Appunti per Scuola e Università
Umanistiche
Appunti e tesine di tutte le materie per gli studenti delle scuole medie riguardanti le materie umanistiche: dall'italiano alla storia riguardanti le materie umanistiche: dall'italiano alla storia 
Scientifiche
Appunti, analisi, compresione per le scuole medie suddivisi per materie scientifiche, per ognuna troverai appunti, dispense, esercitazioni, tesi e riassunti in download.
Tecniche
Gli appunti, le tesine e riassunti di tecnica amministrativa, ingegneria tecnico, costruzione. Tutti gli appunti di AppuntiMania.com gratis!
Appunti
umanistiche
Bambini Comunicazione Comunicazioni Ecologia ambiente Educazione pedagogia
Etica moralita Francese Gioco Grammatica Inglese
Latino Letteratura italiano Personalita Portoghese Risorse umane
Sociologia Spagnolo Storia Tedesco


AppuntiMania.com » Umanistiche » Appunti di Educazione pedagogia » RIASSUNTO “Raccontare la scuola. Studi sulla documentazione' di Maya Antonietti

RIASSUNTO “Raccontare la scuola. Studi sulla documentazione' di Maya Antonietti




Visite: 1484Gradito: [ Grande appunti ]
Leggi anche appunti:

RIASSUNTO “Raccontare la scuola. Studi sulla documentazione' di Maya Antonietti


RIASSUNTO “Raccontare la scuola. Studi sulla documentazione' di Maya Antonietti   Capitolo

Educazione alla tolleranza


EDUCAZIONE ALLA TOLLERANZA 1. LE RADICI DELL'INTOLLERANZA Nella

Il 400 e l’umanesimo


Il 400 e l’umanesimo In aperta polemica con la tradizione medievale, tutta



Scarica gratis RIASSUNTO “Raccontare la scuola. Studi sulla documentazione' di Maya Antonietti

RIASSUNTO “Raccontare la scuola. Studi sulla documentazione' di Maya Antonietti

 

Capitolo 1



Il documento in “senso lato”

Da sempre l’essere umano ha provveduto a lasciare segni di pensieri, eventi, scoperte, attività attraverso linguaggi differenti. I segni lasciati da altri hanno sostenuto e sostengono potenzialmente lo sviluppo delle conoscenze.

Il conservare ciò che si è giudicato e l’esprimere quel che si è conservato attraverso la scrittura, rappresentano due delle arti intellettuali, di cui Bacone riferisce nel “De dignitate et aumentis scientiarum”; il che testimonia l’importanza attribuita anche dal pensiero filosofico alla conservazione del pensiero attraverso la scrittura.

Le modalità di custodia dei materiali sono state attraversate dalle rivoluzioni dei linguaggi e delle tecniche che hanno accompagnato lo sviluppo dell’uomo; dall’oralità alla scrittura sino ai linguaggi multimediali, affiancati dallo sviluppo della stampa, per poi giungere alle nuove tecnologie informatiche.

Se infatti da un lato le nuove tecnologie permettono il recupero del dato, selezionato catalogato e reso accessibile all’interno dei sistemi informativi, dall’altro proprio la riproducibilità dei documenti ne modifica in qualche modo l’identità.

Questa parrebbe essere sottoposta alla personalizzazione democratica del World Wide Web: da un lato gli aspetti relativi alla soggettività e all’oggettività del documento, invitano a trattare con cautela ciò a cui si accede, dall’altro l’oggetto stesso reso manipolabile, cesserebbe di essere un “quid unico” e diviene un elemento ai fini di accumulo e confronto.

Il documento tra “notizia” e ”scelta”

Alcune definizioni di documento

-        nei dizionari : il documento pone in luce la scelta di un soggetto di definire un documento come tale, circoscrivendo lo scopo di tale scelta nella necessità di confermare o validare ipotesi. Documento come materiale di info : considerato e selezionato per il suo contenuto.

-        On-line : significato molto ampio; accento posto nuovamente sulla scelta del soggetto che definisce un documento nel momento in cui lo osserva come tale e ne valuta significato e non il contenuto.

-        Prospettiva archivistica : “documento” è tutta la documentazione di cui si compone un archivio, anche nel caso di lettere informali o private, documenti a stampa, foto ..

-        Prospettiva biblioteconomia : il documento si configura sia come un contenitore informativo, sia come un oggetto fisico facente parte a sua volta di un insieme + vasto e organizzato, caratterizzato da un’individualità e indivisibilità.

Intenzionalità di chi lo produce e di chi lo sceglie

S’intreccia un’idea di documento che verte sul dato informativo che esso contiene e sul trattamento informativo che verrà intrapreso, al di là della funzione originaria assunta dallo stesso e dalla sua qualità intrinseca. Il dato verrà scelto, analizzato, interpretato catalogato e diffuso attraverso criteri propri in un ambito correlato al trattamento dell’info.

Il documento esiste, in quanto esiste una società che lo crea e interroga per il suo contenuto, e gli attribuisce una funzione di custodia di significati, ma allo stesso tempo è tale inquanto portatore di info. Di per sé il documento non è informazione, bensì sono le domande con cui questo viene interrogato che lo rendono tale. L’acquisizione di nuove conoscenze è poi un passaggio ulteriore, che avviene nel momento in cui le info raccolte vengono organizzate, messe in relazione e contestualizzate.

Si propone una distinzione tra tipi di documento differenti; quali tecnico-scientifici, d’impresa e le pubblicazioni, testuali e non, pubblicati e non (es letteratura grigia).

