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Amianto




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AMIANTO



1 INTRODUZIONE

Amianto in greco significa immacolato, ma anche incorruttibile. Fra le sue caratteristiche più interessanti, l'amianto è costituito da fibre sottili ma molto addensate, che ne fanno un materiale altamente resistente dal punto di vista meccanico, ma allo stesso tempo flessibile. Ha una buona resistenza termica, pur non essendo un materiale refrattario; resiste a temperature anche di 500° C e, miscelato ad altre sostanze, anche a temperature maggiori. Resiste all'azione di agenti chimici e biologici, all'abrasione e all'usura. Ha infine un comportamento soddisfacente nei confronti sia dell'usura termica che meccanica.

Sotto il nome di amianto sono raggruppati numerosi silicati idrati, di varia composizione chimica, a  struttura microcristallina e  di  aspetto  fibroso.  I  tipi  principali di  asbesto si dividono in due grandi gruppi:

    ANFIBOLI (silicati di calcio e magnesio) di cui fanno parte

o  crocidolite (o amianto blu); o  amosite (o amianto bruno); o  antofillite;

o  actinolite;

o  tremolite;

    SERPENTINO (silicati di magnesio) di cui fanno parte

o  crisotilo (o amianto bianco)

L'amianto si trova in natura unito ad altri minerali costituenti la roccia madre dalla quale le fibre devono essere asportate; viene quindi estratto in miniera, dove per successive frantumazioni    della    roccia    che    lo    contiene,    si    ottiene    la    fibra    purificata. Le  ottime caratteristiche chimiche e  meccaniche dell'amianto hanno fatto si  che il  suo utilizzo si sia rapidamente diffuso; è stato quindi utilizzato per la fabbricazione di oltre 3000 prodotti e manufatti industriali. In molti prodotti l'asbesto è di solito unito con altri materiali in diverse percentuali, al fine di sfruttare al meglio le sue caratteristiche.


Nominiamo solo alcuni dei prodotti di più larga diffusione: tubi per acquedotti, fogne ecc, lastre e fogli in cemento-amianto, mattonelle per pavimentazioni, frizioni, freni e prodotti vari per attrito, guarnizioni, filtri per bevande, tute, coperte, guanti antincendio, pannelli fonoassorbenti e/o isolanti, vernici, rivestimenti, stucchi, feltri, tegole, ecc. ecc.

A fronte dell'utilizzo delle qualità dell'amianto, questo materiale porta in un paradosso: le fibre e la polvere di asbesto sono estremamente pericolose per la salute umana. Qualunque tipo di amianto risulta infatti cancerogeno per l'uomo. La prima malattia che venne riconosciuta come provocata dalla polvere di amianto è l'asbestosi, che fu descritta in Inghilterra nel 1900. Nel 1934 venne descritto per la prima volta un particolare carcinoma primitivo della pleura, che fu denominato mesotelioma, e in seguito riscontrato anche nel peritoneo. Mentre l'asbestosi è una malattia tipicamente professionale, i casi di mesotelioma si riscontrano anche fra la popolazione non esposta professionalmente, ma residente in zone ove esistono insediamenti industriali che lavorano amianto. Il mesotelioma è infatti un segnalatore tipico di presenza di amianto, in quanto la quasi totalità dei casi è riconducibile ad una esposizione ad asbesto.

Inoltre l'amianto opera una azione sinergica di sostegno ad altri agenti patogeni, rafforzando il loro potere cancerogeno. Infatti in popolazioni specifiche professionalmente esposte ad asbesto, oltre a subire una elevata mortalità per le malattie specifiche provocate dall'amianto, si ha un forte incremento della mortalità in genere, ed in particolare della mortalità per cancro in generale, soprattutto alle vie respiratorie e all'apparato gastro-intestinale.


2 NORMATIVA DI RIFERIMENTO PER L’INQUINAMENTO DA AMIANTO

Si elencano di seguito le principali norme applicate nel campo della prevenzione dell’inquinamento da amianto.



    Decreto Legislativo 15 Agosto 1991 n°277 'Attuazione delle Direttive n°80/1107/CEE, n°82/605/CEE, n°83/477/CEE, n°86/188/CEE e n°88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell'art.7 della L. 30 Luglio 1990 n°212'. Prescrive al Capo III misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori contro i rischi derivanti dall'esposizione all'amianto durante il lavoro. Il datore di lavoro deve effettuare una valutazione  del   rischio   attraverso   la   misurazione  della   concentrazione  di   fibre aerodisperse usando i metodi di prelievo e di analisi (microscopia ottica in contrasto di fase) riportati in uno specifico allegato.

    Legge   27   Marzo   1992   n°257   'Norme   relative   alla   cessazione   dell'impiego dell'amianto'.Vieta, tra l'altro, l'estrazione, l'importazione, l'esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto; prevede l'istituzione di una commissione per la valutazione dei problemi ambientali e dei rischi sanitari connessi all'impiego dell'amianto; dispone che ai fini della tutela dell'ambiente e della salute le Regioni adottino appositi piani regionali.

