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Educare alle nuove tecnologie oggi




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Educare alle nuove tecnologie oggi

La comunicazione è collaborazione

Paulo Freire



1       - Il testo scritto

Può sembrare impossibile, ma nello spazio di pochi anni, grazie alle nuove tecnologie informatiche, abbiamo appreso conoscenze e ricevuto una massiccia quantità di informazioni come mai era successo nella storia dell’umanità.

La lettura del testo di U. Eco Come si fa una tesi di laurea scritto nel 1977, oltre ad essere fondamentale per affrontare l’elaborazione della tesi, è un’esperienza interessante, vista con gli occhi e la mente del nuovo millennio. Sono passati circa 25 anni dalla 1a edizione del libro, ma pare ormai lontano il tempo in cui occorrevano la macchina da scrivere, la carta a carbone, la ricerca delle fonti bibliografiche solo su materiale cartaceo, l’attenzione ad evitare gli errori di battitura e di numerazione delle pagine: bastava una sola inesattezza ed il foglio finiva nel cestino.

Scrivere e ricercare, ai nostri giorni, è sicuramente più facile, con un semplice word processor si possono mantenere in memoria migliaia di informazioni, è possibile “smontare e rimontare” il testo più volte proprio come fosse un oggetto, con una veloce navigazione in Internet si scoprono notizie e documentazione senza muoversi da casa, è possibile consultare i database delle biblioteche, contattare i docenti, conoscere esperienze e situazioni lontane con un’immediatezza impensabile 25 anni fa.

Tutti questi cambiamenti, quali influenze hanno avuto sul modo di studiare, sulla didattica ed in particolare sull’educazione?

Lasciandoci guidare dagli stimoli di Calvani[1], possiamo iniziare a rilevare due aspetti importanti dell’influenza delle nuove tecnologie informatiche sulla scrittura:

a)     L’anticipazione dell’apprendimento della scrittura.  I bambini, alleggeriti dalle difficoltà iniziali di manipolazione della penna, sono affascinati dall’uso del computer ed imparano in modo precoce a riconoscere le lettere ed a comporre le prime parole.

b)    L’enfasi sulla revisione. Si può ampliare, correggere, riformulare il testo prodotto una infinità di volte. La revisione “appare come il cuore stesso del processo di composizione”[2].

Si enfatizza, quindi, la flessibilità di composizione del testo nell’atto di scrivere al computer. Questa flessibilità esalta le caratteristiche del nostro pensiero, che di per sé, non è lineare e sequenziale, ma è costituito da un intreccio di idee, di riferimenti incrociati e da continue revisioni ed aggiustamenti. L’utilizzo del  word processor ha segnato una tappa importante nella storia del pensiero moderno; scrivere con il computer è diventato meno faticoso e più divertente che scrivere “a mano” e ha dato la possibilità a un pubblico più ampio di accedere alla scrittura. Grazie al riconoscimento automatico degli errori, la revisione del testo può diventare lo spunto per sperimentare nuovi linguaggi, ricercare innovazioni linguistiche, approfondire i contenuti del testo e rifinire idee solo vagamente intuite.

Questo comporta un riorientamento cognitivo di chi si accosta alle nuove tecnologie, perché “quando una nuova tecnologia subentra non toglie ne’ aggiunge nulla al nostro sistema socio-culturale: cambia tutto!”[3].

2       - Dal testo all’ipertesto

La creazione di ipertesti si è diffusa verso la fine degli anni ‘80, fino a diventare uno dei riferimenti principali all’interno delle nuove tecnologie dell’informazione. L’ipertesto è un ambiente software in cui una persona può crearsi un percorso ramificato tra “isole” di testo in relazione tra loro. Il passare tra un’isola e l’altra è chiamato, comunemente, “navigazione” ipertestuale.

Un ipertesto è caratterizzato da una rete di piccole unità (nodi) legate tra loro tramite dei collegamenti (links). Ogni nodo è caratterizzato da un blocco di testo. L’interfaccia grafica è l’aspetto esteriore con cui è organizzato l’ipertesto.