Elemento centrale: concetto di intenzionalità; questa è sia insita nel rapporto tra documento e soggetto che lo sceglie e lo interroga come fonte, sia anche nel rapporto tra segno e soggetto che lo produce, per rappresentarlo e mantenerlo. L’intenzione quindi si palesa sia come interna al documento ed ai suoi significati, sia vincolata alle motivazioni di chi lo crea.

Il “documento” e il “monumento” nella storeografia e nelle scienze umane

I documenti si configurano sia come fonti di dati a supporto della ricerca, sia come testimonianza del percorso metodologico tale che possa essere confermato da altri, ovvero dalla validità.

I documenti, quando fonti, sono intesi come “materiale informativo su un determinato fenomeno che esiste indipendentemente dall’azione del ricercatore”.

Più difficile risulta una distinzione tra documenti segnici e non segnici nel mondo della scuola. Numerosi sembrerebbero essere i documenti segnici prodotti (descrizione di attività, comunicaz informativa tra scuola e famiglia..) . Risulta pertanto utile il suggerimento di Cardano, di considerare la distinzione tra segnici e non segnici non in maniera vincolata alla natura del documento, ma dipendente dal registro.

La rivoluzione documentaria avvenuta nel XX secolo, affiancata alla rivoluzione tecnologica, ha condotto la storia verso nuove prospettive; essa privilegia il dato.

Diventano necessari nuovi archivi, in cui il primo posto è occupato dal corpus, il nastro magnetico.

La documentazione come scienza e arte

Sono le riflessioni di Otlet e Davis che pongono le basi della documentazione moderna, occupandosi della catalogazione e archiviazione dei documenti. Entrambi gli studiosi individuano elementi: il concetto di abstract o un’ archiviazione per temi e soggetti.

Otlet deve essere ricordato inoltre, per la sua idea di Mundaneum e di internazionalizzazione dell’informazione, potendo essere considerato da più parti come il precursore del concetto di rete.

Si può evidenziare la necessità di fornire sostengo alla memoria, anche attraverso documenti grafici. Per Otlet, la documentazione è intesa come il rendere utilizzabili tutte quelle risorse scritte e grafiche della nostra conoscenza, i documenti costituiscono la memoria grafica dell’umanità.

Il metodo documentario consiste secondo Otlet, nel riferirsi a documenti nel quale estrarre fatti e info per l’acquisizione di conoscenza.

Del materiale documentario, si sottolinea che oltre ad essere catalogato dovesse essere reso accessibile agli altri.

Si desidera evidenziare che, il passaggio cruciale da un’idea di documentazione caratterizzata da sue precise funzioni di archiviazione e catalogazione, ad un concetto di documentazione come azione che costruisce e produce nuova conoscenza.

Bisogno estende la definizione di Otlet:

-        il concetto di documento inteso come dato informativo

-        l’idea di un supporto che possa essere di qualsiasi tipo

-        la dimensione scientifica adottata che qui significa l’adozione di procedure rigorose e precise per la selezione, analisi e interpretazione del documento

-        utilizzo di linguaggi specifici, es thesaurus, per catalogare, reperire e accedere ai documenti.

Diviene pertanto utile distinguere il dato dall’informazione.

Il dato è un semplice “dato di fatto”, contenuto in documenti, che diviene informazione quando interrogato; l’informazione pertanto è un processo attraverso il quale i dati sono elaborati e posti in connessione tra loro per essere fruiti.

Capitolo 2

 

3 sguardi sul documento

Concentrandoci sui documenti prodotti dalle scuole o da altri sistemi formativi è possibile rilevare alcuni ambiti di riflessione:

1)     il primo approccio è adottato da chi interroga i documenti e i materiali di documentazione

come fonti per la ricerca es. storeografica.

Tra i pedagogisti, Cambi, pone l’accento su alcuni caratteri specifici della documentazione: 1° il carattere plurale e difficile della documentazione; in quanto abbraccia molte fonti, si lega a documentazioni di altre discipline ed ha bisogno di esse come di una propria risorsa. 2° la dispersione. Cambi inoltre mette in luce “lo statuto di forte problematicità della documentazione in pedagogia”. Se consideriamo il documento per la funzione di fonte, possiamo rilevare come sia il ricercatore stesso a selezionare e trarre info dalle tracce, trasformandole in fonti; la fonte è quindi una costruzione del ricercatore e l’approccio a queste si colloca perciò come base del lavoro di costruzione storeografica.

Cambi rileva 3 urgenze che la documentazione storico-pedagogica richiama a sé:

- il potenziamento di archivi e la costruzione di nuove forme di giacimenti con uno sguardo interdisciplinare

- un censimento di bacini documentari esistenti, fornendo non solo indicazioni bibliografiche, ma anche elementi + rilevanti per la ricerca

- formulazione di una teoria/metateoria della documentazione in pedagogia, come regolatrice del fare ricerca.

Cambi delinea le tipologie delle fonti pedagogiche in 4 macro-aree: teoria (conoscenze filosofiche, scientifiche..) storia (fonti interpretate, fonti da censire), sperimentazione (fonti connesse a laboratori, enti di ricerca) e didattica (luoghi ove si fa didattica, la si pensa e progetta).

 Queste definiscono il contenuto stesso delle fonti.

Gli archivi scolastici rappresentano uno dei bacini al quale attingono le macro-aree “storica”e”didattica”.

2)               secondo approccio è teso alla formalizzazione e fruibilità del dato informativo mediante un processo di analisi, selezione, catalogazione, e interpretazione.

