nuovo ultimatum e con la successiva dichiarazione di guerra alla Francia. La strategia dei generali tedeschi si basava sulla rapidità e sulla sorpresa. Per attaccare la Francia passarono, quindi, dal Belgio, nonostante la sua neutralità fosse garantita da un trattato internazionale. La violazione della neutralità belga fu decisiva nel determinare l'intervento nel conflitto della Gran Bretagna, preoccupata dall'eventualità di un successo tedesco.

2.2 – L’Italia dalla neutralità all'intervento

L'Italia entrò nel conflitto mondiale nel maggio del 1915 schierandosi a fianco dell'Intesa contro l'Impero austro-ungarico, fino ad allora suo alleato. A guerra appena scoppiata, il governo, presieduto da Antonio Calandra, aveva dichiarato la neutralità dell'Italia. Questa decisione, aveva trovato concordi tutte le principali forze politiche fino a quando cominciò ad essere affacciata l'eventualità di una guerra contro l'Austria, che avrebbe consentito all'Italia di portare a compimento il processo risorgimentale, ma anche di aiutare la causa delle «nazionalità oppresse». Portavoce di questa linea interventista furono innanzi tutto gruppi e partiti della sinistra democratica. Il presidente del Consiglio, Salandra, e il ministro degli esteri, Sonnino, temevano soprattutto che una mancata partecipazione al conflitto avrebbe gravemente compromesso la posizione internazionale dell'Italia. Vi furono molti scontri fra neutralisti ed interventisti, comunque ciò che decise l'esito del paese fu l'atteggiamento del re, del ministro degli Esteri e del capo di governo. Questi decisero di accettare le proposte dell'Intesa firmando, il 26 aprile 1915, il cosiddetto Patto di Londra, con Francia, Inghilterra e Russia. Quando Giolitti si pronunciò per la continuazione delle trattati­ve con l'Austria, trecento deputati gli manifestarono solidarietà, inducendo Salandra a dare le dimissioni, ma la volontà neutralista del Parlamento fu, di fatto, scavalcata: da un lato dalla decisione del re, che respinse le dimissioni di Salandra; dall'altro dalle manifestazioni di piazza, che in quei de­cisivi giorni di maggio, si fecero sempre più imponenti e più minacciose. Il 20 maggio 1915, la Camera approvò la concessione dei pieni poteri al governo, che la sera del 23 maggio dichiarava guerra all'Austria. Il 24 ebbero inizio le operazioni militari.

2.3 – La grande strage (1915-16)

Al momento dell'entrata in guerra, era diffusa in Italia la convinzione che una rapida cam­pagna militare sarebbe bastata per far volgere le sorti del conflitto a favore dell'Intesa, ma queste previsioni fallirono.

Sul confine orientale le forze austro-ungariche si attestarono lungo il corso dell'Isonzo e sulle alture del Carso. Contro queste linee, le truppe comandate dal generale Luigi Cadorna sferrarono, nel corso del 1915, quattro sanguino­se offensive senza riuscire a cogliere alcun successo. Una situazione analoga, si era creata sul fronte francese. In quell'anno gli unici successi furono ottenuti dagli austro-tedeschi: prima contro i russi, poi contro la Serbia che fu invasa. All'inizio del 1916, i tedeschi sferrarono un attacco in forze contro la piazzaforte francese di Verdun. Sul fronte italiano, nel giugno 1916, l'esercito austriaco tentò di penetrare dal Trentino e di spezzare in due lo schieramento nemico, Gli italiani furono colti di sorpresa dall'offensiva, ma riuscirono faticosamente ad arrestarla. Il governo Salandra, fu sostituito da un ministero d’aggregazione nazionale. I russi, nel giugno del ’16, lanciarono una violenta offensiva per recuperare i territori perduti l'anno prima. A seguito dei loro successi, la Romania intervenne a fianco dell'Intesa ma subì la stessa sorte della Serbia lasciando nelle mani dei nemici le sue considerevoli risorse agricole e minerarie.

2.4 – La guerra nelle trincee

Dal punto di vista tecnico, la vera protagonista della guerra fu la trincea, ossia la più semplice e primitiva tra le fortificazioni difensive: un fossato scavato nel terreno per mettere i soldati al riparo dal fuoco nemico. Col passare del tempo le trincee furono allargate, dotate di ripari, protette da reticolati di filo spinato e da «nidi» di mitragliatrici, diventando sempre più difficilmente espugnabili. La vita nelle trincee, monotona e rischiosa al tempo stesso, logorava i combattenti nel morale e nel fisico. I soldati restavano in prima linea senza ricevere il cambio anche per intere settimane e vivevano in condizioni igieniche ripugnanti. Erano esposti al caldo, al freddo e alle intemperie, oltre che ai periodici bombardamenti dell’artiglieria avversaria. Pochi mesi di guerra nelle trincee furono sufficienti a far svanire l'entusiasmo patriottico con cui molti combattenti avevano affrontato il conflitto. Gran parte dei soldati semplici non aveva idee precise sui motivi per cui si combatteva la guerra. Frequenti erano anche i casi di ribellione collettiva che si verificarono un po' dappertutto e che crebbero in numero e intensità col prolungarsi del conflitto, raggiungendo l'apice nel corso del 1917.

