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Dal viaggio come spostamento al viaggio virtuale




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DAL VIAGGIO COME SPOSTAMENTO AL VIAGGIO VIRTUALE

Da decenni la scuola è considerata come istituzione “mediatrice di cultura” in grado di formare gli alunni a vivere nella società. Essa, quindi, deve essere sempre pronta a rinnovarsi pedagogicamente preoccupandosi di offrire percorsi didattici volti a sollecitare “un’intelligenza critica” capace, a sua volta, di saper applicare adeguatamente le conoscenze acquisite. Per realizzare questo fine sono state giustamente affiancate alle attività didattiche, svolte all’interno della classe, le visite guidate nel territorio locale e oltre. Come “attività scolastica a tutti gli effetti” il viaggio d’istruzione costituisce un elemento di rilievo dell’offerta formativa d’ogni istituto, un vero momento d’integrazione tra scuola e territorio. Il viaggio, come attività didattica, nasce dall’idea di ampliare la propria conoscenza del mondo esterno e di noi stessi attraverso l’esperienza. Tuttavia non si può pensare di ricorrere ad un viaggio per conseguire un fine didattico se non si ha una chiara visione dei fini generali che si vogliono perseguire e del significato che l’esperienza del viaggio stesso può rappresentare. Il viaggio d’istruzione deve essere un’esperienza espressiva e qualificata. Perché tutto ciò si concretizzi è indispensabile che ci siano varie parti, tra cui luoghi significativi e di pregio. Purtroppo dalle ultime ricerche effettuate da esperti del “turismo scolastico” vengono fuori dati piuttosto deludenti. In particolare le conoscenze ricavate dall’esperienza risultano spesso inadeguate. Questo perché si visitano sempre meno le città d’arte del territorio e le visite di tipo scientifico-naturalistico-industriale sono limitate. Si prediligono, invece, le mete europee. Ne consegue che gli allievi, spesso, non hanno conoscenza dei territori e degli ambienti in cui vivono. Pertanto è prioritario tornare a fare gite nella propria terra perché è impossibile essere e sentirsi europei se non si conoscono i propri luoghi di vita. Ciò diventa una condizione essenziale ad esempio in un luogo come la Calabria, dotato di un vasto patrimonio paesaggistico, storico, architettonico, culturale e ambientale che merita di essere conosciuto ed apprezzato prima di tutto dai suoi abitanti. Il tema del viaggio, come elemento d’attività didattica, era già stato affrontato verso la fine dell’Ottocento, mentre si sviluppava quel “movimento” pedagogico che va sotto il nome d’Attivismo. L’elemento centrale di questa corrente di pensiero è il puerocentrismo che vede il fanciullo come parte attiva dell’educazione, in contrapposizione con l’educazione tradizionale disattenta alla natura ed ai bisogni dell’allievo. In questo periodo



in Italia è molto significativa l’opera di Giuseppina Pizzigoni che fonda una scuola-modello chiamata “Rinnovata” proprio per indicare la consapevolezza di quanto si sta evolvendo nell’educazione europea. La Pizzigoni sviluppa la sua teoria affrontando viaggi all’estero che le permettono di arricchire la sua formazione magistrale. Il tema del viaggio, dunque, è stato un elemento d’arricchimento culturale per questa pedagogista a tal punto da riportarlo anche nella sua pedagogia. A tale proposito bisogna sottolineare, per prima cosa che la Pizzigoni parla di “scuola aperta”, vale a dire di una scuola che non va considerata chiusa in se ma come uno spazio dinamico aperto all’esterno. “Scuola aperta”diviene, dunque, portare “l’universo nella scuola e la scuola nell’universo”. Infatti, i bambini della “Rinnovata” vengono portati in giro per la città, nei luoghi di lavoro, in viaggi d’istruzione ed a carattere turistico-culturale. In questo modo l’alunno può apprendere a diretto contatto con l’esperienza. Con il fatto di far viaggiare gli alunni per portarli direttamente nell’ambiente in cui si collocano quegli oggetti e farli interagire con essi, la Pizzigoni supera la lezione sperimentale del Positivismo, caratterizzata dal portare gli oggetti di esperienza nella classe. Si può dunque dire che nella “Rinnovata” la Pizzigoni delinea una concezione della scuola che lega l’ambiente scolastico a quello esterno, favorendo lo sviluppo di una “cultura di base” in un ambiente sereno incentrato sull’esperienza, intesa come contatto con l’ambiente esterno, attraverso uscite d’istruzione e viaggi.

Oggi, all’interno del pianeta scuola, non si parla solo di viaggio d’istruzione ma anche e soprattutto di“viaggio virtuale” meglio conosciuto come Internet. Esso rappresenta la sintesi dei mezzi di comunicazione di massa ed offre ai ragazzi una gran mole d’informazioni che aprono alla conoscenza di una realtà virtuale senza confini, promuove la multiculturalità e favorisce l'apprendimento delle lingue. Le straordinarie opportunità offerte dalla rete possono essere potenziate con l’aiuto degli adulti, il cui impegno dovrà tenere conto dei molteplici interessi che portano i ragazzi dinanzi allo schermo. Ormai l’uso di Internet s’inserisce nell’ambiente di vita abituale dei ragazzi ma la socializzazione e la formazione attraverso la rete non può e non deve sostituire quella reale nella famiglia e nella scuola perché, essendo dispersiva e spesso illusoria, potrebbe condurre il ragazzo ad una visione virtuale del mondo e favorire dipendenza e solitudine. E’ necessario che i ragazzi compiano un appropriato “viaggio virtuale” che apra a nuove conoscenze ma è indispensabile che si faccia un utilizzo critico di questa possibilità che, oggi, la scuola è in grado di offrire. Infatti, solo se il “viaggio virtuale” è inserito in modo equilibrato in un contesto armonioso di vita e di socializzazione, costituisce uno strumento di aggregazione e di comunicazione che è in grado di superare barriere spaziali e, esso stesso, diventa occasione di conoscenza e di socializzazione. Affermando ciò intendo dire che la cultura e la didattica non devono basarsi esclusivamente sull’aspetto tecnologico poiché credo sia necessario conservare e mantenere, di questa, anche quello che è il suo aspetto tradizionale.




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