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Relazione: la tirannia della comunicazione




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Relazione: la tirannia della comunicazione


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RELAZIONE: LA TIRANNIA DELLA COMUNICAZIONE

L’opera di Ramonet del 1999 si concentra sulla trattazione di quella che è l’informazione oggi, dei mezzi dei quali ci serviamo per ottenerla e di come questi nuovi mezzi tecnologici hanno penalizzato il ruolo della stampa scritta, sempre più obbligata a seguire le leggi del mercato. Oggi l’informazione è garantita soprattutto dall’utilizzo della multimedialità e di internet.



L’informazione è considerata una pura merce e questo porta al perseguimento di uno scopo che non è più quello di arricchire un dibattito democratico, come era invece prima per i mezzi di informazione. Questa tendenza della mediatizzazione spinta all’eccesso è dimostrata da due casi che hanno avuto molta visibilità: il caso Diana e il caso Clinton-Lewinsky. Per quanto riguarda il caso Diana, a nessun altro avvenimento prima di allora, che riguardasse una sola persona, era stata dedicata così tanta attenzione mediatica.

Stampa, radio, televisione, tutti i media erano coinvolti. Se, prima del tragico incidente, Diana era protagonista quasi esclusivamente della stampa “popolare”, dopo anche la stampa di riferimento seria le dedicava parecchi spazi. Si verificò così un “corto-circuito mediatico” con la presenza contemporanea della principessa alla TV, sui giornali, su internet e alla radio su scala mondiale. Per questo si parla del cso in termini di ‘ psicodramma planetario’, di ‘globalizzazione emozionale’.

Questo è il primo esempio di inizio era dell’informazione globale.

L’altro caso di eccesso di informazione da parte dei media è lo scandalo che ha coinvolto l’ex presidente degli Stati Uniti, Clinton, e l’ex stagista della Casa Bianca Monica Lewinsky. In questo caso la stampa cartacea ricevette un duro colpo da parte di internet che la surclassò completamente. Fu per questo che la stampa, nel tentativo di recuperare, cercò ad ogni costo ogni possibile scoop. Tutto ciò avveniva in un periodo in cui già i media perdevano credibilità a causa della presentazione in alcuni casi di false notizie per rincorrere la legge del mercato dell’informazione come mezzo per guadagnare.

Ma il mezzo mediatico che rimase più indietro di tutti fu la TV che cercò di recuperare  ma con scarsi risultati sul piano della vera informazione, perché non avevano nessuna immagine da proporre , essendo l’immagine l’arma vincente della TV. Questo per spiegare come i media tra loro si fanno la guerra e allo stesso tempo si autosuggestionano. Tutto questo è stato capito dai telespettatori che infatti nutrono, sempre più, sentimenti di diffidenza nei confronti dei media, nonostante si attribuisca sempre un ruolo importante all’informazione nell’ambito della società democratica.

Oggi il primo mezzo di informazione è la TV che ha preso il potere tra i media, e che spinge gli altri a seguire il suo ordine, i suoi ritmi, le sue regole. Il motivo fondamentale che giustifica il suo podio è la velocità che la caratterizza determinata da immagini istantanee e dalla velocità dei satelliti. E’ l’immagine infatti che determina il successo della TV, l’immagine è regina,vale più delle parole perché esercita un’influenza maggiore sull’emotività della gente. E’ questo il motivo per cui soprattutto i politici, avendo capito il peso che ha la televisione nel condizionamento delle menti, hanno cercato di frenare la libertà mediatica, il che viene interpretato come un tentativo di censura per la logica dello ‘zero immagine’ contro quella del ‘tutto immagine’. Tuttavia la capacità dei media di spettacolarizzare tutto permette anche il fenomeno contrario, quello di tenere nascosti i veri fatti importanti che coinvolgono il mondo. E’ un esempio di come l’informazione occulta l’informazione. Purtroppo il punto è che non ne siamo completamente consapevoli, anzi siamo imbrogliati, impressionati, abbagliati dal sistema che crediamo ci fornisca prove reali grazie alla potenza della tecnologia. Questo non significa comunque che non ci sia una certa diffidenza nei confronti dell’informazione, che si è scatenata più o meno nella metà degli anni ’80.

