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Cavell e la democrazia.emerson come modello etico-politico di formazione:perfezionismo morale e democrazia




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CAVELL E LA DEMOCRAZIA.EMERSON COME MODELLO ETICO-POLITICO DI FORMAZIONE:PERFEZIONISMO MORALE E DEMOCRAZIA

1 Cavell e la 'riscoperta' di Emerson



Cavell si è impegnato in quello che potremmo definire una riabilitazione della 'voce' emersoniana,a far intendere la pertinenza attuale di Emerson,la sua radicalità flosofica,la sua ricerca etico-politica. Emerson è spesso stato visto come una figura fortemente ambivalente,complessa.la sua figura è stata ed è quasi ridotta a caricatura. La specificità della lettura da parte di cavell di Emerson come pensatore politico risiede nell'impostare il problema politico della democrazia focalizzando l'attenzione su quello che potremmo definire un ideale etico di democrazia correlato ad una cruciale domanda:come dobbiamo vivere? Cavell pone dunque la questione politica della democrazia a partire da un'idea di self realization,di realizzazione di sè,e si interroga su come integrare tale ideale morale individuale con la democrazia. Il punto di partenza di Cavell non ha nulla in comune con l'ideale della 'vita buona',anzi è fortemente individualista. Cavell considera l'idea di self realization democratica come un'estensione di quell'ideale di 'vita filosofica' fortemente connotata in senso autobiografico,che ha definito the pitch of philosophy,il 'tono' della filosofia,la costante ricerca da parte del soggetto umano del proprio 'suono',della propria 'voce'. Cavell trova in Emerson un modello di self realization democratica che si incentra su 3 principi:la nozione di political voice;quello della self reliance,ossia l'emersoniana 'fiducia in se stessi';quello dell'esemplarità del proprio 'stile di vita democratico' di matrice perfezionistico maorale. In Emerson Cavell individua una riflessione considerata capace di porre in modo radicale la questione cruciale della dimensione politica moderna,ossia la possibilità di partecipazione alla res publica, entro una prospettiva d'indagine fortemente incentrata sulla dimensione del linguaggio. La questione politica è posta da Cavell a partire dal tema della 'voce',com'è possibile,si chiede,per un singolo soggetto umano,all'interno dello spazio della politica,esprimere nel senso più autentico e partecipato la propria voce? Cavell imposta tale problema a partire da una prospettiva di 'aalisi del linguaggio ordinario' attraverso una rifondazione della riflessione di Wittgenstein e di Austin. Cavell rielabora la questione wittgeinsteniana relativa al rapporto linguaggio privato/linguaggio pubblico,così come quella connessa al 'seguire la regola come chiave di lettura di quella 'rivendicazione della propria voce' costituisce un aspetto cruciale della riflessione etico-politica di Emerson. Uno spazio quello della democrazia che è considerato da Emerson come prolungamentodi un percorso di sviluppo individuale in senso perfezionistico morale a partire da quello che è il libero 'farsi' del soggetto umano. Percorso che reca in sè la costante esigenza del 'riconoscimento' della comunità politico-morale di riferimento così come della comunità politica. Egli si mostra anche convinto che un'idea di autonomia e libertà non può 'sciogliere' l'individuo stesso dal suo necessario e costitutivo essere implicato nel linguaggio condiviso. La rilettura politica di Emerson da parte di Cavell si differenzia,secondo Cavell leggere Emerson in chiave politica significa riscoprire la sua specificità irriducibile di un certo approccio alla dimensione dell'ordinario e della deemocrazia,contrassegnato da un'istanza scettica,da un individualismo ordinario,da un'idea di perfezionismo morale. Quello che per emerson rappresenta il principio costitutivo della democrazia è la nozione della self reliance,ossia la fiducia in se stessi intesa però come rifiuto della conformità,la capacità che ognuno possiede di giudicare per il meglio in merito a proprie scelte e di rifiutareogni potere che non rispetti i suoi propri principi. Nell'interpretazione fornita da Cavell  la self reliance è una nozione politica oltre che morale rivendicante la 'voce' del soggetto umano. Cavell propone una forma di individualismo democratico radicale,in Emerson l'ideale di 'solitudine' e di distacco e quello comunitario-politico possono coesistere in modo proficuo. Un possibile 'stile di vita democratico' appare coerentemente in linea con il tema 'autobiografico', in Emerson si trova una risposta anche nel suo declinarsi in senso etico-politico,il modo più autentico di porre problematicamente la questione della rappresentatività sul piano della politica;è una questione morale:porsi in modo esemplare implica fornire una norma di condotta da seguire,a sè e agli altri,possiede anche un ulteriore valore essenzialmente estetico,una sorta di capacità attrattiva nei confronti degli altri. Cavell propone il suo modello umano di formazione,legato ad un'idea di formazione di matrice estetica,incentrata sulla dimensione del writing/reading.