Lo sguardo sul documento cui si fa riferimento è quello in particolare, sulle documentazioni prodotte dai sistemi formativi, rivolto alla fruibilità e diffusione del dato informativo, ad una sua reperibilità e organizzazione all’interno di banche dati e archivi. Fondamentale per chi accede alle banche dati, sarebbe che venisse esplicitato come si sia proceduto a documentare le esperienze che vengono proposte. Ciò richiede che:

-        l’esperienza educativa venga documentata, scritta o raccontata; deve essere il + fedele possibile all’esperienza stessa.

-        Occorre poi che sia noto a che scopo e per quali utenti i documenti sono stati realizzati

-        La formazione di chi si preoccuperà di sintetizzare l’esperienza dovrà essere inevitabilmente di tipo educativo e didattico, per comprendere e tradurre nel modo adeguato l’esperienza documentata.

3)     il terzo approccio riguarda lo sguardo di chi si preoccupa di produrre e dare poi forma

organica ai documenti all’interno del sistema scolastico.

Bassotto, identifica diversi approcci alla documentazione nella scuola da parte degli insegnanti: uno comunicativo, uno ermeneutico ed uno rivolto alla ricerca. L’autore propone una matrice di analisi che distingue 3 tipologie di documenti: prodotti didattici, progetti didattici e ricerche didattiche. Tale classificazione si sviluppa sia in funzione dei diversi modi di documentare (narrazione, riflessione) sia degli scopi assunti dai materiali di documentazione (comunicazione e informazione, scambio professionale, innovazione e sviluppo). In questo tipo di materiale conta la chiarezza e la semplicità dei messaggi per comunicare ed informare destinatari diversi.

Se si valutano le 3 fasi che conducono alla costruzione di un documento (produzione, rielaborazione e restituzione) è possibile distinguere tra una “documentazione in entrata” e la “documentazione in uscita”. È interessante soffermarsi sul caso della lavagna; affinchè se ne mantenga traccia, richiede la registrazione su un supporto fisico diverso (lavagna elettronica).

Il farsi dei documenti pertanto con l’avvento della nuova tecnologia, pare essere + immediato.

Capitolo 3

 



Nel dizionario di pedagogia e scienze dell’educazione la documentazione viene descritta come “l’insieme dei dati, delle descrizioni, delle memorie e di qualsiasi altro mezzo capace di riprodurre un evento, o quant’altro usati allo scopo di renderli noti”.

La definizione di Bertolini mette in luce da un lato; la documentazione come competenza nella pratica degli insegnanti ed educatori, attribuendone il valore di sostenere la riflessione sull’agito, dall’altro sottolinea come la documentazione s’interpreti come un insieme di info che consentono di riprodurre un’esperienza.

Massa propone invece una prospettiva centrata sull’azione del documentare.

Evidenzia 3 grandi forme:

1)     prima forma àgrande narrazione, come ricerca di un senso nella costruzione dell’Io in una prospettiva di individualizzazione ascendente

2)     nell’ epoca moderna; dove si può rilevare un dispositivo di individualizzazione discendente, in questo caso si riferisce al dispositivo dell’osservazione e del colloquio clinico

3)     nell’epoca attuale Massa rileva come il dispositivo di individualizzazione orizzontale sia quello caratterizzante la nostra società

Pertanto, occorrerebbe considerare la documentazione come veri e propri enunciati pedagogici.

Proprio attraverso questa prospettiva, la documentazione può divenire promotrice di alcune tattiche innovative all’interno dell’attività didattica.

Viene posta in rilievo per la professionalità docente, la pratica del documentare in rifermento all’identità; ovvero il rafforzamento del ruolo professionale d’insegnanti, alla memoria; mantenere testimonianza della storia professionale propria e della propria struttura, e alla formazione; pensare alla documentazione come strumento di crescita personale.

Forme speciali di documentazione

Osservare in ambito educativo significa in primis, orientare il proprio sguardo intenzionalmente verso ciò che si decide di indagare.

Che si tratti di osservazioni sistematiche o esperienziali, occorre definire la qualità dell’osservazione; in modo particolare la replicabilità de dati, elemento che garantisce l’affidabilità in qualunque ricerca (anche osservativa).

Per assicurare affidabilità alla ricerca occorre comunicare le misure degli accertamenti effettuati per controllare i problemi di affidabilità e allo stesso tempo “aver stabilito in anticipo una strategia di annotazione che permetta tutti i controlli considerati necessari per l’affidabilità”.

L’osservazione è quindi intrinsecamente vincolata alla documentazione.

Nella scuola italiana, la pratica dell’osservazione è  particolarmente connessa all’inserimento dei bambini/e disabili nella scuola di tutti, in quanto strumento indispensabile della professionalità.

L’azione osservativa è sempre affiancata da un momento di analisi della documentazione empirica.

Se consideriamo l’osservazione come una metodologia di ricerca scientifica, allora la documentazione è al servizio della ricerca osservativa, e dipende da questa, ma viene dopo la scelta del focus osservativo.

Nella pratica di insegnamento i due elementi (documentazione e osservazione) parrebbero sovrapporsi. Essendo gli eventi educativi molteplici e complessi, si potrebbe essere indotti a osservare principalmente ciò che è utile solo alla procedura del documentare, mettendo a rischio l’obbiettività e la completezza dell’osservazione.

È nell’adozione del portfolio che l’azione del documentare assume rilevanza particolare e esplicativa. In Italia è stato introdotto solo nel 2004, definito dalla Northwest Education Association nel 1990 come “collezione significativa dei lavori dello studente” che mostra sforzi, successo e progresso dello studente in una o + aree d’applicazione. Il Portfolio è l’esito di una vera e propria azione documentativa.

