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Cicerone (106 a.c. – 43 a.c.) - la vita, progetto culturale, l’ideale dell’humanitas, “somnium scipionis”




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CICERONE

(106 A.C. – 43 A.C.)

LA VITA

Marco Tullio Cicerone nacque ad Arpino nel 106 A.C. da una ricca famiglia dell’ordine equestre (=borghesia). Questo spiega il suo particolare interesse per la politica e la sua posizione di conservatore in politica e la sua azione a conciliare gli interessi dei cavalieri con quelli dell’aristocrazia e del senato.



Il periodo della sua formazione culturale iniziò a Roma, quando fu preso dalla passione dell’eloquenza : i grandi oratori di quel tempo, quali Antonio, Crasso, Ortensio furono suoi idoli e modelli per le sue azioni. Agli studi di retorica accompagnò quelli di filosofia interessandosi di tutti gli indirizzi  (Stoicismo, Epicureismo, Platone) ed in fine quelli di diritto.

Anche la carriera politica fu intrapresa a Roma dove nel 75 iniziò il cursus honorum con l’elezione a questore. Poi fu inviato a Marsala dove i siculi lo nominarono loro avvocato per la causa che mossero contro Verre, il quale aveva governato la Sicilia in modo crudele e rapace. Per l’occasione scrisse le orazione contro Verre che lo consacrarono principe del foro. Dopo essere stato edile nel 69, fu pretore nel 66 e come tale pronunciò in senato l’orazione a Pompeo nella guerra contro Mitridate. Nel 63 giunse all’apice del carriera politica con la nomina a console.

Nel 60 Pompeo, Crasso e Cesare costituirono il I Triumvirato che segnò un attacco mortale per le istituzioni repubblicane. Ovviamente Cicerone era di ingombro , così fu approvata la legge che prescriveva l’esilio per coloro che avevano fatto condannare a morte persone senza processo; tale legge non pronunciava nomi, ma era implicito il riferimento a Cicerone che aveva condannato Catilina senza tali procedure.

Cicerone fu esiliato in Grecia, ma nel 57 fu richiamato in patria con l’appoggio di Pompeo e dal senato fu decretato la ricostruzione della sua casa e la restituzione dei suoi averi.

Tornato a Roma fu coinvolto nella guerra civile tra Cesare e Pompeo, ma con la vincita di Cesare cadde la repubblica; il suo ideale politico. Così Cicerone si ritirò nella vita privata dal 48 al 44 , ma dopo l’assassinio di Cicerone tornò con coraggio alla vita pubblica, lottando per la restaurazione della Repubblica. Si scagliò in particolare contro Marco Antonio, lanciandogli 14 Filippiche, ma la vedetta di Antonio gli costò la vita, infatti Cicerone nel 43 A.C. fu decapitato dai sicari di Antonio.

 

PROGETTO CULTURALE

A partire dalle sue opere è possibile analizzare il progetto culturale ciceroniano, in particolare le sue opere si possono racchiudere in 3 vasti gruppi: opere retoriche, opere filosofiche ed opere politiche.

Attraverso le opere retoriche Cicerone vuole fissare i canoni compositivi alla base di ogni discorso persuasivo, ma anche alla base di un uomo che possiede virtù morali. Cultura e moralità hanno la stessa importanza .

Questo discorso vale anche per l’uomo politico, da come si può leggere dalle opere politiche. L’intento ciceroniano è di rafforzare il potere della repubblica romana considerata come unico modello in cui si fondano aristocrazia, monarchia e democrazia, le tre forme di governo sostenute dai grandi filosofi, Platone e Aristotele. La repubblica è l’unica forma di governo necessaria anche per non cadere dove degenerano la democrazia, l’aristocrazia, e la monarchia, ossia nella tirannide, nell’oligarchia e nella demagogia. Cicerone sostiene fermamente che l’impegno politico deve essere considerato come un servizio finalizzato al bne della comunità ; con quest’idea nasce quella del premio celeste che spettava a coloro che hanno servito e sono vissuti per la patria .

Nelle opere filosofiche si nota invece come Cicerone non abbia mai aderito ad una vera e propria dottrina filosofica; si potrebbe parlare circa il suo comportamento di Eclettismo Filosofico, cioè filosofia che si compone di più dottrine passate (stoicismo, platonismo, pitagorismo). Sicuramente però cicerone lo dobbiamo collocare contro la dottrina epicurea , contraria all’idea politica.