Le proprietà principali dell’ipertesto sono:

4       l’assenza di un fulcro. L’ipertesto, essendo una rete, non ha centro. E’ esattamente opposto rispetto a quello tradizionale: “supera la linearità, l’organizzazione sequenziale, il principio di chiusura”[4];

4       l’essere in relazione.  L’ipertesto “esiste” in quanto è in relazione e le relazioni stesse sono l’oggetto costitutivo dell’ipertesto;

4       la partecipazione attiva del lettore. Ogni persona che si accosta ad un ipertesto, può organizzarsi un percorso, può “navigare” a piacere attraverso i links; è necessaria, quindi, una partecipazione attiva. Non esiste un ordine oggettivo di fruizione ma diversi punti di movenza dai quali è possibile descrivere vari percorsi di lettura.

Il modello “puro” di sistema ipertestuale è caratterizzato da una rete di links capaci di collegare ogni nodo a tutti gli altri (cfr. tabella n° 1).

Text Box: ERBA

Tabella n° 1

 


Naturalmente, ogni “nodo” può contenere sia informazioni testuali che immagini, suoni, animazioni, filmati e altro ancora; è il passaggio dall’ipertestualità all’ipermedialità, la caratteristica principali della “rete delle reti”: Internet.

Internet è un collegamento mondiale di computer in grado di scambiare, al suo interno, informazioni visibili ed usufruibili per chi si colloca in questa rete. Il vero valore di Internet è, probabilmente, il senso profondo, la filosofia che lo anima: Internet è un sapere comune alimentato da tanti saperi individuali, è la «messa in comune, per lo meno nella sua più alta accezione, di tanti patrimoni di conoscenza che, messi in rete, diventano patrimonio di tutti»[5].

Questa è, probabilmente, l’essenza più importante della rete.

3       – Interattività

La caratteristica dell’uso nelle nuove tecnologie che più affascina è l’interattività. L’uomo e la macchia interagiscono per mezzo di una interfaccia, di un software programmato per simulare interazioni comunicative. L’interattività scardina la rigidità imposta dalla comunicazione monodirezionale e permette al fruitore del programma software di effettuare una reale interazione comunicativa mediata da uno strumento informatico. L’interattività “consiste nell’imitazione dell’interazione da parte di un sistema meccanico o elettronico che contempli come suo scopo principale o collaterale anche la funzione di comunicazione con un utente (o fra utenti)”[6].



Contrariamente ai media tradizionali (radio, TV) dove le uniche azioni possibili sono  accendere, spegnere o cambiare canale, il confronto con il computer è più dinamico e creativo: occorre fare delle scelte, riconoscere i feed back della macchina, possedere strategie di pensiero tali da poter interagire positivamente con il computer. L’attività che il computer richiede dovrebbe limitare i rischi tipici della fruizione televisiva: “passività, diminuzione delle capacità di lettura, irritabilità”[7].

Seguendo ancora Calvani[8] è possibile distinguere quattro tipologie di interattività:

»       interattività transitiva diretta; è l’interattività intensa, tipica dei videogiochi  o della realtà virtuale: si ha un feedback immediato.

»       Interattività transitiva esplorativa; è tipica della navigazione libera su Internet, non si è mai certi del successivo passaggio

»       Interattività transitiva cooperativa; è presente quando si utilizza il computer come strumento di lavoro (ad esempio per scrivere o disegnare). L’effetto che il computer fornisce è pilotato dall’intenzionalità dell’utente: tra uomo e macchina si stabilisce una sorta di “partenariato”.

»       Interattività intransitiva o simbolica; si produce a livello puramente simbolico come attività di reazione emozionale e di rappresentazione mentale interna. E’ la reazione che si ha davanti ad una trasmissione televisiva.

4       – Potenziali influenze delle nuove tecnologie sulla personalità

Generalmente si associa il computer esclusivamente all’attività cognitiva; in realtà sono innumerevoli le dimensioni della personalità che possono essere coinvolte: la coscienza di sé, la percezione degli altri, la relazione di ciascuno con il mondo, il piacere del gioco, la capacità di collaborare con gli altri.

Seguendo la distinzione di Calvani[9] possiamo identificare alcuni aspetti della nostra personalità maggiormente influenzati dall’interazione uomo-computer:

-        Manipolativa-spaziale. Sono necessarie abilità percettive e manipolative, sia di lettura visiva (riconoscimento delle icone del software) che di organizzazione spaziale. Queste abilità sono quelle più “meccaniche” ed è possibile acquisirle anche attraverso la ripetitività d’uso.

-        Euristica. È la dimensione della sfida, del problem solving. L’errore e l’effetto sconosciuto generano una situazione problemica, attivano uno stato di tensione e spingono alla rettifica. L’errore è fonte di conoscenza, di partecipazione attiva, diventa qualcosa da non temere. Il padroneggiare queste situazioni causa senso di sicurezza ed autostima.