Capitolo 4

La documentAzione intesa come azione del documentare, implica sempre uno sguardo che si rivolga:

1)     all’esito del processo, concretizzato nel materiale che viene prodotto

2)     alle fasi che conducono gli insegnanti, educatori e ricercatori, a costruire quello specifico materiale

3)     alle procedure di analisi e classificazione, proprie del documentalista, utili a rendere accessibili quegli stessi materiali ad altri.

Nel linguaggio comune esistono diversi significati tra loro intrecciati di “documentazione”:

1)     documentazione intesa come materiale prodotto

2)     un secondo ha come “focus” il processo stesso di documentazione

3)     consapevolezza e esplicitazione delle scelte di chi documenta in un’ottica di affidabilità

4)     organizzazione dei segni in sistemi organici resi accessibili e diffusi, ovvero in funzione di una moltiplicazione di conoscenza

Se si confronta la prospettiva della documentazione scientifica con l’azione del documentare agita dalle scuole, si può rilevare una differenza riguardo al materiale prodotto.

Un primo elemento di distinzione è la vicinanza o la lontananza anche emotiva dei documenti.

L’insegnante assume come fonti per la costruzione alcuni fatti educativi, documentati o meno. Tali fatti guidano la procedura della documentAzione. L’insegnante è osservatore e registratore di eventi che vive e guida in prima persona.

Diversa è l’azione del documentalista o di chi si muove dentro ai principi della documentazione come “scienza e arte”. Un elemento che contraddistingue l’azione del documentare è la selezione del segno, del contenuto concettuale. Il documentalista si affida a procedure rigorose, condivise dalla comunità e pertanto esplicite; mentre ciò non è una necessità per il lavoro dell’insegnante, nel momento in cui  documenta e costruisce materiali di documentazione.

La documentazione scientifica rimane sullo sfondo come riferimento costante, ma come dimensione diversa da ciò che si può documentare sui fatti educativi.

Altro nodo tra documentalista e insegnate àè la possibilità di accesso ai documenti. Se consideriamo una pubblicazione come un sistema di segni, dovremmo essere in grado di identificare le parti relative alle testimonianze , alle fonti, ai segni specifici, ai contenuti dei documenti su cui è stata effettuata l’analisi; tutti elementi che spesso si mescolano e che non sempre sono rintracciabili nei materiali di documentazione prodotti dalla scuola.

Secondo Le Goff, si possono considerare monumenti le documentazioni prodotte, le testimonianze scelte selezionate e volute di progetti educativi e didattici.

Gli adulti professionisti interpretando e costruendo con i segni dell’azione educativa (con i colori dei bimbi, immagini di eventi..) danno quindi forma a vere e proprie opere, meritevoli di essere messe in mostra. (ottica unicamente commerciale)

L’azione del documentare: scopi e criteri

Molteplici sono le funzioni del documentare individuate da diversi autori:

-        Specchiaà propone una matrice di analisi che distingue tra funzioni relative ad un piano didattico (valutazione, capitalizzazione culturale, continuità), ad uno professionale (ricerca-sviluppo, potenziamento competenze, formazione professionale) e a quello sociale (pubblicità, trasparenza, controllo, rendicontazione).

-        Bernardi, Di Pasquale, Maselli à propongono di intrecciare le diverse funzioni in base ai differenti destinatari, proponendo schemi che tengono conto di entrambi gli aspetti.

La scelta dei criteri da adottare:

-        Benzoni à vengono discussi i criteri di rappresentatività, pertinenza e coerenza; orientati alla costruzione del discorso pedagogico

-         Specchiaà propone criteri correlati all’organizzazione dei dati informativi, quali rappresentatività, significatività personale e sociale, leggibilità, fruibilità contestualizzazione.

Tutti questi criteri paiono essere utilmente correlati al documentare.

La tradizione del documentare nella scuola

La cultura della documentazione in ambienti educativi viene introdotta in Italia con la normativa che sancisce l’obbligo della programmazione didattica (L. 4 AGOSTO 1977 n. 517) per ogni docente, laddove si richiama la scuola ad una + attenta e qualificata documentazione.

Guasti proponeva in quegli anni, una relazione tra programmazione e documentazione :

la documentazione deve essere considerata non solo ad uso interno, ma deve poter essere leggibile e fruibile da chi è coinvolto nel processo educativo.

Negli ultimi decenni il modello relativo alla documentazione si è modificato, e si è giunti ad un arricchimento creativo e personalizzato dei materiali documentativi. ( es. i POF)

La documentazione educativa diviene elemento didattico ed organizzativo prescritto per le Scuole dell’Infanzia nel 1991, con il testo degli Orientamenti per l’attività educativa della scuola materna pubblica.

Viene delineata come elemento metodologico che consente, ai soggetti coinvolti nelle situazioni educative (bimbi, genitori, insegnanti..) di significare appieno la propria esperienza a scuola.

Il progetto educativo, si rende concretamente visibile attraverso un’attenta documentazione.

La dimensione metodologica della documentazione per la Scuola dell’Infanzia, assume una forte valenza anche in ottica di comunicazione tra istituzione e famiglie, che necessitano oltremodo di mantenere saldo il legame e la continuità educativa con le famiglie.

È difficoltoso rilevare l’ adozione della pratica di documentazione  della pratica di documentazione, nelle scuole elementari.