2 Perfezionismo morale e self reliance

Per Cavell il perfezionismo morale implica una condizione di trasformazione della propria 'vita morale'. Il perfezionismo appare come una sorta di precondizione di ogni teoria morale specifica. Tale orientamento richiede una continua 'responsività' e un costante processo di responsabilizzazione,quella che Cavell definisce l'assoluta responsabilità del sè rispetto al sè futuro,l'assoluta necessità a rendersi intelligibile agli altri. C'è qualcosa di utopico in questo pre-vedere una possibile ma futura confluenza della vita individuale e comunitaria. Il perfezionismo morale implica una sorta di esercizio di autoriflessività,un educare ed educarsi a prendere le distanze dal proprio sè,alla necessità di contraddire e contraddirsi;costituisce una sorta di modello mataetico in grado di contenere una pluralità di etiche possibili.In Emerson troviamo un elogio alla capacità di riuscire a stare da soli. Cavell pone l'attenzione sulla questione del 'riconoscimento anticipato' offerto all'individuo dall'immaginazione;l'esperienza del riconoscimento è riconducibile alla nostra capacità di 'proiezione empatica';alla base del perfezionismo morale c'è l'idea della self reliance. Nell'interpretazione di Cavell la nozione di self reliance possiede un'irriducibile natura scettica,la self reliance può essere considerata come l'esito della secolarizzazione del principio della sola fides che tende a diventare con Emerson una 'fede nel sè',sullo sfondo non più delle Sacre scritture ma della Natura,in grado di mostrare aspetti profondi della stessa individualità umana. La nozione di self reliance implica un richiamo costante ad un''ulteriorità',il sè è sempre anche un 'noi',una sorta di comunità immaginata e poi continuamente riconfigurata alla luce della contingenza storica concreta. Ha un suo potenziale critico soprattutto se posto in relazione alla nozione di autenticità,il sè autentico emersoniano è soprattutto connesso alla sfera degli istinti,delle intuizioni,secondo cavell il self reliant ripone fedein un suo sè prossimo. Chi rimuove il sè possibile,rimuove la possibilità di esprimere un pensiero rischiando di aderire a un sè conformista.



3 Cavell e la nozione di political voice

Secondo Cavell il solo mezzo per analizzare la complessità critica del perfezionismo morale emersoniano risiede nel riuscire a cogliere non soltanto il 'senso' di quanto egli afferma,ma il suo 'tono',la sua 'voce'. cavell insiste sulla nozione di 'voce',per lui è fondamentale concepire il nostro 'dire' in relazione ai contesti viventi nei quali ci esprimiamo. appare evidente il diretto riferimento alla dimensione del linguaggio ordinario. La self reliance è connessa allo scetticismo per la semplice ragione che essa è fiducia in se stessi senza ulteriori garanzie. Il problema filosofico connesso all'esprimibilità e alla comunicazione intersoggettiva entro la sfera del linguaggio ordinario diventa così per Cavell anche un problema politici che sta al cuore della democrazia. L'esemplarità autobiografica filosofica è il primo problema della self reliance ed è una questione primariamente morale,la questione della rappresentività è quindi l'enigma centrale del 'politico'. La questione relativa al riconoscimento e al significato cruciale della 'voce' in polticaè per Cavell la questione politica per definizione.