-        Esplorativa. L’aspetto più invitante e stimolante; è l’invito all’esplorazione, a tentare sentieri diversi. Questa dimensione è molto apprezzata dai bambini. E’ la dimensione della curiosità, della voglia di conoscere

-        Cognitiva/metacognitiva: E’ la dimensione delle strategie cognitive e della consapevolezza circa le abilità che possono essere sviluppate con il computer

-        Socializzante. L’attività al computer può favorire l’interazione sociale. Davanti ad un monitor è più facile collaborare e confrontarsi; le esperienze positive di creazione di ipertesti nelle classi di scuola elementare o medie, sono il segno di questa possibile capacità socializzante. Il sentirsi parte di un gruppo di apprendimento (come nel caso della creazione di un ipertesto) favorisce la creazione del gruppo, la collaborazione tra pari ed è di stimolo per una partecipazione attiva e consapevole.

5       - Il valore della formazione alle nuove tecnologie

E’ importante sottolineare che l’uso delle nuove tecnologie informatiche non causa automaticamente apprendimento, ma sono i processi, i modi di utilizzare le stesse, a determinare i risultati d’apprendimento.

L’uso delle nuove tecnologie nella formazione della persona è una variabile importante per migliorare l’apprendimento e la funzionalità dei sistemi formativi. In effetti, “la novità della conoscenza complessa richiede nuovi strumenti di comprensione e di decodifica, sia dal punto di vista teorico che tecnologico”[10]

Il passaggio da un modello di apprendimento di tipo lineare-sequenziale ad uno  esplorativo-reticolare spinge a comprendere orizzonti più vasti nelle progettazioni didattiche della formazione e, più in generale, nell’educazione. E’ sempre più necessario ed urgente “riorganizzare le proprie conoscenze, il proprio stile di accesso al sapere”[11] conoscere gli strumenti per poter vivere in questo nuovo tipo di cultura, la cultura dominata dall’informazione e dalla comunicazione immediata tramite l’uso del Personal Computer.

E’ naturale, quindi, seguendo le indicazioni di Scurati[12], che la pedagogia, influenzata da questa nuova idea di conoscenza e ridefinizione del sapere, ridisegni i propri paradigmi fondamentali in sintonia con gli attuali orizzonti tecnologici, senza rinnegare le radici della sensibilità pedagogica moderna, basata su:

-        efficacia dell’intervento educativo;

-        individualizzazione (adeguamento al soggetto);

-        universalizzazione (nessuna distinzione per stato o condizione economica);

Seguendo, infine, Rivoltella[13], possiamo tracciare lo scenario di questa nuova idea di educazione, che delinea un processo di apprendimento:

-        multimodale: la multimedialità attiva più sensi (occhio, vista, udito) coinvolge  più funzioni sensoriali.




-        personalizzato: permette una “unicità” di percorso, enfatizza e valorizza il profilo intellettivo della persona

-        cooperativo: l’approccio “a rete” dei nuovi paradigmi informatici permette una costruzione collaborativa della conoscenza, una possibilità di far coesistere l’integrazione di apporti tra diversi soggetti.

-        piacevole: l’area del gioco, del piacere di apprendere, rinforza le motivazioni ad apprendere.

Le novità tecnologiche, quindi, sono una risorsa per i processi formativi; strumenti in grado di reinventare la didattica e di superare lo schema obsoleto della lezione frontale e del primato didattico dell’insegnante. Un chiaro esempio di come porre attenzione alle nuove tecnologie in una attività scolastica ci viene offerto da Di Santo[14]

»       la trasformazione della classe in una comunità di apprendimento, in cui l’apprendimento non è conseguente solo al compito assegnato dal docente;

»       la costruzione, da parte degli alunni, di una conoscenza non inerte e persa, ma chiave di lettura per la comprensione del mondo;

»       il raggiungimento di un sapere mai concluso e definitivo, ma aperto ad altri problemi e che cresce con il moltiplicarsi dei punti di vista;

»       la valorizzazione, all’interno della classe, delle differenti competenze degli alunni in modo che ciascuno possa contribuire alla crescita cognitiva e sociale del gruppo;

»       l’enfatizzazione dei momenti di riflessione critica sui processi di apprendimento.