I bisogni educativi speciali e la documentazione

Uno dei primi ambiti educativi entro i quali si è sviluppata l’attenzione per la documentazione ed il documentare è, il Italia, quello relativo ai bambini con bisogni educativi speciali.

Si tratta di un’attenzione verso le fasce dimenticate (tossicodipendenti, disoccupati, disabili, migranti).

Per esempio, i centri di documentazione per l’handicap, nascono per dare risposta a due ordini di problemi: da un lato conoscere, non solo il deficit , ma il singolo soggetto disabile; la sua storia e situazione, ponendolo in relazione anche con le storie di altri soggetti disabili, dall’altro avere a disposizione dei mediatori adeguati. Tali mediatori sono utili al fine di relazionarsi con la disabilità.

Il centro di documentazione per l’integrazione, nella prospettiva di Canevaro deve à saper valorizzare competenze definite grezze (spese in riferimento all’handicap) sia puntare ad una dimensione di confronto ampio attraverso una rete di centri e di risorse e sia, infine, permettere un’esplicitazione e una visibilità a quel sapere sommerso che accompagna la vita di un soggetto disabile.

Riflessione di Canevaro à la centralità del soggetto disabile e la messa in rete di materiali per contribuire a promuovere il confronto sull’azione educativa, e a diffondere un’idea di handicap che si deve fare diversabilità.




L’adozione della documentazione con il bambino disabile, si avvia in Italia negli anni ’70.

Con la L. 104/92 viene introdotto il Piano Educativo Individualizzatoà interventi predisposti per l’alunno in situazione di handicap, in un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all’educazione e all’istruzione.; pensarlo quindi come progetto di vita.

Secondo Ianes à un documento dovrebbe riuscire a tenere assieme sia le specifiche info correlate alla storia e alla conoscenza del singolo bambino/a, sia la progettualità, gli interventi ed i materiali adottati, cos’ come le valutazioni e verifiche. Il PEI in questa prospettiva può essere inteso come indicatore della qualità dell’integrazione.

Un documento che testimonia quindi la progettazione, l’organizzazione, la pianificazione e la valutazione dell’azione didattica.

L’osservare e il documentare i percorsi d’integrazione, i cambiamenti, difficoltà ed errori; ma allo stesso tempo anche i documenti di natura maggiormente istituzionale (le terapie, le certificazioni) appaiono elementi fondamentali a sostegno dell’insegnamento.

La pratica del documentare tra le competenze dell’insegnante

Conferma dell’importanza del documentare per la professione dell’insegnante di sostegno, è stata rilevata attraverso una ricerca sull’autovalutazione delle proprie competenze da parte di un gruppo di 714 insegnanti in servizio iscritti ai corsi speciali universitari, intervistati tramite questionario strutturato.

Tale ricerca intendeva indagare le percezioni de profilo di competenze professionali dell’insegnante curricolare e dell’insegnante di sostegno, nelle scuole dell’infanzia e primaria.

Intento della ricercaà raccogliere info sull’identità dei partecipanti (caratt anagrafiche e personali), sondare esigenze formative (aspettative riguardo al corso, problematiche affrontate nell’esperienza lavorativa pregressa).

Sono state individuate pertanto alcune aree di competenza professionale (con attenzione al ruolo professionale dell’insegnante di sostegno) :

- progettazione educativa e didattica                           - tecnologie dell’istruzione

- dispositivi d’individualizzazione                                  - ricerca

- valutazione, osservazione e documentazione             - capacità di promozione etico-sociale

- motivazione degli alunni                                                   - abilità relazionali e comunicative

- lavoro del’insegnante fuori dall’aula

La raccolta dei giudizi presentata attraverso 36 item, rispetto ai quali gli intervistati dovevano esprimere un giudizio, presentato su scala Likert da 1 a 4.

Due item riguardavano in modo particolare la pratica della documentazione a scuola; altri item inerenti l’area di competenze relative all’osservazione e alla valutazione.

Si intendeva mettere in luce pertanto, la percezione di quanto è centrale, rilevante e posseduta in generale la pratica del documentare a scuola.

I risultati:

1)La documentazione non viene ritenuta molto importante dall’ampio campione di intervistati, né molto centrale nella pratica professionale se rapportata con le altre competenze presentate nel questionario, seppure si configuri come un bisogno formativo

2) è considerata più importante per gli insegnanti di sostengo, che per quelli curriculari, a dimostrazione che la documentazione viene intesa come atto dovuto di raccolta di informazioni cruciali su un bambino/a

3) è considerata più importante nella scuola dell’infanzia, a dimostrazione che la documentazione viene intesa anche come attività gratuita e auto motivata.

I possibili valori educativi della documentAzione

Fatti e  processi educativi possono farsi testimonianza, patrimonio di un mondo articolato che è necessario si riveli nella sua complessità e che venga mostrato per essere condiviso, compreso valorizzato. Allo stesso tempo ciò rafforza la costruzione di un’identità collettiva nella quale riconoscersi e rispecchiarsi.

Pratica democratica e rischi

La documentazione come pratica metodologica nelle scuole dell’infanzia, può essere letta come un’attribuzione di valore alla pratica di costruzione di materiali di documentazione. Introduce nel sistema scolastico l’idea di una responsabilità collettiva rivolta al testimoniare l’educazione.

Ciò permette a chi è affidato a un compito formativo (genitori, famiglie, amministratori..)  di poter essere informato di quel che si svolge nelle scuole e nell’extrascuola, ed esserne coinvolto e partecipe.

