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Introduzione allo studio della pedagogia




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Introduzione allo studio della pedagogia

Il termine pedagogia nei riferimenti che include: pais = bambino e agon = guidare, indica la guida o conduzione del fanciullo, in sostanza l’educazione.



Precisando ulteriormente l’oggetto proprio della pedagogia: è l’educazione cioè la formazione dello sviluppo umano di una persona. Se alle origini la pedagogia si occupava esclusivamente della guida del fanciullo, ora le sue competenze si sono molto estese: essa si occupa non solo dei rapporti tra educatori e educandi, ma anche dei rapporti che si realizzano nei gruppi sociali.

Inoltre, a partire dagli anni ’80, la pedagogia è stata attraversata da un fascio di nuove emergenze, di nuove esigenze, di nuovi soggetti, dei processi formativi e culturali.

Tre in particolare sono stati i fenomeni rilevanti di cui ha cominciato ad occuparsi: il fenomeno dell’emancipazione femminile, l’emergenza del problema ecologico, il terzo è connesso invece alla crescita delle etnie presenti nei Paesi sviluppati e ai problemi culturali che tale presenza solleva.

Ad essi andrebbe poi aggiunto il problema della terza età esploso in questi anni come problema sociale e pedagogico.

I movimenti femminili iniziati già nel 1800, tesi al riscatto sociale e all’affermazione politica delle donne, reclamando voto, istruzione, tutele sociali per il lavoro femminile e la maternità, hanno rimesso in dubbio il modello tradizionale di formazione individuato come sessista: connesso cioè al solo modello maschile e contrassegnato dai tipici pregiudizi del maschilismo, dal dominio alla violenza, dal razionalismo astratto e formale.

In un primo momento le donne hanno chiesto pari opportunità e emancipazione sociale, poi intorno agli anni 80 si è rivendicata la priorità educativa del genere e il suo carattere di differenza.

Si è impostata così la pedagogia della differenza che si è proposta di affermare i valori, i principi, gli ideali dell’universo femminile operando in tal modo una radicale trasformazione nella filosofia dell’educazione: aprendola  ai valori femminili, pensandola per le donne, da parte di donne.

Comunque sia, attraverso al logica della parità o della differenza, un nuovo tema e un nuovo soggetto si sono imposti alla pedagogia contemporanea.

Anche l’ecologia ha lasciato un segno profondo nella riflessione pedagogica esaltando un rapporto soft fra uomo e ambiente e i caratteri che lo favoriscono: il rispetto, la comprensione, lo scambio non violento.

La pedagogia ha recepito in particolare la nozione di ambiente visto non come semplice habitat da percorrere, usare, sfruttare ma come nicchia ecologica da rispettare e preservare.

Ci sono poi gli enormi sommovimenti di popoli, le migrazioni, gli stanziamenti, le fusioni con altri popoli che caratterizzano l’età contemporanea.

Sono i problemi della multiculturalità che si stanno imponendo come emergenza drammatica. La pedagogia deve attrezzarsi a comprendere la culture altrui, deve elaborare vie di comunicazione e di scambio tra queste culture, deve allenare al dialogo e alla tolleranza.

Bisogna educare alla diversità: le diversità culturali vanno considerate occasione di maturazione e di arricchimento per tutto il corpo sociale, inoltre il confronto con altre culture consente anche una riflessione sulla propria cultura che ne rafforza la consapevolezza.

Si parla di integrazione e interazione, integrazione vuol dire assimilazione dello straniero alla cultura del Paese che lo accoglie, interazione nel rapporto di confronto e di scambio, di conoscenza reciproca.

Abbiamo poi un’altra emergenza non meno drammatica: l’incremento della terza età che accanto ai problemi economici e sociali fa crescere anche quelli educativi e pedagogici. Si tratta di riqualificare la vecchiaia, di darle un senso assai diverso da quello che aveva nelle società tradizionali e industriali, di affermarla come età vitale e attiva, di stimolarne interessi e impegni, di ricollocarla a pieno titolo nella vita sociale. Questo implica la predisposizione di percorsi educativi: di apprendimento tipo università libere, di scambio sociale in centri di quartiere o altro, di ricreazione (gioco, spettacolo, viaggi) come pure implica uno studio sociologico, psicologico e pedagogico della terza età.