 

LE OPERE

Le Orazioni

Cicerone compose ben 106 orazioni, ma a noi ne sono pervenute solamente circa 58:

T Pro Sextio Roscio Amenimo: Anche se non fu la sua prima orazione fu quella che lo consacrò al successo. Sfidando il potente Silla , Cicerone difese Sesto Roscio di Ameria , accusato ingiustamente di parridio da un protetto di Silla.

T Orazioni Venerine: Sono le famose Verrine, orazioni contro Verre accusato dai siciliani di averli tartasati con imposte inique. Delle sei orazioni Cicerone pronunciò solo la prima dove vi erano elencate le accuse, Orazio, difensore di Verre, di fronte a tali accuse gettò immediatatmente la spugna e rinunciò alla difesa; preferì il volontario esilio.

T Pro Archia: orazione del 62 in cui Archia, vecchio maestro di poesia di Cicerone, fu accusato di aver usurpato la cittadinanza romana.

TFilippiche: violente orazioni scagliate contro Antonio. Dovevano chiamarsi Antoniane, ma si rifanno al modello di quelle che scrisse Demostene contro, Filippo il Macedone. Cicerone accusava Antonio di traditore della patria, in quanto voleva fare dell’Egitto di Cleopatra il centro dei domini romani. 

 Opere Retoriche

T De Oratore: Fu scritto nel 55 sottoforma di dialogo tra M.Antonio e L.Crasso . Il primo sostenne che oratore si nasce, mentre il secondo che oratore si diventa soprattutto mediante una ricca cultura.

T Orator ad Brutum: Cicerone delinea il modello di oratore ideale

Opere Politiche

In quest’ambito il modello Cicerone fu senz’altro Platone

T De Republica: fu scritta intorno al 54, risente della situazione politica di Roma e della crisi istituzionale a causa del I Triunvirato. E’ composta da 6 libri sottoforma di dialogo. Affronta il tema delle diverse forme di governo, giungendo alla conclusione che il governo ideale è quello romano perché racchiude in se i 3 tipi di forme di governo: la monarchia rappresentata dal consolato, l’aristocrazia dal senato e la democrazia dai comizi.

T De Legibus: scritto intorno al 50, Cicerone affronta il problema dell’origine e del valore delle leggi.

Opere Filosofiche

Cicerone coltivò gli studi filosofici per un duplice motivo, sia per soddisfare una sua passione che per dare all’oratore quella solida cultura che solo la filosofia poteva conferire. Infatti era convinto che senza la filosofia non si potesse costituire il perfetto oratore.



Cicerone non ebbe un pensiero filosofico, quindi fu portato alla ricerca di norme morali e di un’esemplarità di vita, spinto a ciò da finalità educative e di divulgazione.

T De Officiis: fu composto intorno al 44, si tratta di un trattato, non di un dialogo, dedicato al figlio Marco studente di filosofia ad Atene. L’opera è una rielaborazione delle Filippiche: Cicerone cerca di formulare una morale della vita quotidiana che permettesse all’aristocrazia romana di riacquistare il controllo sulla società. L’opera si articola in 3 libri che trattano rispettivamente dell’honestum, dell’utile e del conflitto fra essi.

In gran parte del trattato Cicerone fornisce norme di comportamento da tenere nella vita quotidiana e nell’abituale commercio con gli altri. Con questi precetti Cicerone dà inizio ad una tradizione del GALATEO, ma è da sottolineare che non arrivò mai a divenire un genere letterario.

 

L’IDEALE DELL’HUMANITAS

q      L’ideale dell’Humanitas si fonda sull’uomo, considerato essere superiore delle altre creature viventi grazie al dono della ragione. L’uomo degno di tale nome assoggetta gli istinti naturali, le passioni al dominio della ragione , criterio sommo di comportamento.

q      L’acquisizione tramite lo studio di una vasta cultura enciclopedica è indispensabile per affermare e per conoscere a fondo se stessi e il mondo.

q      Le qualità necessarie ad un individuo per rapportarsi con gli altri suoi simili sono la temperanza, il rispetto e la benevolenza, cioè la voglia di bene nell’altro. In questo quadro rientrano le qualità interiori che rispecchiandosi offrono un ideale esteriore basato sulla cortesia, sull’autocontrollo e sull’equilibrio.

q      Tra i doveri che l’individuo ha nei confronti dello Stato risulta preminente rendersi utile alla comunità.

q      Chi possiede i requisiti necessari per lo Stato deve dedicarsi all’impegno politico, a meno che non ci siano limitazioni circa avvenimenti storici del tempo.

q      Non bisogna rinunciare a gratificazioni esterne, ma non bisogna porle come fine politico.