    Decreto 6 Settembre 1994 'Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art.6, comma 3, e dell'art.12, comma 2, della L.27 Marzo 1992, n°257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto'. La normativa si applica a strutture edilizie (ad uso civile, commerciale o industriale) in cui sono presenti manufatti contenenti amianto dai quali può derivare una esposizione alle fibre aerodisperse. Riporta i metodi di campionamento e di analisi dei materiali, la valutazione del rischio, i criteri decisionali, i metodi di bonifica, le misure di sicurezza da rispettare durante gli interventi di bonifica, i criteri per la certificazione della restituibilità degli ambienti bonificati. Il proprietario dell'immobile e/o il responsabile dell'attività che vi si svolge dovrà:

- designare una figura responsabile con compiti di controllo e coordinamento di tutte le attività di manutenzione che possono interessare i materiali con amianto;


- tenere una idonea documentazione da cui risulti l'ubicazione dei materiali contenenti amianto (nel caso di caldaie, tubazioni o altre installazioni soggette a frequenti interventi di manutenzione vanno poste specifiche avvertenze);

- garantire il rispetto di efficaci misure di sicurezza durante le operazioni di pulizia, manutenzione e/o  qualunque  altro  intervento  che  vada  ad  interessare  i  materiali  con amianto (prevedere specifiche autorizzazioni e tenere una documentazione verificabile dagli organi di controllo);

- fornire una corretta informazione agli occupanti dell'edificio sulla presenza di amianto nello stabile, sui rischi potenziali e sui comportamenti da adottare;

- nel caso di presenza di materiali friabili provvedere a far ispezionare l'edificio almeno una volta l'anno, con la redazione di un dettagliato rapporto corredato da una documentazione fotografica.

Copia della documentazione tecnica e dei rapporti annuali dovranno essere inviati, nel caso in cui venga individuato amianto in un edificio, alla Azienda Sanitaria competente per territorio affinché i dati vengano inseriti in un apposito registro. Le imprese incaricate di eseguire lavori di manutenzione negli edifici sono infatti tenute ad acquisire, presso la stessa Azienda Sanitaria, tutte le informazioni necessarie per tutelare la salute dei propri lavoratori e degli occupanti dell'edificio.

    Il Dpr 24/05/1988 n.215 nasce come attuazione delle direttive CEE 83/478, 85/610 recanti rispettivamente la quinta e la settima modifica amministrative degli stati membri relative alle restrinzioni in materia di immissione sul mercato e commercializzazione sul territorio nazionale dell’amianto e dei prodotti che lo contengono. Le restrizioni relativi all’uso dell’amianto non sono valide nei seguenti casi:

o trasporto per ferrovia, su strada, per via fluviale, marittima ed aerea;




o esportazione verso i Paesi terzi;

o transito  sottoposto a  controllo  doganale, purché  non  si  dia  luogo  ad  alcuna rasformazione;

o immissione sul mercato strettamente finalizzata a scopi di ricerca, di sviluppo e di analisi.

Tale decreto vieta l’immissione sul mercato della crocidoli e di prodotti che la contengono, nell’allegato I vengono elencate le fibre di amianto che non sono vietate, quali ad esempio.


o    crocidolite: CAS n. 12001-28-4;

o    crisotilo: CAS n. 12001-29-5;

o    amosite: CAS n. 12172-73-5;

o    antofillite: CAS n. 77536-67-5; o    actinolite: CAS n. 77536-66-4; o     tremolite: CAS n. 77536-68-6.

Tali prodotti per essere commercializzati devono presentare una specifica etichettatura, secondo quanto riportato nell’allegato II. L’etichetta in questione deve presentare le seguenti caratteristiche:

o    5 cm di altezza (H) e 2,5 cm di lunghezza;

o    deve essere divisa in due parti:

parte superiore (h1 - 40% H) contenente la lettera 'a' in bianco su fondo nero;

parte inferiore (h2 - 60% H) contenente il testo tipo (CONTIENE AMIANTO) in bianco e/o nero su fondo rosso chiaramente leggibile;

o    se il prodotto contiene crocidolite, l'espressione ' CONTIENE AMIANTO ' del        testo    tipo    deve    essere    sostituita    dalla    seguente    'CONTIENE CROCIDOLITE/AMIANTO BLU'.

o    se l'etichettatura e' effettuata mediante una stampigliatura diretta sul prodotto, e' sufficiente un solo colore che contrasti con quello del fondo.

L'etichetta deve essere apposta considerando le seguenti regole:

o    un’etichetta  su  ciascuna  unita'  consegnata  indipendentemente  dalla  sua dimensione;

o    se un prodotto comporta elementi a base di amianto, è sufficiente che solo questi elementi rechino l'etichetta.

L’etichetta p essere omessa solo nel caso in cui la pallettizzazzione dei rifiuti risulta essere di dimensioni troppo ridotte, o nel caso in cui l’imballaggio non è adeguato a ricevere l’etichetta stessa.


3 NORMATIVA DI RIFERIMENTO

L’insieme delle normative comunitarie e nazionali che regolano la gestione dell’inquinamento da amianto sono riassunte nella tabella seguente:

NORMATIVA COMUNITARIA

NORMATIVA NAZIONALE

Direttiva CEE n° 80/1107

Direttiva CEE n° 82/605

Direttiva CEE n° 83/477

Direttiva CEE n° 86/188

Decreto Legislativo del 15 agosto 1991 n°227

Legge 27 marzo 1992 n°257

Decreto Legislativo 6 settembre 1994

Dpr 24/05/1988 n°215


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