 

 

Dalla pedagogia alle scienze dell’educazione

In passato la pedagogia non era un sapere autonomo ma era strettamente collegata alla filosofia, era una sorta di filosofia applicata.

La pedagogia come scienza autonoma nasce nella seconda metà dell’800 all’interno della cultura positivistica. Nel 900 inoltre si sviluppa enormemente la pedagogia sperimentale: si attua un’indagine scientifica sul bambino (Piaget e Freud) e sull’apprendimento (Piaget) e via via la ricerca scientifica si configura come il nuovo asse su cui ruota la pedagogia.

Nella seconda metà del 900 si passa da pedagogia a scienze dell’educazione, da un sapere unitario e chiuso a un sapere plurale e aperto.

Oggi vista la complessità dei fenomeni educativi si parla di scienze dell’educazione: si tratta cioè di saperi specializzati e autonomamente costituiti, ognuno dei quali affronta e studia il fenomeno educativo dal suo particolare punto di vista.

III anno

2° modulo

Natura e finalità del processo educativo

L’educazione ha come compito la formazione dell’uomo, la definizione dei principi, dei valori, degli stili di vita, dei linguaggi e delle conoscenze che l’uomo deve far propri. A seconda di come era concepito e inteso l’uomo, ma anche dei cambiamenti della società, cambiavano finalità e concezioni educative, contenuti e mezzi per realizzare gli obiettivi.



L’educazione è un processo tipicamente umano, un’attività che è esclusiva dell’uomo. Il segreto della nostra specie è innanzitutto quello di imparare. Capacità d’imparare significa fare proprio un patrimonio di conoscenze e esperienze, senza questa capacità non vi sarebbe la storia dell’uomo, perché non si sarebbe fatto tesoro di ciò che le generazioni vivevano, imparavano, comprendevano.

Oltre a ciò, proprio dell’uomo è l’insegnamento. Solo gli uomini oltre ad apprendere, sono in grado di insegnare e così sono stati capaci di creare e di conservare cultura, di costruire e vivere in una società organizzata, di diventare esseri storici. Dunque è il nesso apprendimento-insegnamento quello che contraddistingue l’uomo e garantisce la sopravvivenza sua e della sua cultura.

Si pone come essenziale e tipicamente umano un circolo fare – sapere – insegnare – imparare.

La conservazione e la diffusione della cultura scritta è stato attribuito alla scuola. Una parte considerevole dei problemi educativi, specificamente quelli dell’insegnamento e dell’apprendimento, si è prospettata nel suo ambito soprattutto come istruzione, mentre l’educazione è rimasta compito soprattutto delle famiglie e della società civile, anche se non si è mai avuta una separazione radicale e totale tra l’una e l’altra, poiché nella scuola si sono anche trasmessi valori e comportamenti e le famiglie e la società sono stati anche luogo di trasmissione di conoscenze.

Alcuni pedagogisti anche oggi sostengono la necessità di coniugare assieme istruzione e educazione.

L’educazione è comunicazione informativa e persuasiva.

  • comunicazione informativa: comunicazione di competenze
  • comunicazione persuasiva: si trasmettono modelli di comportamento e valori

Gli uomini dispongono di sistemi organizzati di segni, cioè di linguaggi. Tra tutti i linguaggi la lingua è la forma più economica ed efficace di comunicazione. Il linguaggio è anche il mezzo principale di comunicazione tra esseri umani. La socialità è lo sfondo di ogni processo educativo che si configura come relazione interpersonale tra chi insegna e chi apprende.