2.5 – La nuova tecnologia militare

Il primo conflitto mondiale si caratterizzò per l'applicazione intensiva e sistematica dei nuovi ritrovati della tecnologia alle esigenze della guerra. Del tutto nuova e sconvolgente fu l'introduzione di nuovi mezzi d'offesa micidiali, come le armi chimiche, gas che venivano indirizzati verso le trincee nemiche provocando la morte per soffocamento di chi li respirava. La guerra sollecitò lo sviluppo di settori relativamente giovani, come quello automobilistico, o che stavano movendo i primi passi, come l'aeronautica e la radiofonia. L'impiego sempre più massiccio dei mezzi motorizzati consentì di far affluire rapidamente enormi masse di soldati dalle retrovie al fronte. I primi mezzi corazzati, le autoblindo, erano limitati nel loro impiego dal fatto di potersi muovere solo su strada. Il passo successivo consistette nel sostituire le ruote con i cingoli, che permettevano ai veicoli di attraversare qualsiasi terreno e di essere usati per attaccare e sca­valcare le trincee nemiche. Fra le nuove macchine militari, una sola influì in modo significativo sul corso della guerra: il sottomarino. Furono soprat­tutto i tedeschi a servirsene per attaccare le navi da guerra nemiche, e per affondare le navi mercantili. Nonostante il numero limitato dei mezzi disponibili, la guerra sottomarina si rivelò subito un'arma molto efficace. Essa però sollevava gravi pro­blemi politici e morali e urtava in particolare gli interessi commerciali degli Stati Uniti. Infatti, quando nel l915 un sottomarino tedesco affondò il transatlantico inglese Lusitania, che trasportava anche cittadini americani, le proteste degli Stati Uniti furono co­sì energiche da convincere i tedeschi a sospendere la guerra sottomarina.

2.6 – La svolta del 1917

Nei primi mesi del 1917, uno sciopero generale degli operai di Pietrogrado si trasformò in un'imponente manifestazione politica contro il regime zarista. Quando i soldati chiamati a ristabilire l'ordine rifiutarono di sparare sulla folla e fraternizza­rono coi dimostranti, la sorte della monarchia fu segnata; lo zar abdicò il 15 marzo e pochi giorni dopo fu arrestato con l'intera famiglia reale. Circa un mese dopo, gli Stati Uniti decidevano di entrare in guerra contro la Germania che aveva ripreso la guerra sottomarina.

Il crollo del regime zarista era stato, infatti, il preavviso del disfacimento dell'esercito. Mol­ti soldati-contadini abbandonarono il fronte e tornarono ai loro villaggi per partecipare alla spartizione delle terre dei signori. Da allora la Russia cessò di fornire qualsiasi contributo militare agli alleati. I tedeschi, penetrati in profondità nel territorio de11'ex Impero Zarista, trasferirono forti contingenti di truppe sul fronte occidentale. Per le potenze dell'Intesa, i mesi fra la primavera e l'autunno del '17 furono i più difficili dall'inizio del conflitto.

Alle difficoltà militari si aggiungevano quelle politico-psicologiche. S’intensificarono dappertutto le manifestazioni d’insofferenza popolare contro la guerra, gli scioperi ope­rai. Consapevole del pericolo di disgregazione cui era esposto l'Impero austro-ungarico, il nuovo imperatore Carlo I avviò negoziati segreti in vista di una pa­ce separata. Ma le sue proposte furono respinte dall'Intesa. Il papa Benedetto XV, invitò i governi a por fine all'«inutile strage» e a prendere in considerazione l'ipotesi di una pace senza annessioni, ma non ebbe fortuna. Anche per l'Italia il 1917 fu l'anno più difficile della guerra; fra la popolazione civile si moltiplicavano i segni di malcontento per i disagi causati dall'aumento dei prezzi e dalla mancanza di generi alimentari. Fu in questa situazione che i comandi austro-tedeschi decisero di approfittare della disponibilità di truppe provenienti dal fronte russo per inflig­gere un colpo decisivo all'Italia. Il 24 ottobre 1917, un'armata austriaca, rinforzata da sette divisioni tedesche, attaccò le linee italiane sull'alto Isonzo e le sfondò nei pressi del villaggio di Caporetto. Gli attaccanti avanzarono in profondità nel Friuli, mettendo in crisi lo schieramento avversario: buona parte delle trup­pe italiane, dovettero abbandonare precipitosamente le po­sizioni che tenevano dall'inizio della guerra. Prima di essere rimosso dal comando supremo, il generale Cadorna gettò le colpe della disfatta ai suoi stessi soldati. Intorno al nuovo governo d’aggregazione nazionale, le forze politiche parvero trovare una maggiore concordia.