4 Cavell e Dewey:tra pragmatismo e trascendentalismo

Rimane non facile,secondo Cavell,pensare all'individualismo deweyano quale continuazione del modello emersoniano. Egli intende differenziare la posizione di Emerson rispetto a quella di Dewey in virtù di 2 punti:1)l'applicazione proposta da Dewey del metodo scientifico alla risoluzione dei problemi e delle questioni che concernono la vita della comunità sociale e politica 2)l'incapacità da parte della filosofia democratica deweyana di trattare adeguatamente i problemi delle scelte individuali che concernono il 'come si deve vivere?'. Il limite di Dewey è l'applicazione di un metodo,tratto dalla sfera della scienza,che non considera sufficientemente la centralità delle scelte individuali. Dewey,al pari di Emerson,rivendica la dimensione del common,dell'ordinario a un'idea di comunità ideale,ma l'approccio emersoniano al common non ha nulla del 'consenso' o dell''accordo razionale',secondo Cavell una caratteristica della posizione politica emersoniana risiede nel suo atteggiamento critico nei confronti della società. Emerson evoca il 'genio' che è posto in ciascuno di noi,esprime la speranza che l'uomo sia uno,ma che possa al contempo realizzarsi anche nella dimensione ordinaria,non ha nulla a che vedere con Dewey che pensa di realizzare la democrazia attraverso la 'mediazione riformatrice' della scienza.Si ha un'antinomia di vedute tra un approccio tipico del trascendentalismo e uno proprio del pragmatismo che Cavell traduce in una sorta di latente tensione tra l'appello alla scienza e l'appello al linguaggio ordinario. Cavell ritiene che Emerson e Dewey siano portatori di due visioni della realtà molto differenti,seppur entrambe orientate a un'idea di trasformazione futura. Dewey appare portatore di un paradigma connesso ad un 'illuministico' ideale di scientificità,Emerson di un modello di formazione/trasformazione etico-morale. Secondo cavell,il costante ricorso da parte di Dewey alla scienza dà un tono differente al suo appello al common e all'ordinario. per Cavell l'accesso alla realtà non ci è dato dalla scienza e dal suo misconoscimento dello scetticismo. Quello scetticismo emersoniano che esprime il senso del rischio permanente della perdita del mondo corrispondente e l'impossibilità da parte della parola di esprimere significamente qualcosa del mondo e della realtà. è tale inadeguatezza del linguaggio che Emerson ha definito il 'conformismo'. Lo scetticismo associato alla self reliance ci mostra la profondità del nostro legame con la società. Se si perde l'istanza scettica emersoniana si perde quello che appare un principio irrinunciabile della democrazia,il principio di 'non-conformità'. Cavell parla della necessità di giungere ad una 'rivendicazione di sè' da parte dell'individuo. Il fatto di agganciare la nozione di self reliance a quella di 'voce' introduce l'individualismo emersoniano un passo oltra la mera dimensione soggettivistica e privata,la 'voce' si apre ad uno spazio pubblico,uno spazio che è innanzitutto di 'ascolto'.




5 Cavell:un modello etico-politico tra solitudine e comunità

Prima di avere una comunità,per Cavell e Emerson,dobbiamo cercare di rifuggire da quel conformismo che rappresenta la 'parodia' della comunità e questo implica un costante percorso di ricerca e definizione di sè. cavell ravvisa in Emerson un incessante spirito di ricerca di una dimensione profondamente autentica. il trascendentalismo emersoniano non può però essere interpretato come una fuga da se stessi e dal mondo,ma un ritorno costante sulle cose e sulla realtà. Cavell ravvisa in Emerson una dialettica più ampia della soggettività umana. Tuttavia è soprattutto il rapporto tra l'individuo e la comunità che costituisce uno dei punti di maggiore problematicità di Emerson. Cavell ha posto in luce il fatto che in Emerso l'ideale di solitudine e quello comunitario-politico possono coesistere,per Emerson affinchè una comunità possa dirsi 'autentica' deve esserci presente una sorta di 'comunione delle solitudini'. Secondo Cavell è l'individuo la fonte e la matrice morale e intellettuale della società. Un modello politico di individualismo democratico emersoniano appare adeguato e necessario in un'epoca attuale nella quale il sè individuale è sempre più compresso e appiattito,un sè sempre più 'muto' perchè delegante la propria 'voce' a entità,a gruppi.Tale modello può costituire una possibile opzione in termini etico-politici. Ciò che Cavell attraverso Emerson intende contestare alle posizioni critiche verso l'individualismo in politica è che tali posizioni rifiutano di accettare la dimensione della 'libera ricerca' come qualcosa di peculiarmente moderno. Solitudine sta qui per libertà. La self reliance viene intesa come una forza e una pratica:il primo caso rimanda alla possibilità che l'individuo ha di esprimersi appieno,il secondo sottintende una disposizione di 'simpatia' verso l'espressività altrui. Essere simpatetici e ricettivi non dovrebbe quindi precluderci la possibilità di riservarci uno spazio di distacco critico. Cavell ritiene che la condizione dell'individuo all'interno dello spazio democratico sia una condizione di solitudine. Emerson il distacco e lo spazio di separazione che l'individuo riesce a porre tra sè e la società di appartenenza possiede sempre una valenza positiva poichè protegge il singolo individuo da passioni 'negative',come l'enfasi e lo zelo comunitari,la sciocca adorazione della propria 'setta'. La nozione di solitudine emersoniana possiede anche un possibile significato politico,la difesa della condizione della solitudine interiore rappresenta per Cavell un modo per difendere la dignità individuale senza per questo doversi dissociare e isolare dagli altri. Solitudine sta per libertà poichè si accompagna al rifiuto di qualsivoglia mediazione fra sè e la verità,la verità degli altri. L'idea espressa da Cavell è che un individuo realizza se stesso nella misura in cui riesce a trascendere il sè empirico e sociale.