 

 

 

 

“Somnium Scipionis”

 

Il Somnium Scipionis è la parte finale del De re publica (54-51 A.C.) di Cicerone, un dialogo in sei libri che riguarda le visioni dell’antichità classica circa il governo. Essendo parte di un dialogo politico, il genere letterario del Somnium è sicuramente quello politico o di filosofia politica; il somnium ha inizio con il nono capitolo del sesto libro del De Republica.

I principali protagonisti del dialogo sono Scipione Emiliano e l’amico Gaio Lelio. Il primo è figlio di Lucio Emilio Paolo e nipote adottivo dell’Africano, il secondo invece era stato un’eccellentissimo oratore del tempo. Gli altri personaggi sono membri del cosiddetto circolo degli Scipioni; inoltre vi sono i personaggi più giovani, parenti o amici dei protagonisti.

FONTI FILOSOFICHE E CULTURALI

q      Precisi riferimenti alle opere platoniche: ripresa del dialogo come forma DRAMMATICA; ripresa di alcuni luoghi; ripresa del mito di Er; cfr. il Fedro circa l’immortalità dell’anima; cfr. il Timeo circa la dottrina delle sfere celesti; cfr. il Fedone circa la condanna del suicidio e l0’affermazione della necessità dell’impegno civile e la concezione del corpo come prigione dell’anima.

q      Precisi riferimenti alla filosofia Pitagorica: credenza della via Lattea come sede delle sfere celesti; la teoria degli influssi astrali; teoria dei simboli numerici (numero 7 = numero perfetto); origine celeste dell’anima.

q      Precisi riferimenti alla filosofia Stoica, grazie alla presenza di Panezio nel circolo degli Scipioni: concezione panteistica dell’universo; supremazia dell’impegno politico sulle altre attività; concezione dell’origine ignea (dal fuoco) dell’anima, considerata parte del mondo intero.  

 

STRUTTURA: Cornice narrativa (il colloquio dell’emiliano con Massinissa); il sogno e la fine del sogno.

 




LINGUA ESTILE:  la prima cosa che emerge dalla lettura del somnium è sicuramente una particolare conoscenza stilistica, di cui Cicerone poteva vantarsi, la quale evidenzia differenti situazioni espressive: il tono colloquiale nei dialoghi, lo stile elevato, ad esempio nel caso della profezia di Scipione, l’impegno nel trasporre in latino la terminologia greca, l’adeguare la  lingua della composizione a quella in cui si immagina sia svolto il dialogo (129 A.C.). Queste situazioni fanno dello stile del Somnium uno stile elevato e sublime, che si distingue per la sua grande varietà delle soluzioni formali, per l’altezza pericolosa cui osa innalzarsi. A definire la qualità poetica dell’opera inoltre contribuiscono fatti lessicali e costrutti sintattici dei quali non sempre può essere nota la natura (arcaici, rari o addirittura propri del sermo cotidianus).

 

LE TEMATICHE: 

q      Ai benemeriti della patria spetta una ricompensa celeste T forse è il tema centrale e più profondo dell’opera; Cicerone si rifà ai Pitagorici, secondo i quali, nella Via Lattea, vi era un luogo destinato ai grandi sapienti. Anche Platone aveva riservato ai filosofi una sorte simile, cioè evitando la contaminazione corporea accedono molto più facilmente alla vera terra.

q      Dimensione mistica T Cicerone prende dal Fedone di Platone il concetto di corpo-carcere dell’anima, questo lo porta ad affermare che la vera vita è quella dello spirito, la vita terrena quindi non è altro che una grave pena assegnata da Dio agli uomini: secondo i Pitagorici, per espiare una colpa originaria.

q      Corollario della seconda tematica T se la vera vita è quella celeste, allora tutti i valori terreni diventano secondari? E quindi anche il bene supremo per un cittadino romano, quale l’imperium di Roma? Cicerone non vuole abbattere l’ideale di uomo stato, vuole solamente distogliere l’uomo da una sopravvalutazione dei valori connessi con il potere.