2.7 – L'ultimo anno di guerra

Nel novembre 1917, i bolscevichi assunsero il potere in Russia. Il governo rivoluzionario, presieduto da Lenin, decise immediatamente di por fine alla guerra e dichiarò la sua disponibilità ad una pace «senza annessioni e senza indennità». Per concludere la pace, la Russia dovette però accettare tutte le durissime condizioni imposte dai tedeschi, che comportavano la perdita di circa un quarto dei territori europei dell'Impero russo. Con la pace Lenin riuscì in ogni modo a salvare il nuovo Stato socialista. Gli Stati dell'Intesa dovettero a loro volta accentuare il carattere ideologico della guerra, presentandola sempre più come una crociata della democrazia contro l’assolutismo. Questa concezione della guerra trovò il suo interprete più autorevole nel presidente americano Woodrow Wilson. Egli invocò l’abolizione della diplomazia segreta, il ripristino della libertà di navigazione, l’abbassamento delle barriere doganali, la riduzione degli armamenti, il presidente americano formulava alcune proposte concrete circa il nuovo assetto europeo: piena reintegrazione del Belgio, della Serbia e della Romania, evacuazione dei territori russi occupati dai tedeschi, restituzione alla Francia dell'Alsazia-Lorena, possibilità di «sviluppo autonomo» per i popoli soggetti all'Impero austro-ungarico e a quello turco, rettifica dei confini italiani secondo le linee indicate dalla nazionalità. Nell’ultimo punto si proponeva infine l'istituzione di un nuovo organismo internazionale, la Società delle Nazioni, per assicurare il mutuo rispetto delle norme di convivenza fra i popoli.

I governanti dell’Intesa non condividevano del tutto il programma wilsoniano, vincolati com'erano al raggiungimento dei rispettivi, obiettivi di guerra. Sul fronte francese, lo stato maggiore tedesco tentò la sua ultima e disperata scommessa impegnando tutte le forze rese disponibili dalla firma della pace con la Russia. In giugno l'esercito di Hindenburg era di nuovo sulla Marna e Parigi era sotto il tiro dei nuovi cannoni tedeschi a lunga gittata. Gli austriaci tentarono di sferrare il colpo decisivo sul fronte italiano attaccando sul Piave, ma furono respinti. Alla fine di luglio le forze dell'Intesa, ormai superiori in uomini e mezzi, passarono al contrattacco.Nella grande battaglia d’Amiens, i tedeschi subirono la prima grave sconfitta sul fronte occidentale. I generali tedeschi capirono di aver perso la guerra: la loro principale preoccupazione divenne quella di lasciare ai politici la responsabilità di un armistizio. Il compito ingrato di aprire le trattative toccò ad un nuovo governo di coalizione democratica formatosi ai primi d’ottobre. Mentre la Germania cercava invano una soluzione di compromesso, i suoi alleati crollavano militarmente o si disgregavano dall'interno. La prima a cedere fu la Bulgaria. Un mese dopo era l'Impero turco a chiedere l’armistizio. Quando gli italiani lanciarono un'offensiva sul fronte del Piave, l’Impero era ormai in piena crisi. Sconfitti sul campo nella battaglia di Vittorio Veneto, gli austriaci il 3 novembre firmarono a Villa Giusti, l’armistizio con l'Italia. 

Intanto in Germania, ai primi di novembre i marinai di Kiel, dov'era concentrato il grosso della flotta tedesca, si sollevarono e diedero vita, assieme agli operai della città, a consigli rivoluzionari ispirati all'esempio russo. Un socialdemocratico, Friedrich Ebert, fu proclamato capo del governo, mentre il Kaiser era costretto a fuggire in Olanda, subito imitato dall'imperatore d'Austria Carlo I. La Germania perdeva così una guerra che più degli altri aveva contribuito a far scoppiare.

La perdeva per fame e per stanchezza, per esaurimento delle forze morali e ma­teriali. Gli Stati dell’Intesa, vincitori grazie all'apporto, tardivo ma decisivo, di una potenza extra­europea, uscivano dal conflitto scossi e provati per l'immane sforzo sostenuto. La guerra, si chiudeva non solo con un tragico bilancio di perdite umane (8 milioni e mezzo di morti), ma anche con un violento ridimensionamento del peso politico del vecchio continente sulla scena internazionale.