6 - La formazione alle nuove tecnologie come contributo al sociale

Le nuove tecnologie hanno fatto entrare l’umanità nell’era della comunicazione universale; eliminando le distanze, esse concorrono a modellare la società di domani, che, proprio per queste tecnologie, non avrà nulla in comune con qualsiasi modello del passato; per Wolf i media “sarebbero un sostituto funzionale dei legami di gruppo, prendendo il posto di ciò che non è più realizzabile concretamente, cioè il radunarsi di tutto il corpo sociale”[15]. Nella nostra società vi è una grossa connessione tra lo sviluppo economico produttivo e l’istruzione alle nuove tecnologie; questo legame “rende sempre più pressante la preoccupazione per l’induzione di ‘nuove povertà’ culturali e formative connesse alla disparità nella distribuzione degli accessi alle nuove strumentazioni”[16].

Le sfida rivolta all’educazione dalla globalizzazione dell’informazione è molto intensa: le informazioni non sono più unidirezionali docente-discente, ma sono accessibili a tutti, senza discriminazione. Questa è la realtà ambientale in cui le persone vivono ed agiscono, è quindi impossibile pensare ad un intervento educativo estraneo a questa cultura.

“Educare ai media significa, in fondo, educare alla nuova idea di cittadinanza che i media stanno contribuendo a costruire”[17]

Da questo punto di vista è verosimile intuire come i problemi sociali connessi all’educazione alle nuove tecnologie siano di rilevante importanza. Il WEB è il luogo virtuale in cui si raccolgono chatter, community, partecipanti a forum, si articolano relazioni affettive, pratiche comunicative ed anche riti. Queste interazioni, pur basandosi su uno strumento virtuale, sono assolutamente reali per le conseguenze di socializzazione degli utenti e si riflettono sulla costruzione della personalità degli individui.

L’obiettivo principale di un’alfabetizzazione ai nuovi media è quello di educare persone che abbiano, oltre alle conoscenze informatiche, anche strumenti di riflessione e di critica verso i media stessi. Uomini e donne consapevoli della realtà quotidiana ed in grado di scegliere in autonomia, di fronte ai numerosi flussi informativi offerti della società dell’informazione, in grado di sviluppare capacità di metacomprensione dei messaggi che ricevono quotidianamente, di crearsi punti di vista alternativi in grado di svelare la costruzione del messaggio stesso, di selezionare e comprendere i linguaggi della comunicazione sociale moderna.

Le istituzioni educative devono farsi carico di questi nuovi “cittadini del mondo”, nella piena consapevolezza che il tempo delle nuove tecnologie è il “subito” e crea divario tra chi ne coglie l’opportunità e chi no.

Utilizzare i nuovi media in ambienti scolastici, può rappresentare un argine alla dispersione scolastica, poiché la flessibilità d’uso e la personalizzazione del percorso di ricerca, permettono anche all’allievo svantaggiato o con scarso capitale culturale, un approccio favorevole all’apprendimento. La condivisione di contenuti e la collaboratività insiti nell’uso collettivo di strumenti informatici favoriscono, durante le attività didattiche, una migliore socializzazione in bambini o adulti disabili; sotto questo aspetto, nelle attività per disabili, sono ancora molte le potenzialità inespresse di una didattica attenta alle nuove tecnologie.

L’accesso a Internet è, nei paesi occidentali, una realtà diffusa: pubbliche amministrazioni, ospedali, aziende, realtà del terzo settore, sindacati, gruppi di privati cittadini fanno parte della “grande rete” e la rendono ancora più utile al pubblico. Questa nuova modalità di relazione con i possibili utenti ha migliorato il rapporto, ad esempio nella pubblica amministrazione, con i cittadini garantendo una maggiore trasparenza ed un recupero di efficienza per le amministrazioni stesse.

E’ un fenomeno di questi giorni la scoperta che anche per il pianeta carcere, inteso sia come amministrazione penitenziaria sia come insieme di persone detenute, è possibile un futuro approccio ad Internet. Per le amministrazioni penitenziarie è un modo per far conoscere la propria attività; per i carcerati è uno strumento prezioso per essere informati, conoscere la realtà che li circonda: è uno strumento di risocializzazione. La risocializzazione carceraria del terzo millennio passa obbligatoriamente da qui: conoscere gli altri per conoscere se stessi; farsi carico di se stessi, della propria condizione, per farsi carico della condizione di altri.