Traduzione:

PRG. 1

Quando arrivai in Africa, come tribuno militare della quarta legione, al servizio del console Manio Maniulio, come sapete, niente mi stette più a cuore di incontrare Masinissa, un re che per buoni motivi era in stretti legami di amicizia con la mia famiglia. Quando giunsi da lui, il vecchio mi abbracciò piangendo e guardò per un po’ il cielo e mi disse: <<Ringrazio, o sommo Sole e voi restanti divinità del cielo, perché prima di allontanarmi da questa vita ho la possibilità di vedere nel mio regno e sotto questo stesso tetto Publio Cornelio Scipione; il cui nome per me è motivo di conforto: infatti mai  dal mio animo è mai svanito il ricordo di quell’uomo ottimo e valorosissimo>>. Quindi io gli chiesi notizie sul suo regno ed egli a me, chiese notizie sulla nostra Repubblica.

PRG. 2

Accolti successivamente dall’ospitalità regale portammo avanti la conversazione  fino a notte fonda, quando l’anziano re non parlava d’altro che di Scipione l’Africano, e non ricordava solo le sue imprese, ma anche i suoi discorsi. Poi, quando ci allontanammo per andare a dormire, un sonno più profondo del solito mi abbracciò a causa della stanchezza sia per il viaggio compiuto sia perché ero rimasto sveglio sino a notte fonda. A questo punto mi si mostrò l’Africano con quella forma che era più nota, più dal suo ritratto che da lui stesso (credo per l’argomento di cui avevamo parlato; avviene infatti di solito che i nostri pensieri producano nel sonno qualcosa di simile a ciò che Ennio scrive a proposito di Omero, intorno al quale evidentemente era solito pensare e parlare da sveglio); appena lo riconobbi provai un brivido, tuttavia egli disse: <<Rassicurati e scaccia ogni timore, Scipione, e quello che ti dirò, tienilo bene a mente. Vedi quella città che , costretta da me ad obbedire al popolo romano, riprende le antiche guerre e non riesce a calmarsi?>>

PRG. 3

Mi stava mostrando Cartagine da un luogo per così dire eccelso, pieno di stelle, luminoso e chiaro << Alla quale tu stesso giungerai per espugnarla da semplice soldato, ma in due anni la distruggerai in qualità di console e avrai quel soprannome procurato da te che finora hai ereditato da me. Quando poi avrai distrutto Cartagine, e avrai celebrato il trionfo e sarai stato censore, e ti sarai recato come ambasciatore in Egitto, in Siria, in Asia e in Grecia, sarai fatto console per la seconda volta pur non essendo presente alle elezioni e porrai termine a una guerra disastrosa, distruggerai Numanzia. Ma quando sarai portato in Campidoglio sul carro trionfale, troverai lo Stato turbato dai piani di mio nipote.

PRG. 4

A questo punto tu, Africano, sarà necessario che dimostri alla patria tutta la luce del tuo coraggio e del tuo ingegno , e anche del tuo senno. Ma di quel momento vedo quella che si potrebbe dire la via del destino. Infatti quando la tua età avrà percorso per otto volte sette giri e rivoluzioni del Sole, e quando questi due numeri, dei quali l’uno e l’altro, per diversi motivi, si considerano perfetti, avranno compiuto con il loro naturale percorso la somma degli anni per te stabilita dal fato, a te solo e al tuo nome si volgerà tutta la città, il senato, tutti i cittadini onesti, tutti gli alleati, tutti i latini rivolgeranno lo sguardo verso di te, tu sarai il solo a cui possa appoggiarsi la salvezza dello Stato, e per non farla troppo lunga, bisogna che tu come dittatore riordini lo Stato, qualora tu riesca a sfuggire alle empie mani dei tuoi parenti >>. A queste parole Lelio gettò un grido e gli altri proruppero in forti lamenti , ma Scipione sorridendo serenamente disse :<< Silenzio! Vi prego non destatemi dal sonno e ancora per poco ascoltate il seguito.

PRG. 5

Ma perché tu, Africano, sia più sollecito a difendere lo Stato, tieni per certo questo: per tutti quelli che hanno salvato, aiutato, accresciuto la patria, ben preciso è stato riservato in cielo un luogo nel quale possano felici godere  di una vita eterna; nulla vi è infatti, di quanto almeno accade sulla Terra, che sia più gradito al Dio supremo che regge tutto il mondo, delle comunità di uomini aggregate dal diritto che sono chiamate Stati; i reggitori e i salvatori di questi, di qui partiti, qui fanno ritorno >>.