2.8 – I trattati di pace e la nuova carta d'Europa

Un compito d’eccezionale difficoltà era quello che attendeva gli statisti im­pegnati nella conferenza della pace del 18 gennaio 1919, che ha come protagonisti Stati Uniti, Francia, Inghilterra. La Francia vuole togliere possibilità di ripresa alla Germania, l’Inghilterra non vuole concorrenza della Germania sui mercati. Gli Stati Uniti svolgono la parte d’arbitro tra le potenze. Il 28 giugno fu firmato il tratto di pace con la Germania, che induceva a ridurre le forze armate e la flotta, alla restituzione dell’Alsazia e della Lorena, il Saar per 15 anni in mano alla Francia, alcune regioni alla Polonia e colonie divise tra Francia e Inghilterra. A settembre si firmò il trattato di pace con l’Austria, che ha indotto alla formazione all’estero della Cecoslovacchia, Jugoslavia e Polonia; in Italia al Trentino e all’Istria. L’Ungheria si divise dall’Austria. Infine fu creata la Società delle Nazioni, con l’intento di mantenere la pace. Questa società subì un duro colpo dagli Stati Uniti, cioè dal paese che avrebbe dovuto costituirne il principale pilastro. Il Senato degli Usa respinse, infatti, l'adesione al nuovo organismo. La Società delle Nazio­ni, finì così, con l'essere diretta quasi esclusivamente da Gran Bretagna e Francia, e non fu in grado di prevenire nessuna delle crisi internazionali che costellarono gli anni fra le due guerre mondiali.


3.0 Gli Stati Uniti D’America

3.1 – Morfologia

Gli Stati Uniti occupano la zona centrale dell’America settentrionale.

Confinano a Nord con il Canada, ad Est con l’Oceano Atlantico, a Sud con il Messico e il Golfo del Messico, ad Ovest con l’Oceano Pacifico. E’ il quarto Paese del mondo per estensione.

All’interno s’innalza il sistema montuoso appalachiano, costituito da una serie di rilievi di modesta altitudine; oltre il fiume Hudson si estendono i monti Adirondack e le catene parallele degli Allegheny e delle Blue Ridge. Fra il sistema appalacchiano e le Montagne Rocciose si allarga la vasta regione delle Pianure Interne. La Regione dei Bacini Interni è chiusa ad ovest da una serie di catene parallele: catena delle Cascate e Sierra Nevada all’interno, catena Costiera lungo la costa.




3.2 – Clima

La sezione settentrionale della costa atlantica ha un clima di tipo marittimo con inverni rigidi, estati calde e piovosità abbondante; a sud di Capo Hatteras si fa sentire la benefica influenza della Corrente del Golfo e la temperatura media s’innalza fino ad assumere caratteristiche subtropicali e, in Florida, tropicali.

Le Montagne Rocciose hanno un clima d’altitudine.

Nei Bacini Interni l’aridità raggiunge valori massimi e la temperatura estiva è elevatissima.

La costa dell’oceano Pacifico ha un clima mite e piovoso a nord, più arido a sud.

 

3.3 – Idrografia

Il principale asse idrografico è costituito dal sistema Mississipi-Missouri, che convoglia anche le acque di affluenti quali il Wisconsin, l’Illinois, l’Ohio, il


Tennessee, il Platte, il Kansas, l’Arkansas ed il Red River.

I fiumi del versante atlantico sono sfruttati per la produzione d’energia elettrica e per la navigazione.

I laghi più estesi sono il Michigan, l’Huron, l’Eire, l’Ontario e il Superiore.

3.4 – Popolazione

La grande maggioranza dell’attuale popolazione è costituita dai discendenti degli immigrati europei affluiti a partire dagli inizi del XVII sec. In questo secolo prevalsero gli immigrati anglosassoni, che, oltre alla lingua, diedero un’impronta caratteristica alla cultura e alla mentalità statunitensi.

La popolazione nera, discendente dagli schiavi importati dall’Africa fin dal secolo scorso, è insediata ancora oggi prevalentemente negli stati del Sud.

La popolazione è insediata in grandi complessi urbani della costa settentrionale atlantica e dei Grandi Laghi; la densità diminuisce nelle Pianure Interne. Ad ovest solo le aree di Los Angeles e di San Francisco sono densamente popolate.

3.5 – Economia

L’economia statunitense è stata a lungo la più sviluppata del mondo. Alla base della sua potenza si trovano innanzitutto l’ambiente e le risorse naturali. La superficie agraria è pari al 45% del territorio nazionale: la metà di essa è destinata alle foraggiere, il rimanente al pascolo.

La grande disponibilità di terreni da e la progressiva riduzione di manodopera, hanno reso indispensabile la meccanizzazione dei lavori agricoli.

Il più importante cereale è il mais, la cui produzione è pari a circa un terzo di quella mondiale; seguono poi l’avena, l’orzo, il segale e il sorgo. Anche la produzione di riso, patate e barbabietole da zucchero è notevole.

Non manca nemmeno il patrimonio forestale, che fa degli USA il massimo produttore mondiale di legname; la pesca è praticata con mezzi modernissimi e dispone di porti attrezzati. Imponenti le risorse minerarie e le fonti energetiche.

Tuttavia il pilastro dell’economia energetica degli USA è il petrolio, la cui produzione pone gli Stati Uniti al secondo posto nel mondo; tutto il paese è percorso da una fitta rete di oleodotti che fanno capo a grandi raffinerie.

Il ruolo industriale degli USA si è ulteriormente ridimensionato di fronte alle nuove potenze orientali e tedesca, ma, ancora oggi, la produzione è pari a oltre un quarto di quella mondiale. Al primo posto si pone il settore automobilistico che, negli ultimi anni, ha raggiunto una media superiore ai nove milioni di autoveicoli.