Ed anche questa è una sfida che le nuove tecnologie presentano al modo di concepire un’istituzione come il carcere.

Le nuove tecnologie dell’informazione possono oggi diventare strumenti di unione a livello planetario, ma rischiano anche di riprodurre la separazione tra nord e sud, tra nazioni ricche e nazioni povere. Si stima[18] che oltre la metà della popolazione del mondo non abbia accesso ai servizi disponibili attraverso i sistemi telefonici e per molti l’ingresso ai sistemi di informazione sia particolarmente costoso.

Il rischio di una nuova “colonizzazione” culturale dell’informazione è reale.

E’ fondamentale che l’educazione ai nuovi media si faccia carico di queste istanze e promuova l’uso delle nuove tecnologie, per favorire la democrazia e combattere la lotta all’esclusione. In occasione della 36a [19] giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Giovanni Paolo II afferma che: “senza dubbio la rivoluzione elettronica ha in sé la promessa di grandi progressi per il mondo in via di sviluppo, ma esiste anche l'eventualità che aggravi di fatto le ineguaglianze esistenti poichè il divario dell'informazione e delle comunicazioni si fa più profondo. Come possiamo garantire che la rivoluzione dell'informazione e delle comunicazioni che ha in internet il suo motore primo, operi a favore della globalizzazione dello sviluppo umano e della solidarietà, obiettivi strettamente legati alla missione evangelizzatrice della Chiesa?

Infine, in questi tempi difficili, permettetemi di chiedere: in che modo possiamo garantire che questo meraviglioso strumento, concepito in origine nell'ambito di operazioni militari, possa ora servire la causa della pace? Può esso promuovere quella cultura di dialogo, di partecipazione, di solidarietà e di riconciliazione senza la quale la pace non può fiorire? La Chiesa crede che ciò sia possibile. Per garantirlo è determinata a entrare in questo nuovo ‘forum’, armata del Vangelo di Cristo, il Principe della Pace”.

La sfida è aperta; è compito delle istituzioni educative accettarla o no.



 



[1] A. Calvani, Dal libro stampato al libro multimediale, La Nuova Italia, Firenze, 1990 pag. 125

[2] Ibi. pag. 127

[3] P. C. Rivoltella, Come Peter Pan. Educazione, media e tecnologie oggi, Santhiatese, Santhià, 1998 pag. 63

[4] Ibi. pag. 68

[5] G. Nicoletti, Golem. In Internet, URL: http://www.radio.rai.it/radio1/golem

[6] Bettetini-Colombo in A. Calvani, Manuale di tecnologie dell’educazione, ETS, Pisa, 2001 pag.74

[7] A. Calvani, Dal libro stampato al libro multimediale, La Nuova Italia, Firenze, 1990 pag. 110

[8] A. Calvani, Educazione ai nuovi media, UTET, Torino, 2001 pag.14

[9] A. Calvani, Dal libro stampato al libro multimediale, La Nuova Italia, Firenze, 1990 pag. 112

[10] P. C. Rivoltella, Mass media e nuove tecnologie. Opportunità educative in una società che cambia.

 In Internet, URL: http://www.geocities.com/Athens/Crete/1081/testi.htm

[11] P.Ghislandi (a cura di), Oltre il multimedia, Franco Angeli, Milano, 1995 pag. 58

[12] C.Scurati, Fra presente e futuro, La Scuola, Brescia, 2001

[13] P. C. Rivoltella, Media e Conoscenza, “Vita e Pensiero”, LXXXII, 6, novembre-dicembre 1999, pag. 634

[14] M.R. Di Santo in P.C. Rivoltella (a cura di), La scuola in rete, Santhiatese, Santhià, 1999 pag. 75

[15] M. Wolf, Gli effetti sociali dei media, Bompiani, Milano, 1992

[16] C.Scurati prefazione a P. C. Rivoltella (a cura di), I rag@zzi del WEB, Vita e Pensiero. Milano, 2001, pag. VIII

[17] P. C. Rivoltella, La città come spazio per la comunicazione formativa. In Internet: URL: http://www.geocities.com/Athens/Crete/1081/testi

[18] J. Delors, Nell’educazione un tesoro, Armando, Roma, 1999 pag. 35

[19] Messaggio del santo padre per la 36S giornata mondiale delle comunicazioni sociali 'Internet: un nuovo forum per proclamare il vangelo' 12 maggio 2002. In internet. URL: http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii

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