Questi anni hanno portato a dubitare del giornalismo e dei giornalisti in particolare. Se prima di questo momento il giornalismo era garanzia di serietà, di denuncia verso i soprusi, di verità e rappresentava addirittura  il quarto potere, a un certo punto questa nobile concezione è crollata perché il concetto di verità è diventato sempre più equivoco, e non si capisce più se questo valore ubbidisca all’obbiettività o alla soggettività dei sentimenti. A questo proposito cosa ne sarà della figura del giornalista già in declino? Essi hanno già perso il monopolio della libera diffusione delle informazioni, perché in questo nuovo sistema della comunicazione tutti comunicano, non è più solo una funzione propriamente riservata al giornalista. Anche le nuove tecnologie contribuiscono a limitare il lavoro del giornalismo, basti pensare a internet dove tutti sono giornalisti in quanto ognuno è libero di comunicare e documentare ciò di cui è testimone.




Il mestiere del giornalista va scomparendo. A questa categoria è però rimproverato il fatto di falsificare, in alcune occasione, le notizie che riportano; questo atteggiamento risponde anch’esso alle leggi dello show-business perché ogni argomento che attiri l’attenzione del pubblico, anche se poco veritiero, merita di essere esposto alla società. Questi trucchi non appartengono specificamente al mondo televisivo ma anche a quello della carta stampata dove sono le foto a subire modifiche, a essere truccate.

Una conseguenza della crisi di informazione è anche una crisi dei telegiornali, che  più precisamente  proviene dalla concorrenza delle reti di informazione e dal calo dell’ascolto dei principali canali generici. C’è inoltre un crescente interesse per internet. Un tempo i TG erano considerati una sorta di finestra sul mondo che incantava la società, oggi questo ruolo è rappresentato dalla TV spazzatura che ha costretto anche le reti più serie ad omologarsi. L’inganno che proviene dalla TV è dovuto alla facile manipolazione dell’informazione televisiva e nel corso della storia ci sono stati molti inganni.

Uno dei più clamorosi è stato la rappresentazione della falsa strage di Timasoara di cui nessuno aveva verificato l’autenticità, ma era spettacolo e questo bastava. Spettacolo che rispondeva ai ritmi frenetici della TV di oggi che non ha più il tempo di approfondire, verificare, indagare su ciò che viene trasmesso. Tutto ciò che succede nel mondo di oggi è paragonato al risultato di un terremoto che non si sa quando avrà fine, i mezzi di informazione di massa arricchiscono il nostro immaginario e creano dei miti, dei simboli che suscitano in noi differenti sentimenti riproposti in continuazione dalle immagini e dalle parole.

Qualsiasi oggetto può trasformarsi in mito se ciò è il ruolo che è richiamato a rappresentare. Se si fa riferimento alla Guerra del Golfo, e ci sforziamo di ricordare quali erano le parole che più circolavano alla TV, possiamo notare che queste erano per lo più sconosciute alla massa, nomi di oggetti misteriosi e che suscitano curiosità nel telespettatore : maschere a gas, il Caccia invisibile e il missile Patriot; eccoli i miti di quell’episodio.

Il sistema multimediale della tecnologia porta a una feroce competizione tra i vari mezzi comunicativi e tra i maggiori proprietari di queste strutture che hanno intrapreso una politica di fusione e concentrazioni di aziende, ma quando c’è questo interesse da parte di colossi che valgono migliaia di dollari, com’è possibile che l’informazione non ne risenta e rimanga indipendente?

Che dire di questa nuova era di informazione che disinforma? Non c’è poi tanto da dire se non mettere in guardia gli spettatori che devono tener conto del fatto che tutto ciò che passa alla TV o si legge sui giornali deve godere di un largo margine di dubbio, che devono stare in guardia da ciò che presentano i media perché sono suggestionabili dall’orda di immagini, suoni e rumori che invadono la loro casa ogni giorno.

Oggi tutto è spettacolo e lo spettacolo risponde a una sola legge, quella della vendita della merce a più acquirenti possibili, che molto spesso non si sta producendo informazione ma si stanno solo riproducendo, più o meno bene, avvenimenti.

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