PRG. 6

A questo punto io, anche se ero rimasto sconvolto non tanto per la paura della morte, ma delle insidie da parte dei miei, chiesi nondimeno se lui vivesse e così mio padre Paolo e altri che noi consideriamo estinti. Disse: << Anzi al contrario, i vivi sono questi che volarono via dalle catene del corpo come da un carcere; invece quella che voi chiamate vita è morte. Non vedi tuo padre Paolo che viene verso di te ? >>.Non appena lo vidi, per parte mia scoppiai a piangere a dirotto, mentre egli, abbracciandomi e baciandomi, cercava di trattenermi dal piangere.



PRG. 7

Ed io non appena trattenuto il pianto , cominciai ad essere in grado di parlare : << Ti prego padre santissimo ed ottimo , dal momento che questa è la vita, come sento dire dall’Africano, perché indugio sulla Terra? Perché non mi affretto a venire qui da voi? >> Mi rispose:<< Non è così. Infatti, se il Dio a cui appartiene tutto questo spazio celeste che vedi non ti avrà liberato da codesto carcere che è il tuo corpo, l’accesso a questo luogo non ti può essere aperto. Gli uomini i9nfatti, sono stati generati con questa legge , che custodiscano il globo chiamato Terra che vedi posto al centro di questo spazio celeste, e a essi l’anima è stata data da quei fuochi sempiterni che voi chiamate costellazioni e stelle, sferiche e rotonde, animate da menti divine, compiono orbite circolari con mirabile velocità. Perciò tu, Publio, e tutte le persone devote al Dio dovete mantenere l’anima nel carcere del corpo, affinché non sembri che siate venuti meno al dovere umano assegnato dal Dio.

PRG. 8

Così dunque, Scipione, come fece il tuo avo qui presente, come feci io che ti ho dato la vita, coltiva la giustizia e la devozione, la quale, se già è grande nei confronti di genitori e parenti, tanto più deve essere grandissima quando si tratta della patria; una tale vita è una via verso il cielo e verso la comunità  di coloro che hanno già vissuto e, svincolati dal corpo, abitano il luogo che vedi (quel luogo era infatti uno spazio circolare rilucente di splendissimo candore tra le fiamme degli astri), che voi, come avete appreso dai Greci, denominate Via Lattea >>. A me che contemplavo l’universo da quel luogo, tutto il resto sembrava magnifico e degno di meraviglia. Vi erano infatti quelle stelle che mai abbiamo visto di qui e le dimensioni di tutte erano quali non abbiamo mai sospettato; tra queste la più piccola era quella che, ultima dalla parte del cielo e più vicina alla Terra,  brillava di luce non propria. I globi delle stelle, poi, superavano di molto la grandezza della Terra. Anzi, mi sembrò talmente piccola la Terra, che mi vergognavo del nostro dominio, con il quale arriviamo a toccarne, per così dire, un punto.

PRG. 9-12

In questi tre paragrafi vi è la descrizione del sistema planetario, illustrato dall’Africano. L’universo è composto di nove sfere delle quali una sola è veramente celeste, quella più esterna, perché è quella che abbraccia tutte le altre; inoltre ci sono le stelle che ruotano in eterno movimento. Al di sotto dell’universo non vi è nulla che non sia mortale; se non le anime date al genere umano per dono degli Dei; a partire dalla Luna verso l’alto tutte le cose sono eterne.

Gli ultimi due paragrafi parlano dell’ascolto delle sfere celesti, l’Emiliano è l’unico che sente quest’armonia, al contrario gli uomini sulla Terra non possono udire il loro suono armonico.

PRG 12

Pur contemplando con ammirazione tutto questo, tuttavia di tanto in tanto rivolgevo gli occhi a Terra. Allora l’Africano disse : << mi rendo conto che tu continui ancora a fissare lo sguardo sulla sede ove gli uomini hanno dimora; se dunque ti sembra piccola, come è in realtà, ricordati di contemplare sempre queste cose celesti e di non darti pensiero di quelle umane. Tu infatti quale ricorrenza nei discorsi degli uomini quale gloria degna di essere ricercata pensi di poter ottenere?  Tu vedi che si abita sulla Terra entro luoghi angusti e isolati, e che in perfino queste che potremmo dire macchie, che sono i luoghi dove si abita, sono interposti vari deserti, e che gli abitanti della Terra non solo sono così separati che non vi è possibilità di scambi tra gli uni e gli altri, ma che in parte sono posti in posizione obliqua, in parte in posizione traversa e in parte ai vostri antipodi: da queste genti certamente di gloria non potete aspettarvene affatto.