Significa attribuire agli insegnanti la responsabilità educativa, sostenendo sia la verifica e la riflessione sul proprio agito, sia la rendicontazione ad altri di quanto fatto.

Rischi à la documentazione rischia infatti costantemente da un lato, di essere vissuta come controllo e burocratizzazione, dall’altro di essere interpretata come “qualcosa che soddisfa prevalentemente il narcisismo degli insegnanti”

L’azione formativa

La documentAzione intesa come “azione, costruzione e ricostruzione” è un atto che si pone dentro alla realtà che intende documentare, contribuendo a significare l’esperienza.

Permette il mantenimento della memoria di quel che è stato svolto, cambiamenti di rotta; può essere uno strumento formativo per il personale:

1)     per i diversi documentatori attraverso pratiche di riflessione, ricostruzione, elaborazione, confronto intra-soggettivo e/o di gruppo

2)     per i diversi fruitori

3)     per chi rappresenta il focus centrale della documentazione (apprendimento per e con i bambini/e )

4)     per altri destinatari (genitori, bambini, insegnanti, territorio)

Capitolo 5

 

Tipologie di materiali di documentazione

Le modalità di documentazione rispondono a modelli differenti dipendenti dal contesto di riferimento, dai diversi enti gestori, nonché dalle specifiche identità di ogni struttura.

Possono essere innanzitutto distinti tra documenti o documentazioni; ovvero materiali prodotti dalla scuola (prodotti da bambini e insegnanti), o materiali frutto di un assemblaggio intenzionale di documenti e dati informativi.  I diversi materiali, rispondono ad intenzionalità diverse e si rivolgono a persone diverse: bambini stessi, famiglie, colleghi, referenti. 

Accanto a materiali di documentazione di natura maggiormente certificativa o a quelli di tipo organizzativo troviamo due ampie categorie di materiali:

alcuni raccontano la quotidianità della vita scolastica, altri sono materiali che testimoniano specifici progetti educativi e didattici.

Le attività della quotidianità vengono documentate attraverso materiali come i diari delle attività giornaliere, o i pannelli a sfoglio che espongono gli eventi significativi di una settimana o di un mese o piccole pubblicazioni/album fotografici che rendono evidente un percorso del singolo bambino. Tali materiali svolgono la funzione di socializzazione delle info riguardanti la vita del bambino.

Le istituzioni scolastiche per la prima infanzia lavorano spesso per “progetti educativi” ossia attività sistematiche continuate e collegate tra loro secondo un’intenzione comune.

La progettazione, definita all’inizio dell’anno, diviene un propulsore attivo delle scuole; ne definisce i contenuti e le metodologie oltre che strumenti e modalità di documentazione.

Il Progetto Educativo si può considerare come una testimonianza delle intenzionalità pedagogiche delle insegnanti.  Tali progetti sono soprattutto per i Servizi Educativi, oggetto di attenta documentazione sia in etinere che per mezzo di una documentazione ex post.

La prima significaà raccolta mirata, elaborazione e diffusione di materiale documentato durante il corso dell’anno.

La documentazione dei progetti trova visibilità in diverse forme: sintesi della progettazione delle insegnanti, compendi di documenti, (consegnati in itinere o alla fine dell’anno ai genitori) pannelli d’immagini o testi.

Documentare i progetti: indagine sulla scuola dell’infanzia

Esiti di una ricerca esplorativa volta alla costruzione di una banca dati di esperienze educative e didattiche per la provincia di Modena e Reggio Emilia.

Sono stati intervistati 66 insegnanti, le risposte date durante l’intervista e raccolte con carta e penna sono state poi analizzate adottando la metodologia dell’analisi del contenuto.

È stato possibile distinguere da un lato quei documenti (1) che la scuola produce relativamente ad un progetto (disegni, foto..) e dall’altro le documentazioni(2) che sono esito invece di azioni di confezionamento da parte dei docenti.

1) questi si possono raggruppare in:

- immagini ; delle attività svolte dai bambini o dei bambini stessi

- conversazioni e dialoghi ; stralci di conversazioni dei bimbi, o trascritte a carta e matita

- prodotti; disegni, costruzioni

- testi scritti; da insegnanti e/o pedagogisti che intendono spiegare come si è sviluppato il progetto

2) raggruppabili in:

- pubblicazioni a stampa; consegnate a fine anno scolastico, che raccontano il progetto attraverso gesti, foto e conversazioni, e quelle che si soffermano su un solo bambino

- sequenza scelta di diapositive o fotografie ; inerenti al progetto definite “microstorie” che possono riguardare il singolo bambino o l’intero gruppo

- pannelli

- prodotti audio-visivi

- sintesi della progettazione degli insegnanti

- diario quotidiano

Si possono notare diverse modalità stilistiche attraverso cui si documenta “il fare a scuola”:

- utilizzo sia di sequenze cronologiche degli eventi

- l’interpretazione di ciò che è accaduto diviene il focus principale del discorso

Nei materiali analizzati raramente, poi compare la verifica delle attività

Infine i criteri che vengono adottati per costruire la documentazione:

1)     chiarezza e comprensibilità del materiale che si realizza; perché sia chiaro ai bambini affinchè lo possa spiegare ai genitori, ogni bambino racconta la storia che ha vissuto; la documentazione deve essere narrazione chiara, con senso logico, le immagini coerenti sono linee guida; deve esserci un senso; i progetti (ovvero la documentazione) devono essere visibili e comprensibili per i bambini.