I due poli del processo educativo si configurano come quelli del soggetto educabile e del soggetto educando: il bambino considerato e conosciuto nella sua immediatezza e spontaneità e l’uomo “come deve essere”.

Gli uomini si sono dotati di finalità da raggiungere che attengono l’uomo nella sua totalità, le mete fondamentali del suo sviluppo. Due sono le prospettive che si confrontano sulle finalità: la prima insiste sulla dimensione essenzialmente individuale dell’educazione, la seconda su quella sociale.

La prima ha insistito su una posizione di innatismo e di maturazionismo per le quali nel soggetto vi è già tutto in germe che si svilupperà in modo naturale e determinato. Lo scopo è quello di favorire lo sviluppo. La seconda ha dato forte rilievo all’importanza dell’ambiente. Gli uomini sono educati dall’ambiente. Non c’è innatismo, ma tutto il comportamento culturale si apprende e quindi grande importanza viene data all’organizzazione dell’apprendimento, alla scuola.

Fondamentale nel processo educativo è l’elaborazione dei metodi, cioè dei modi con i quali passare dall’”educabile” all’”educando”. Le metodologie consistono in quell’ordine e quelle procedure con i quali si affrontano i problemi uno dopo l’altro e dipendono dalle variabili in gioco: punto di partenza, punto di arrivo e mezzi a disposizione.

Fondamentale per la funzionalità e l’efficacia dei metodi è la loro flessibilità, cioè la capacità di adattarsi di volta in volta alle caratteristiche della situazione educativa e, in particolare, al livello di sviluppo psicologico del soggetto che apprende e ai vari aspetti della personalità.

La dimensione storica del processo educativo è essenziale ed insostituibile per la sopravvivenza di ogni società, poiché consente la trasmissione della cultura da una generazione all’altra. All’educazione è essenziale il collegamento con la società. Il compito dell’educazione è quindi non solo quello di conservare e trasmettere la cultura ma quello di correggerla, integrarla e innovarla.

Per la scuola elementare l’educazione ha come finalità la formazione dell’uomo e del cittadino e come compito la prima alfabetizzazione culturale.

Oggi rincorriamo una crescita inarrestabile di conoscenze, è decisivo perciò imparare ad imparare. In questo ambito l’autonomia è una via importante per realizzare la qualità dell’istruzione.

 

IL PROCESSO EDUCATIVO

L’educazione ha come compito la formazione globale dell’uomo attraverso la trasmissione dei valori socialmente condivisi, degli stili di vita, dei modelli di comportamento, dei linguaggi e delle conoscenze, ma anche il compito di abituare il soggetto al pensiero critico.

Il fine ultimo è dare quel bagaglio di conoscenze, competenze, capacità pratiche e di pensiero volte a trasformare quell’essere dipendente in tutto e per tutto dai genitori che è il bambino in una persona autonoma capace di fare delle scelte, di pensare con la propria testa, di assumersi delle responsabilità, di lavorare e dare il suo contributo alla società in cui vive.

 

L’educazione ha dunque il compito di formare l’uomo: trasmettendo un bagaglio di valori e di conoscenze condivise nell’ambito culturale in cui vive, e il cittadino: abituare alla convivenza democratica, alla partecipazione sociale, al rispetto degli altri.

La famiglia, la società, gli insegnanti e quanti si occupano di ragazzi in età evolutiva devono educare:

  • alla volontà: imparare ad essere padroni delle proprie azioni, saper gestire la propria libertà
  • alla capacità di ascolto: non solo dell’altro, ma di sé, delle proprie esigenze
  • al pensiero critico: riflettere e vagliare le varie proposte prima di accettarle, controllare il proprio pensiero e verificarlo, saper mutare parere quando è necessario senza sentirsi sconfitti, eliminare i pregiudizi
  • alla libertà: facendo comprendere che accanto alla propria vi è anche quella degli altri




  • alla legalità: perché si comprenda che senza norme rispettate dai consociati nessuna vita di gruppo è possibile

L’educazione ha come compito la formazione dell’uomo, la definizione dei principi, dei valori, degli stili di vita, delle conoscenze che l’uomo deve far propri ( la pedagogia è invece la disciplina che ha per oggetto di studio le teorie, i metodi e i problemi relativi all’educazione.