CONCLUSIONI

La riflessione teorica di Stanley Cavell si è articolata tenendo fermo il ruolo del 'pedagogico' all'interno di un pensiero assai complesso quale il suo. Un pensiero che reca in sè una 'vocazione' pedagigica assai spiccata. L'idea di soggetto che Cavell ci propone è quella di un soggetto/persona costantemente impegnato nell'edificazione di sè,un impegno intriso di responsabilità nei riguardi del proprio processo di formazione che si attiva attraverso un confronto critico con un'alterità che è costituita sia dagli altri soggetti umani che dalla comunità linguistica e politica di riferimento. Egli ci offre un'idea di mente 'multiprospettica' implicante la coesistenza di più prospettive conoscitive,cognitive ed emozionali,nei confronti della realtà e del proprio sè. Una mente in sostanza strutturata narrativamente e per questo già orientata alla formazione. Il paradigma di formazione propostoci da Cavell risulta assai 'innovativo',potremmo parlare di un paradigma estetico di fomazione nel senso più radicale e pieno del termine. Siamo davanti ad un'estetica del comprendere che ci proietta entro un orizzonte etico della reciproca intesa,di raffinamento della propria capacità di giudizio. E certamente il linguaggio,al pari della cultura e del politico,rappresenta una delle 'sfere di formazione' basilari ove attivare pratiche di costruzione del proprio sè,ma essa appare in Cavell segnata da un'istanza di matrice scettica. Cavell si è impegnato,attraverso la rilettura di Wittgenstein,in un'azione di rivitalizzazione delle potenzialità critiche e pedagogiche dello scetticismo,inteso non come indirizzo di pensiero da far proprio,bensì come memento la cui verità e presenza vanno riconosciute. Nelle nostre vite si ha la necessità di riflettere sul fatto che la fragilità della vita e del nostro linguaggio sono di una medesima natura. La nostra ricerca di reciproci accordi avviene non solo nel linguaggio ma anche sul linguaggio. Il processo di apprendimento di una lingua e dei suoi criteri costituisce un processo esplicatosi entro una dialettica di straniamento e ritorno su di sè. La 'cifra' scettica del pedagogico si annida proprio in questa antinomia pedagogica tra spersonalizzazione e personalizzazione,il problema non consisterà tanto nell'apprendere una regola,ma nel trovare la propria voce. L'istanza scettica è intesa come impulso,modellata più sulla natura ambivalente del desiderio e delle sue dinamiche,lungo una tensione dialettica tra brama di appropriazione da un lato e negazione della realtà ed elusione dell'alterità dall'altro. Un altro dispositivo pedagogico è quello autobiografico connesso alla ricerca della propria voce,nel potersi rendere riconoscibile agli altri attraverso la conquista della propria personale parola. Nell'opera di Cavell è possibile ravvisare una persistente tensione autobiografica nell'articolazione del proprio discorso filosofico,tale tensione lo spinge a mettere sotto analisi il complesso insieme delle pratiche comunicative e intersoggettive del linguaggio ordinario,inteso come una modalità di rapporto con la realtà e con gli altri soggetti umani,contrassegnata da una dialettica wittgesteiniana tra conoscenza e riconoscimento. Ed è proprio entro tale prospettiva del riconoscimento che il tema autobiografico viene a declinarsi in senso etico-politico. La questione della rappresentatività costituisce l'enigma centrale del politico. Cavell risponde proponendoci la figura di Emerson con il suo metodo etico-politico,un modello di self reliance democratica assunto entro una prospettiva interpretativa,nella personalizzata ricerca da parte del soggetto umano della propria voce,la coltivazione di un ideale di realizzazione di sè deve tradursi in una sorta di esemplarità. Tale esemplarità di un possibile stile di vita democratico appare in linea con il tema autobiografico connesso al carattere narrativo e all'ermeneutica del proprio sè,la questione trova risposta in Emerson l'accettazione della parola in prima persona costituisce il modo più autentico di porre la questione della rappresentatività sul piano della politica. La nostra analisi del pensiero di Cavell si è orientata ad evidenziare le valenze pedagogiche di un modello di scrittura filosofica che appare essere un modello di formazione del sè proprio di un soggetto umano concepito nella sua integralità di aspetti. Un modello di pedagogia critica che ruota attorno al trinomio scetticismo-autobiografia-volontà generale.è quel processo formativo tipico del nostro tempo,sempre più problematico nella sua struttura e immagine e sempre più aperto sul proprio futuro.



           

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