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Diritto dell’informazione e della comunicazione




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DIRITTO DELL’INFORMAZIONE E DELLA COMUNICAZIONE

 

La Stampa



 

La forma di stato individua il tipo di rapporto che si stabilisce tra apparato autoritario e cittadini. Al mutare della forma di stato, muta inevitabilmente anche la disciplina dei diritti. Il passaggio da stato fascista a stato sociale coincide con l’introduzione di un nuovo modello di tutela dei diritti fondamentali.

Di questo ne risente anche il diritto all’informazione. Vediamo brevemente la storia della libertà di stampa dall’unità d’Italia ad oggi.

La libertà di stampa nel periodo statutario

La tutela della libertà di stampa si afferma insieme all’affermarsi della forma di Stato liberale: con le due grandi rivoluzioni della fine del 700, quella americana e quella francese, si cominciano a definire modelli stabili di tutela della libertà di stampa.

In questo contesto si inserisce perfettamente anche lo Statuto Albertino del 1848, che diverrà la Carta costituzionale del Regno d’Italia. Nello stesso anno viene pubblicato anche l’Editto sulla stampa che congiunge tutti gli aspetti inerenti la disciplina della libertà di stampa: è introdotto il divieto di ogni forma di censura preventiva, vengono definiti i reati a mezzo stampa ecc. All’interno dell’Editto, viene dato ampio spazio alla nozione di abuso nell’esercizio della libertà di stampa ed al suo potenziale uso nell’esprimere il dissenso politico attraverso la stampa. Col tempo, questa iniziale apertura verso la piena libertà di stampa subirà una progressiva restrizione dovuta alle sempre maggiori connessioni tra stampa e politica.

Con l’avvio del periodo giolittiano, la maggior stabilità politica e sociale che lo caratterizzano in materia di libertà di stampa fanno sì che vengano attenuate le tendenze restrittive in atto fino a quel momento.

La svolta in senso liberale che la disciplina della libertà di stampa avrebbe potuto ricevere subì però una brusca battuta d’arresto con l’inizio della guerra. La legge n. 83 del 1915 attribuì all’Esecutivo il potere di vietare la pubblicazione di ogni notizia di carattere militare e venne avviato un generalizzato sistema di censura preventiva degli stampati. Tutto questo venne giustificato in virtù della sicurezza nazionale ma proseguì anche nell’immediato primo dopoguerra seppur il periodo bellico era finito.

La stampa nel periodo fascista

Durante il periodo fascista il regime estese il proprio controllo sulla stampa: vennero selezionati secondo criteri “politici” coloro che volessero esercitare l’attività giornalistica. A questi anni risale l’istituzione dell’Ordine e dell’Albo dei giornalisti. L’ Albo si componeva di 3 elenchi:

1-     quello dei giornalisti professionisti (nel quale potevano essere iscritti coloro che avessero esercitato la professione in via esclusiva per almeno 18 mesi)

2-     quello dei praticanti (nel quale potevano iscriversi coloro che avessero esercitato in via esclusiva l’attività giornalistica per un periodo inferiore ai 18 mesi o che non avessero ancora compiuto i 21 anni di età)




3-     quello dei pubblicisti (nel quale potevano essere iscritti coloro che esercitavano l’attività giornalistica non in via esclusiva)

Per l’iscrizione all’Albo, erano necessari requisiti “positivi” (possesso della cittadinanza italiana, godimento dei diritti civili, attestato dell’attività svolta presso un’impresa editoriale) ed anche “negativi”, ovvero divieti: il divieto di iscrizione per coloro che avessero riportato una condanna a pena detentiva superiore ai 5 anni, un divieto a carico di coloro che avessero svolto una “pubblica attività contraria agli interessi della Nazione”. Ai giornalisti era esplicitamente richiesto di allinearsi politicamente con il nuovo regime.

In realtà l’Ordine non fu mai istituito e  le funzioni ad esso attribuite furono di fatto esercitate dal sindacato nazionale fascista dei giornalisti.

Il codice Rocco del 1930 disciplina nuovamente i reati a mezzo stampa. La nuova disciplina codicistica si segnala per un notevole arricchimento dei tipi di crimine: il vilipendio, la diffamazione, i reati a mezzo pubblicitario. Vengono inoltre aggravate le pene relative. Tra il 1926 e il 1931 si verifica inoltre l’ampliamento dei poteri di intervento preventivo dell’autorità di polizia sulla stampa.

Si assiste anche alla nascita di apparati amministrativi sempre più consistenti:

1-     quello che si occupa dei controlli sul contenuto dell’informazione stampata

2-     quello che si occupa degli interventi economici

Nel 1923 l’Ufficio stampa viene spostato dal Ministero dell’Interno alla Presidenza del Consiglio. A partire dal 1924 esso svolgerà il compito di fornire agli organi di stampa le informazioni politiche ufficiali al fine di assicurare un omogeneo allineamento dell’informazione soprattutto politica agli indirizzi politici del regime.

Nel 1937 il Ministero per la Stampa e la propaganda è stato sostituito dal Ministero di cultura popolare, che aveva il compito di coordinare le diverse forme di controllo esercitate dallo Stato sulla stampa e su ogni altro aspetto della vita culturale del paese.

Nel 1940 viene costituito l’Ente stampa che era chiamato a svolgere un’azione tesa a garantire l’omogeneità e il coordinamento dei diversi organi di informazione.

Fonte: Caretti Paolo, Diritto dell'informazione e della comunicazione. Stampa, radiotelevisione, telecomunicazioni, teatro e cinema, ed. Il Mulino, 2010

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