2)     I destinatari: alla portata delle famiglie; leggibile anche per un non addetto ai lavori; il progetto viene documentato ai genitori, se ci sono parti per addetti ai lavori vengono tolte; a monte si deve decidere per chi documentare

La scelta dei destinatari pare essere un criterio importante di cui le insegnanti si dotano, accanto ad una attenzione costante alla chiarezza. Alcuni insegnanti fanno riferimento alla potenziale utilità che i diversi materiali di documentazione possono assolvere.

 Inoltre, in alcuni casi  viene dichiarata la prassi di accompagnare con momenti di incontro e di discussione la consegna del materiale di documentazione.

3)     strategie adottate per la scelta dell’oggetto del documentare: sembra occorra avere in mente ciò che si vuole raccontare, pianificare la raccolta dei materiali in funzione di questo, e che da ciò derivino strumenti adeguati per la raccolta dei dati e il tipo di materiale che si decide di produrre, all’interpretazione dei dati raccolti come momento di condivisone tra le persone coinvolte evidenziando un valore aggiunto al processo di documentazione. Un ulteriore elemento, è il ruolo attribuito alle immaginià considerate come fonti su cui basare le proprie affermazioni



4)     significatività: immagini significative o metaforiche raccolte avendo come obiettivo quello di dare corpo ad un discorso

Alcuni nodi della pratica del documentare nella scuola dell’infanzia

Alcuni aspetti ritenuti centrali nella scuola dell’infanzia con l’intento di accompagnare la riflessione di insegnanti ed educatori

Aspetti organizzativi:

Chi documenta a scuolaà tutta l’equipe o un insegnante referente. Nel primo caso la documentazione come esito di un processo allargato e condiviso, promuove un effettivo rapporto tra ciò che si fa a scuola e l’abitudine a testimoniarlo. Nel secondo caso, designare la pratica di documentazione come un compito speciale di una figura referente.

Momenti dedicati alla documentazioneà l’organizzazione dei tempi di lavoro dipende sicuramente dalla tipologia di ogni struttura indagata.

I tempià ci sono scuole che si preoccupano di documentare mentre il progetto di sviluppa, mentre altre costruiscono la documentazione a ritroso cioè ricostruendo il percorso realizzato.

L’archiviazione e custodiaà prima della comparsa di strumenti tecnologici la pratica di conservazione di documentazione era rara.

La pratica del documentare deve quindi essere considerata come risorsa; solo in tal senso assume un ruolo che va al di là del mero atto burocratico.

La funzione dell’immagine

La scelta delle immagini da inserire all’interno di un materiale può avvenire per diverse ragioni:

-        metaforiche à permettono di evocare, suggerire, rimandare al lettore particolari significati

-        esposizione à i genitori apprezzano poter vedere il proprio figlio intento in un’attività.

Se alle documentazioni si vuole dare un senso educativo occorre connettere le immagini al significato che si vuole documentare intende attribuire loro, inserendole quindi in un contesto.

Quando si sceglie un’immagine si deve:

- pensare a ciò che si vuole raccontare

- attraverso didascalie occorre spiegare il contesto di riferimento se all’immagine si vuole attribuire una funzione che vada oltre alla semplice suggestione, altrimenti molte delle informazioni restano implicite

- destinatari diversi possono formulare interrogativi differenti, ed è per questo che come insegnante dovrei chiedermi quali elementi sono racchiusi in una immagine, quali sono raccontabili, quali utili ai possibili destinatati, e quali invece desidero siano inseriti e perché

- a seconda degli scopi per cui si documenta verranno fornite alcune info piuttosto che altre

Gli insegnanti devono preoccuparsi di dare spazio a tutti.

 

Capitolo 6

 

3 ampi scopi per cui le insegnanti documentanoàmostrare, socializzare, far capire

Progetto: “Metamorfosi naturali, il corpo come strumento di conoscenza”

Tale progetto è stato realizzato in una sezione dei piccoli nella scuola dell’infanzia “Il Frassino” di Albinea, per la durata di un anno scolastico e le cui aree tematiche prevalenti sono quelle inerenti all’espressione corporea e gli ambienti ed elementi naturali.

Cogliamo nella lettura del progetto alcuni elementi centrali: l’incontro con i materiali naturali assieme ad una loro elaborazione in forma espressiva da parte dei bambini, e una presenza attiva di altre figure adulte come la famiglie ed esperti.

Tra i documenti prodotti troviamo una pubblicazione che si articola in 4 parti: ad ognuna è associato un colore diverso e le sezioni sono distinte attraverso un richiamo del titolo e del colore corrispondente a fondo pagina. Una prima parte è definita “pensieri progettuali” in colore rosa, una seconda chiamata “alfabeti materici” in giallo, una terza “corpo in dialogo” in celeste, ed infine una verde “giocare con il corpo”.

La sezione “pensieri progettuali” non esplicita passaggi metodologici del progetto (tempi, modi) bensì presenta alcune delle motivazioni sottostanti al progetto, e alcuni esiti delle attività seppur non completi di quei riferimenti che possono invece permettere di contestualizzare più precisamente il discorso.

Siamo colpiti dalle immagini, dai colori, dalle frasi che evocano l’esperienza del contatto con la natura, in parte mediata e rievocata attraverso gli occhi dei bambini, in parte stimolando noi adulti a viverla. Per capire a fondo alcuni passaggi del materiale di documentazione,dobbiamo però essere persone interne al mondo della scuola.

Si presentano esperienze sull’incontro tra i bambini  e natura, mondo ricco di particolari e stimoli per i piccoli, ma anche per gli adulti. Difficilmente però possiamo dire che queste pagine assolvono la funzione di socializzare un’esperienza o di farla capire, mancando appunto di una serie di informazioni.