L’EDUCAZIONE MORALE, ESTETICA, INTELLETTUALE, RELIGIOSA

 Pur essendo quello educativo un processo globale che riguarda la persona nella sua totalità, possiamo distinguere al suo interno diverse componenti:

Educazione morale: di fondamentale importanza nel processo educativo è la trasmissione di valori socialmente condivisi (giustizia, eguaglianza, libertà, pace, tolleranza, rispetto per gli altri, ecc.). Il compito di trasmettere questi valori è in primo luogo della famiglia che è la più importante agenzia educativa. I valori si trasmettono non solo spiegandoli verbalmente ma con i nostri comportamenti, proponendoci come modelli. In secondo luogo, anche la scuola ha questo compito educativo.

Si è invece creata una separazione tra educazione e istruzione: la scuola si è riservata i compiti relativi all’istruzione e ha lasciato alla famiglia e alla società civile il compito dell’educazione.

E’ invece necessario coniugare educazione e istruzione: la scuola come seconda agenzia educativa ha anch’essa il compito di trasmettere valori e comportamenti.

Ci sono poi nella società civile altre agenzie con compiti educativi: associazioni di volontariato, sedi di partito, associazioni religiose ecc.

Educazione estetica: compiti

  • da un punto di vista conoscitivo: insegnamento della storia dell’arte
  • da un punto di vista emotivo: sensibilizzazione nei confronti delle bellezze artistiche, rendere capaci di apprezzare l’arte anche tramite visite a musei e gallerie d’arte. E’ importante non delegare questo compito esclusivamente alla scuola: se il giovane cresce in una famiglia che apprezza l’arte, sarà capace a sua volta di apprezzarla, di darle il giusto valore
  • da un punto di vista espressivo: dare le necessarie competenze tecniche per potersi esprimere attraverso l’attività artistica. Ogni creazione artistica è espressione del proprio mondo interiore ed è dunque unica e preziosa, è qualcosa che “mi rappresenta e parla di me”. L’espressione artistica ha anche un valore terapeutico: permette al soggetto di esprimere le proprie paure e le proprie angosce, per questo viene utilizzata sempre più nelle varie comunità educative e socio-assistenziali.

Educazione intellettuale: compiti

  • trasmissione di un bagaglio di conoscenze culturali: è la parte dell’educazione legata ai processi di insegnamento e di apprendimento à scuola. Tuttavia occorre ricordare che anche la famiglia e l’ambiente di vita forniscono al bambino delle conoscenze.
  • insegnare ad imparare: ossia insegnare un metodo di studio che l’individuo potrà utilizzare in tutto l’arco della sua vita. Nella nostra società, caratterizzata da rapidi mutamenti, non basta più acquisire un bagaglio di conoscenze di base, è richiesto all’individuo un continuo aggiornamento: si parla di formazione permanente: il processo di acquisizione di conoscenze è ormai un processo che deve durare per tutta la vita. Occorre anche educare il soggetto ad una maggiore flessibilità, necessaria nella società moderna (essere pronti a cambiare lavoro, a ritornare a studiare, ad aggiornarsi, ad accettare con entusiasmo i cambiamenti, le novità, le sfide della modernità).

Educazione religiosa: compiti

  • trasmettere conoscenze sulla religione di appartenenza e sulle altre religioni
  • sviluppare nel soggetto in educazione un atteggiamento di tolleranza e di rispetto nei confronti delle altre religioni
  • trasmettere valori religiosi, esistenziali, umani
  • favorire la ricerca spirituale riguardo ai problemi ultimi dell’esistenza

Il compito di trasmettere l’educazione religiosa è della Chiesa, della scuola e della famiglia che trasmette valori e credenze legati alla religione di appartenenza.

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