PRG. 13-17

In questi paragrafi viene affrontata la descrizione delle cinque zone in cui è suddivisa la Terra: di queste solo due sono abitabili. Inoltre si parla della gloria umana, ostacolata dai periodici cataclismi. Nell’ultimo paragrafo, il sedicesimo, vi è un confronto tra la durata dell’anno solare e quella del grande anno cosmico.

PRG 17

Di conseguenza, se non avrai la speranza del ritorno in questo luogo nel quale sono poste tutte le aspirazioni per gli uomini grandi ed eletti, quanto vale in fin dei conti codesta gloria umana che può riguardare a stento una parte  esigua di un solo anno? Pertanto, se vorrai elevare lo sguardo e contemplare questa sede ed eterna dimora, non prestare attenzione ai discorsi del volgo e non riporre le tue speranze nei premi umani: bisogna che la virtù di per se stessa ti attragga alla vera dignità con il suo proprio fascino. In quale senso altri parlino di te, se la vedano loro: tuttavia è certo che parleranno; però tutto quel loro discorrere è limitato dalle angustie di queste regioni che vedi e non è mai stato duraturo per nessuno e viene sepolto con la morte degli uomini e con la dimenticanza dei poteri si estingue>>.

PRG. 18

Quando ebbe detto queste cose, risposi: <<Io certamente , o Africano, se è vero che ai benemeriti della patria si apre una sorta di via per entrare nel cielo, benché fin  dalla prima giovinezza, seguendo le orme di mio padre e le tue, non mi sono mai mostrato indegno della vostra dignità ora tuttavia che mi è stato prospettato un premio così grande, mi impegnerò in modo più sollecito>>. Allora egli: <<Tu dunque compi ogni sforzo e tieni presente questo, che tu non sei destinato a morire, ma questo tuo corpo; tu infatti non sei quello che codesto aspetto esteriore manifesta, ma l’essere di ciascuno è la sua anima, non questa figura che si può mostrare con il dito. Sappi dunque che tu sei dio, se è vero che è dio quello che hai vigore, che sente, che ricorda, che prevede, che regge e governa e muove il corpo cui è preposto, come fa il dio supremo con questo mondo; e come lo stesso dio eterno mette in movimento il mondo che per una certa parte è mortale, così l’anima immortale mette in movimento il fragile corpo.

PRG. 19

In questo paragrafo viene enunciato il principio dell’immortalità dell’anima perché è colei che si muove eternamente perché capace di farlo autonomamente senza chiedere aiuto ad altri. Ciò che si muove da se è eterno perché un movimento libero che non ha avuto origine non può neppure avere fine.

PRG. 20

Poiché è dunque evidente che è eterno ciò che si muove da se, chi c’è che possa negare che questa natura è stata attribuita all’anima? E’ infatti privo di anima tutto ciò che è mosso da un impulso esterno; ciò che invece è fornito di anima viene sollecitato da un movimento interno e proprio; infatti questa è la proprietà naturale dell’anima; se questa è la sola tra tutti gli esseri che muova se stessa , per certo non è nata ed è eterna.

PRG. 21

Tu esercitala nelle occupazioni più nobili! Nobili son dunque le sollecitudini per la salvezza della patria e l’anima che viene mossa ed esercitata da quelle più speditamente tornerà a volo in questa sede e dimora; e farà questo più speditamente  se già fin da quando si troverà chiusa nel corpo sarà elevarsi fuori di esso e, contemplando le cose che saranno aldilà, si distaccherà il più possibile dal corpo. E infatti le anime di coloro che si abbandonarono ai piaceri del corpo e che si sono per così dire messi al servizio di questi , e sotto la spinta delle passioni soggette ai piaceri hanno violato i diritti degli dei e degli uomini, una volta sfuggite al corpo, si aggirano intorno alla Terra stessa e non fanno ritorno in questo luogo se non dopo un travaglio di molti secoli>>.

Egli se ne andò, io mi sciolsi dal sonno.

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