La seconda parte “alfabeti metrici” fa riferimento alle osservazioni di differenti strategie conoscitive dei bambini nell’esplorazione del mondo circostante, dopo aver condiviso le loro interpretazioni in assemblea.

Successivamente si è giunti alla manipolazione della creta, materiale particolarmente duttile e plasmabile, che oltre a sostenere la tridimensionalità, provoca molteplici sensazioni e ricerche.

L’esperienza nata da questo materiale vuole essere una sintesi delle scoperte, ricerche, emozioni, relazioni, entusiasmi ma anche soste e fatiche ed energie dei tanti vissuti dei bambini durante l’incontro con la creta.

Ogni esperienza è sintetizzata attraverso alcuni elementi chiave, esemplificando da fotografie di azioni, riproduzioni dei disegni dei bambini e da loro frasi che rafforzano ciò che viene narrato con le immagini.

Il testo che introduce ogni singola esperienza è breve e conciso, probabilmente redatto dalle insegnanti.

Progetto “come costruire un libro di storie…c’era una volta”

Realizzato nella scuola dell’infanzia “P.Varini” di Cadelbosco di Sopra (RE), in una sezione mista che include sia bambini della sezione medi che della sezione dei grandi (4-5 anni).

I temi prevalenti del progetto sono quelli inerenti alla narrazione e all’espressività grafico-pittorica.

Si è cercato di stimolare nei bambini l’amore per la lettura e la narrazione partendo da storie raccontate, disegnate e rappresentate da loro stessi.

Le attività sono state realizzate sia a piccolo che a grande gruppo, in biblioteca, con il coinvolgimento della bibliotecaria, e nell’atelier della scuola. I materiali prevalenti adottati sono stati: acquerelli e la carta per la realizzazione dei personaggi di ogni favola inventata a piccolo gruppo.

L’elemento centrale può essere rintracciato dall’intento di rendere i bambini partecipi nella costruzione delle favole, attivando probabilmente la loro curiosità e la loro attenzione.

I materiali prodotti consistono in due pubblicazioni:

(1)“Come costruire un libro di storie”àè una documentazione cartacea sul percorso consegnata ai genitori alla fine dell’anno

(2)“C’era una volta”à contiene 6 narrazioni-favole illustrate e narrate dai bambini, divenuto poi un libro consegnato a tutte le famiglie.

 1) si compone di 15 pagine: una prima pagina intitolata “introduzione”, dove viene dichiarato almeno in due occasioni l’alto coinvolgimento di tutti i bambini nel progetto, e come ulteriore esito la relazione interpersonale che si è attivata tra loro. Le sei pagine successive presentano ognuna una storia con il relativo titolo. Le ultime sei pagine si riferiscono invece a momenti in cui i bambini disegnano, incollano, creano sagome. Sin qui si ha l’impressione che il materiale abbia svolto la funzione di socializzazione dell’esperienza, seppure questo sia avvenuto senza l’uso delle immagini.

Potrebbero essere utili le osservazioni delle insegnanti su ciò che è accaduto nei diversi gruppi, le riflessioni delle insegnanti stesse in merito alla propria progettazione, scelte intraprese ed eventuali ricadute.

La didascalia in fondo alla pagina ci dice poi della scelta di voler raccogliere, al termine delle rappresentazioni, tutte le narrazioni in un libro e quindi ci rinvia al materiale di documentazione “c’era una volta”

Prendendo in considerazione i 3 ampi scopi ovvero mostrare, socializzare e il far capire;

si vuole puntare l’attenzione su alcuni elementi che emergono dalla lettura dei materiali:

-        il valore esteticoà il prodotto realizzato sicuramente gradevole per i bambini  stessi e per gli adulti

-        valore formativoà i genitori possono “farsi un’idea” attraverso descrizioni sintetiche sullo svolgimento del progetto, e i bambini possono “ritrovare momenti di vita vissuta”

-        rapporto tra pubblicazione e progettoà render conto dei passaggi, di giustificare né ricostruire fedelmente, meno che mai di valutare. Il questo senso quindi l’utilità professionale della documentazione non è legata al rapporto di fedeltà tra processo realizzato e testo delle documentazioni prodotto.

-        Funzionià si sono avuti squarci illuminati su alcuni aspetti selezionati dalle insegnanti (nel primo caso), o si è stati guidati in modo essenziale nelle fasi del percorso (nel secondo caso) ma come destinatari curiosi si ritiene di non essere riusciti a comprendere appieno il senso di quanto esperito dai bambini e quanto progettato dagli insegnanti.

Scarica gratis RIASSUNTO “Raccontare la scuola. Studi sulla documentazione' di Maya Antonietti
Appunti su: documento come monumento maja antonietti, raccontare la scuola antonietti, raccontare la storia pedagogia,







Accedi al tuo account
Scarica 100% gratis e Invia appunti, tesine, riassunti

Registrati ora Password dimenticata?
  • Appunti superiori
  • In questa sezione troverai sunti esame, dispense, appunti universitari, esercitazioni e tesi, suddivisi per le principali facoltà.
  • Università
  • Appunti, dispense, esercitazioni, riassunti direttamente dalla tua aula Universitaria
  • all'Informatica
  • Introduzione all'Informatica, Information and Comunication Tecnology, componenti del computer, software, hardware ...

Appunti Poesia Poesia
    Tesine Logica Logica
      Lezioni Giornalismo stampa Giornalismo stampa