Dalla metà degli anni ’80 gli USA si sono progressivamente trasformati da principale paese creditore a principale creditore, non riuscendo a contrastare la concorrenza giapponese ed europea; New York e Chicago restano tuttavia punti cruciali del sistema finanziario mondiale.


4.0 Il Marketing

 

4.1 – Concetto di Marketing

Il marketing è il rapporto che un’azienda tiene con il proprio mercato. Tutte le aziende fanno marketing, perché tutte le aziende hanno un mercato in cui si confrontano. Tuttavia, esistono aziende che hanno buoni rapporti con il loro mercato, e quindi svolgono bene le azioni di marketing, e aziende che non hanno buoni rapporti con il loro mercato, perché sono troppo concentrate sulla loro produzione, o semplicemente perché non sanno come muoversi. Fare marketing, cioè occuparsi del mercato, significa compiere nell’ordine le seguenti operazioni:

  1. Prendere in considerazione, prima di tutto, le esigenze del mercato, cioè studiare le esigenze dei potenziali consumatori, vale a dire la domanda;
  2. Considerare se e come l’azienda è in grado di far fronte a questa domanda;
  3. Dar luogo alla produzione;
  4. Compiere tutte le azioni promozionali, pubblicitarie e commerciali necessarie purché il prodotto venga venduto.

Naturalmente, il fatto che l’analisi del rapporto con il mercato parta dall’analisi della domanda non significa che le aziende debbano adattarsi alla domanda esistente. Al contrario, dalla conoscenza dei bisogni dei consumatori, acquisiti attraverso l’analisi della domanda, possono far scaturire offerte di prodotti che facciano leva su quei bisogni e che quindi invogliano all’acquisto.


4.2 – Le Origini

Le prime applicazioni di marketing risalgono al XVII secolo, e furono sperimentate in Giappone. Si narra, infatti, che a quel tempo un mercante di Tokyo divenne famoso perché invece di andare in giro, come gli altri, con le proprie merci, visitava i suoi clienti solo per ascoltarli: ne raccoglieva le richieste e poi faceva in modo di trovare ciò che questi domandavano. Si tratta di un’idea che può sembrare banale, ma che solo agli inizi di questo secolo ha conosciuto un’adeguata elaborazione teorica, questa volta negli Stati Uniti. Bisogna attendere gli anni trenta perché si crei l’American Marketing Society, che sviluppa, nelle università americane, i primi corsi di studio della materia. Solo negli anni sessanta si assiste ad una diffusione di tecniche aziendali orientate al mercato nel mondo occidentale. Ancora oggi l’idea di “produrre ciò che si è in grado di vendere, piuttosto che vendere ciò che si produce”, pur essendo largamente riconosciuta come valida, non trova sempre applicazione pratica, anzi, da molti imprenditori non è ancora stata realmente compresa. Le imprese soffrono ancora molto di “miopia di mercato”, cioè della tendenza a concentrarsi sul prodotto, senza esaminare i bisogni del cliente.

4.3 – Prodotti e Mercati

Gli orientamenti delle imprese nei confronti del mercato possono essere diversi. Kotler individua cinque concetti che possono essere alla base delle tecniche aziendali.

Il concetto di produzione è basato sulla ricerca dell’efficienza produttiva e sulla capacità di distribuire in modo adeguato i prodotti. Vale a dire che prodotti di qualità accettabile, facilmente reperibili a prezzi contenuti, non possono che trovare il favore degli acquirenti.

  1. Il concetto di prodotto si differenzia da quello precedentemente enunciato perché l’attenzione viene fissata sui prodotti oggettivamente di migliore qualità, ipotizzando che il consumatore sia disponibile a pagare per essi prezzi più alti. E’ da questa presunzione che nasce, secondo gli autori più accreditati, la “miopia di marketing”, nel senso che le imprese, concentrando la loro attenzione sul prodotto in sé, non tengono in sufficiente considerazione l’utilità che esso può presentare per il cliente e quindi il suo interesse ad acquistarlo.
  2. Il concetto di vendita si basa sull’osservazione che non è sufficiente produrre beni, o servizi, di buona qualità a prezzi giusti per poterli vendere. Si evidenzia quindi la necessità di adottare politiche di vendita adeguate, con intense azioni promozionali e pubblicitarie.
  3. Il concetto di marketing introduce un elemento non considerato nei punti precedenti: i bisogni dei clienti. Ne consegue la necessità di adeguare la produzione a questi bisogni, e non viceversa.
  4. Il concetto di marketing sociale costituisce lo stadio più evoluto delle tecniche di marketing. Una volta stabilito che sono le aziende che devono adeguare la loro produzione alle esigenze del mercato, e non viceversa, si tratta di evitare una risposta affrettata e di corto respiro, dannosa, nel medio termine, per gli stessi utenti.

