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Metodologia fenomenologica e comunicazione




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METODOLOGIA FENOMENOLOGICA E COMUNICAZIONE

La fenomenologia nasce come elaborazione continua di pensiero, indagine interminabile, che radica nell’esperienza il proprio atteggiamento teoretico. Non è un caso se il suo principale teorizzatore, Husserl, ha organizzato il suo progetto come un continuo sforzo di sistematizzare il proprio pensiero, importante perché i fenomeni già analizzati non sono statici, ma mutano nel tempo.



Il contributo di Husserl è da inquadrare nel clima scientifico del XX secolo, caratterizzato dal Positivismo e dall’oggettivazione delle scienze, che hanno acquisito come proprie le questioni della filosofia, tanto che ci si comincia a chiedere a cosa serva la filosofia stessa.

Husserl, invece, ritiene che la filosofia debba porsi come critica positiva dei principi e dei metodi. Egli parla di filosofia come scienza rigorosa, e avverte ciò come una vera e propria urgenza dettata da un pericolo interno al naturalismo: il rischio del diffondersi di un atteggiamento di oggettivazione del mondo, che verrebbe ridotto superficialmente a sensazione, rendendo difficile vedere le essenze del mondo.

Secondo Husserl, quindi, il metodo fenomenologicamente fondato rende possibile la ricerca d’essenza, l’eidos non condizionato, cioè ciò che c’è prima di ogni concetto. Quindi essa si pone non come scienza dei dati, ma come scienza di essenze. Il suo carattere innovativo sta nella sua finalità, cioè il ritorno alle cose stesse, prima che esse vengano imbrigliate nelle categorie e nei concetti delle scienze naturali.

Quindi l’atteggiamento fenomenologico sollecita ad avvicinarsi all’autenticità del fenomeno, cioè comprendere il senso degli eventi nell’ambito  dell’Erlebnis, cioè il luogo originario in cui si manifestano i fenomeni che giungono alla coscienza senza mediazione.

Per mantenere la condizione di immediatezza, bisogna considerare solo ciò che del fenomeno giunge alla nostra coscienza.

Quindi, per guardare all’autenticità dei fenomeni, è necessario sospendere il giudizio intorno a tutto ciò che va oltre l’immediatezza del fenomeno. Husserl chiama questo atteggiamento epoché, cioè messa tra parentesi: esso non incide sul corso dell’esperienza, ma sull’atteggiamento verso il suo manifestarsi.




Nel fenomeno comunicazione, la messa tra parentesi “purifica” la comunicazione dalle stratificazioni che la rendono “dato ovvio” ridotto nei linguaggi, impedendo di cogliere la dimensione originaria di relazione comunicativa. Quindi bisogna mettere tra parentesi i linguaggi e le forme attraverso cui si esplica chi sta parlando.

L’atteggiamento metodologico pone in evidenza l’esistenza di un mondo pre-categoriale (della vita) e di un mondo categoriale (del pensiero). Il presupposto per conoscere è solo nel mondo pre-categoriale perché è nell’eperienza vissuta che l’oggetto diventa noema di una propria noesi, cioè oggetto mentale collegato a un atto intenzionale.

Husserl specifica che è nella “percezione sensibile” che la cosa appare nel suo reale significato, e non nella sensazione perché essa offre solo dati psichici mutevoli. Invece la percezione sensibile coglie l’oggetto nella sua globalità, in modo immediato. Quindi è un’intuizione “sensibile”, ci dà in modo evidente la presenza spazio-temporale dell’oggetto. Sull’intuizione sensibile è possibile una prima astrazione – chiamata astrazione sensibile - che per oggetto concetti sensibili (per es. casa). Su questa può essere effettuata un’ulteriore astrazione puramente categoriale (per es. unità, pluralità…).

L’atteggiamento fenomenologico compie, quindi, un costante movimento tra sensazione e percezione nella comunicazione. Quindi possiamo avere: sensazione comunicativa, percezione comunicativa, linguaggio. Tutti e tre questi elementi convergono nell’interazione interpersonale.

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