I primi tre concetti indicati (il concetto di produzione, il concetto di prodotto e quello di vendita) sono tipici delle aziende che hanno una politica d’orientamento al prodotto, cioè concentrano la loro attenzione e i loro sforzi sul prodotto, ritenendo che il cliente debba adattarsi ad esso. Il quarto e il quinto concetto indicati caratterizzano invece le aziende orientate al mercato.

4.4 – Il Marketing d’Azienda

Si è visto che le politiche aziendali possono essere diverse. In particolare, si sono divise le imprese in due grandi gruppi: quelle con un orientamento prevalente al prodotto e quelle con un orientamento prevalente al mercato. Si può discutere a lungo su quale tipo d’approccio possa essere migliore, sui pregi e i difetti delle diverse concezioni di rapporto con il mercato. Il punto fondamentale è che una politica aziendale deve esistere, che nessun’impresa può vivere alla giornata, senza definire una strategia d’azione. Per far ciò si devono compiere delle scelte, basate sull’esame dell’ambiente in cui l’azienda si colloca e nella considerazione della missione che l’azienda si prefigge.

4.5 – L’Ambiente

Un’azienda orientata al mercato considera prima l’esterno, l’ambiente in cui essa è collocata, e poi, conseguentemente, adegua a quest’ambiente la propria struttura.

L’ambiente è dato dall’insieme dei soggetti e delle forze esterne con cui l’azienda si trova in relazione.

I soggetti con cui l’azienda entra in rapporto, e sui quali è in grado di influire, costituiscono il microambiente, le altre forze, quelle sulle quali l’impresa non può incidere, formano il macroambiente.

Il microambiente è costituito, come si è detto, da tutti i soggetti con cui l’azienda ha rapporti:

I fornitori: sono coloro dai quali l’azienda acquista i beni e i servizi di cui necessita. Influiscono sulle scelte di marketing poiché le condizioni alle quali si possono ottenere le merci e i servizi incidono ovviamente sulla capacità produttiva dell’azienda, sui suoi costi e quindi sulla sua possibilità di porsi in modo concorrenziale sul mercato al quale si rivolge.

Gli intermediari di vendita: sono coloro attraverso i quali avviene la distribuzione del prodotto. Il loro ruolo è fondamentale in ogni settore produttivo. E’ chiaro che il poter contare su una rete efficiente d’intermediari commerciali costituisce un aspetto fondamentale dell’azione di penetrazione di un’azienda sul mercato.

I consulenti: la scelta opportuna d’aziende che assistono l’impresa nella pubblicità, nel marketing, nelle scelte dei mercati e via dicendo, può costituire un elemento fondamentale per il successo di un’azione di marketing.

I clienti: per un’azienda che è orientata al mercato, costituiscono il punto di partenza d’ogni scelta e vanno identificati con precisione.

La concorrenza: va analizzata, secondo Philip Kotler, sotto due aspetti fondamentali. Prima di tutto occorre analizzare la concorrenza di prodotto, per trovare il modo di far apparire la propria merce migliore di quella dei concorrenti. Ma non è sufficiente, va esaminata anche la concorrenza sul piano dei desideri, perché il prodotto che l’azienda fornisce può essere alternativo, per il consumatore, ad altri prodotti d’altri settori produttivi.

Se con il microambiente l’azienda ha rapporti, ed è quindi in grado in qualche modo di condizionarlo, il macroambiente sfugge alle possibilità di controllo dell’azienda e quindi costituisce l’insieme delle condizioni alle quali essa deve adattarsi:

Lo sviluppo demografico: il tasso di natalità, il rapporto fra il numero dei maschi e quello delle femmine, l’età media della popolazione, il suo livello d’istruzione, la sua composizione etnica, sono tutti elementi che devono condizionare i comportamenti delle aziende.

Le aziende non devono perdere le opportunità create dai nuovi mercati; dai mercati degli anziani che si sono ampliati con l’innalzamento dell’età media della popolazione; dai mercati dei giovani per i quali gli operatori turistici devono mostrare un interesse particolare.

La situazione economica: il potere d’acquisto dei potenziali acquirenti, la loro propensione alla spesa, il livello d’inflazione, il livello dei consumi, sono tutti dati con i quali ogni azienda deve fare i conti nel proporre i propri prodotti.

L’ambiente fisico: costituisce un elemento al quale ogni azienda, che vuole mantenere un’immagine positiva, deve fare molta attenzione. Il consumatore si è molto sensibilizzato alla protezione dell’ambiente, e tende a rifiutare i prodotti che appaiono in contrasto con la conservazione delle risorse naturali. Queste considerazioni sono particolarmente importanti per gli operatori turisti che di esse devono tenere sempre conto nel proporre i loro prodotti. Inoltre l’ambiente fisico condiziona le possibilità di produzione e i costi di distribuzione delle merci.

Lo sviluppo tecnologico: porta alla sostituzione di un gran numero di prodotti in tempi sempre più brevi, modificando continuamente le abitudini dei consumatori, imponendo frequenti assetti produttivi alle aziende e costringendole a sempre crescenti spese nella ricerca e nell’aggiornamento.

Le istituzioni politiche: costituiscono condizioni alle quali le aziende si devono adattare. Le imprese devono, infatti, tenere conto dell’opera degli organi di controllo sull’economia, della normativa esistente a protezione dei consumatori, del “pubblico interesse” secondo il concetto più diffuso, e devono adattare i loro progetti produttivi anche alle esigenze burocratiche.

L’ambiente culturale e sociale: è basato su valori e su norme che si modificano molto lentamente, tanto che, nel breve periodo, devono essere ritenuti non modificabili. Per le aziende è importante non solo capire l’ambiente culturale e sociale in cui agiscono, per identificare i bisogni dei consumatori da soddisfare, ma anche cercare di cogliere l’evoluzione degli atteggiamenti mentali e dei comportamenti della popolazione per arrivare tempestivamente ad offrire i prodotti giusti al momento giusto. Non è neppure da escludere la possibilità, in alcuni campi, di incidere, da parte delle aziende, su alcuni valori culturali secondari, cioè di creare mode e abitudini.

4.6 – La Missione

La missione di un’azienda consiste nella determinazione di che cosa essa intende fare, sia nel presente sia nel futuro, dove vuole arrivare, come intende comportarsi.

La definizione della missione comporta la determinazione di almeno tre elementi.

Il settore d’affari nel quale operare: va identificato in chiave di mercato e non di prodotto, nel senso che non si deve semplicemente scegliere il tipo di produzione, ma si deve anche mirare a identificare i bisogni dei clienti. Si deve ricordare che i bisogni dei clienti restano, mentre i prodotti cambiano.

L’identificazione dei clienti e dei loro bisogni: la definizione del settore d’affari come settore di mercato in cui operare, richiede, come conseguenza, che il mercato venga sempre e continuamente analizzato nelle sue evoluzioni, nei suoi continui mutamenti, per non perdere le posizioni acquisite nel proprio settore d’affari.



L’immagine aziendale: ogni impresa deve definire un proprio stile, un proprio modo di mettersi in rapporto con il mercato. Così, si possono avere aziende sempre all’avanguardia, aziende molto tradizionali, aziende che si distinguono per la qualità di tutto ciò che producono, aziende che curano la protezione dell’ambiente in cui operano, ecc.


4.7 – Il Piano di Marketing

Un piano di marketing si sviluppa determinando obiettivi realistici e raggiungibili.

Sulla base degli obiettivi posti, va programmata l’attività da svolgere, la cui scelta viene operata tenendo presenti due parametri fondamentali:

§       l’attrattività del mercato, cioè la valutazione dell’effettiva esistenza di un mercato redditizio, in grado di assorbire i prodotti proposti dall’azienda;

§       la posizione dell’azienda su tale mercato, per valutarne la competitività.

Una volta scelti il settore, o i settori, nei quali l’azienda intende collocarsi, e avendo presenti gli obiettivi quantitativi di produzione che essa si è posta, l’azienda deve verificare le opportunità che le si offrono e i pericoli presenti nei mercati dove intende operare.

In conformità a queste scelte si giunge alla determinazione del marketing mix.

Il marketing mix è la combinazione degli elementi che caratterizzano l’approccio dell’azienda con il mercato, i quali devono costituire una miscela sufficientemente attraente per i potenziali clienti, tale da consentire di conseguire gli obiettivi che l’azienda si è prefissa.

Le variabili che compongono il marketing mix sono, di solito, identificate come “le quattro P”:

§       Prezzo.

§       Prodotto.

§       Punto di vendita (vale a dire distribuzione).

§       Promozione.

Un mix ben riuscito deve armonizzare gli elementi in modo coerente: il prezzo deve essere adeguato al prodotto e così la distribuzione e la promozione.

Gli elementi fin qui considerati determinano il posizionamento, cioè la collocazione dell’azienda sul mercato. Il posizionamento di un’azienda sul mercato dipende inoltre da diversi fattori, tutti ugualmente importanti.

Un’azienda può seguire una delle seguenti strategie di posizionamento:

Leadership di costo: mirare a porsi sul mercato come impresa che cura più che altro i costi, tentando di minimizzarli; tale scelta colloca l’azienda tra quelle più orientate alla produzione che al mercato.

Differenziazione: mirare a coprire un intero settore di mercato attraverso prodotti e programmi di marketing molto differenti; si tratta di una scelta possibile solo da parte d’aziende di grandi dimensioni.

Specializzazione: concentrare la propria produzione all’interno di un ben definito segmento di mercato. Si tratta di una scelta spesso obbligata per le piccole aziende; per quelle grandi può essere un modo per diventare leader e, per certi versi, monopolista, in settori produttivi ben definiti.

L’incertezza nel posizionamento può costituire un grave danno per le aziende, che non sanno come orientare la loro produzione.

Una volta assegnato il ruolo all’azienda, essa dovrà passare alla propria scelta del target, cioè dei clienti ai quali la propria produzione è destinata, e che quindi devono essere colpiti dai messaggi pubblicitari e informativi e invitati all’acquisto dei prodotti.

La necessità di questa scelta nasce dalla considerazione del fatto che, anche all’interno di un singolo mercato, i consumatori hanno i bisogni più diversi ed è, in pratica, impossibile accontentarli tutti.

L’identificazione del target permette anche la scelta degli opportuni canali promozionali e di vendita. Per esempio, il target di un albergo a quattro stelle che si trova nel centro di una città del Nord Italia è la persona che si sposta per affari, quindi un cliente prevalentemente di sesso maschile, di buona cultura, il cui reddito non conta, perché il conto lo paga l’azienda per cui viaggia; quindi, l’albergo userà, come canali pubblicitari, soprattutto le riviste lette dagli uomini d’affari.


5.0 SIGHTSEEING AND EXCURSION TOURS

 

5.1 – Sightseeing Tours

Sightseeing is the visiting of famous or interesting places. The most popular destinations are towns, cities, monuments and nature areas. Sightseeing and excursion tours are usually organized by local tour operators and travel agents. Tours are generally done in air conditioned coaches with large, low windows. Tourists are escorted by local guides who describe the special features of the tour and accompany the group when the coach stops for a visit to a place of interest or for a break.

City sightseeing tours may be morning, afternoon, evening, or full day tours, usually inclusive of lunch. They have a departure point and picking up points at tourist hotels. Brochures of most tours are usually available at hotels and clients can book and pay for them directly there. Sightseeing brochures contain information about the type of tour, departure and arrival points, times, cost, itinerary and description of the highlights of the tour, etc.

City tours are also done in coaches with open observation decks. Visitors tune in to individual multilingual headset commentaries describing the most famous attractions as the coach drives past them. These tours are short and may be of the hop-on and off type, when tourists can get off at fixed stops, visit on their own and board the coach again at the same or at any other stop. Sightseeing tours may also be done on foot. They are called walking tours and generally have a specific theme; they cover a limited area and may be guided by specialists in the field.

Excursion tours, or excursions, depart from a city and their destinations are usually nearby, so that in a day tour the return journey can easily be covered with enough time remaining for local sightseeing, lunch and stops en route.

5.2 – Excursions Tours

A tour may be independent or packaged. An independent tour is one in which the tourist purchases transportation, accommodation and tourists services separately, either making reservations in advance through a travel agent or on route during his/her tour. In contrast, a package air, sea, rail or coach tour, which is usually escorted by a courier, is an arrangement in which all the services are purchased by the tourist at an all-inclussive price. The services normally comprise transport, accommodation, food, the services of a courier and of a holiday representative, transfers and, in some cases, additional services such as guided sightseeings and excursions by coach.

The principal appeal of a tour is related to the attraction of the different destinations included in the programme. We can distinguish between natural and man-made attractions. Man-made attractions include buildings of historical or architectural interest, holiday villages, and theme parks such as Disneyworld in the USA, Euro Disney near Paris or Thorpe Park in England. Obviously, the success of many tourist destinations depends upon the combination of man-made and natural attractions which they have to offer. An escorted tour has an escort or courier, which means that travellers on the tour have someone to organize all the little items as well as to oversee the main parts of the tour: language, changing money, getting around an unfamiliar district.


Conclusioni

Al compimento di questo lavoro è ormai evidente che il mercato turistico è una materia risorse assai complessa, che però aiuta molto l’azienda ad offrire sempre prodotti migliori, analizzando opportunamente la domanda e la concorrenza, per poi commercializzarli attraverso un’opportuna distribuzione e pubblicizzazione.

Per gestire al meglio un’attività turistica, possiamo, quindi, affermare che è indispensabile apprendere come si svolge la comunicazione dell’azienda nei confronti del mercato in cui opera e quindi acquisire le nozioni fondamentali relative alle tecniche di marketing.



LA LETTERATURA

 

Mondadori

Di Sacco, Mangano, Perillo, Serìo, Camisasca

 

MODULI DI STORIA DEL TURISMO

 

Zanichelli

 

Lauro Seriacopi, Daniele Bonato

MANUALE DI TECNICA TURISTICA E AMMINISTRATIVA

 

Hoepli

 

Giorgio Castaldi

LA GESTIONE DELLE IMPRESE TURISTICHE 2

 

Elmond Scuola & Azienda

F. Cammina, P. Matrisciano, G. Vacca

NEW TRAINING FOR TOURISM

 

Pedrini Editore

Graziella Angeletti Mirano, Salvatore Perez

 

TECNICHE DI COMUNICAZIONE E RELAZIONE NEL TURISMO

 

Hoepli

Alberto Zana, Giorgio Castaldi

TURISMO E TERRITORIO

“Italia, Europa, Paesi extraeuropei”

DeAgostini

 

Rossella Kòhler, Sandro Moroni.


 

Scarica gratis Tesina sullo “Studio delle risorse umane, turistiche e territoriali del Novecento”
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