Appunti per Scuola e Universit
Umanistiche
Appunti e tesine di tutte le materie per gli studenti delle scuole medie riguardanti le materie umanistiche: dall'italiano alla storia riguardanti le materie umanistiche: dall'italiano alla storia 
Scientifiche
Appunti, analisi, compresione per le scuole medie suddivisi per materie scientifiche, per ognuna troverai appunti, dispense, esercitazioni, tesi e riassunti in download.
Tecniche
Gli appunti, le tesine e riassunti di tecnica amministrativa, ingegneria tecnico, costruzione. Tutti gli appunti di AppuntiMania.com gratis!
Appunti
informatica
C Computer Database Internet Java
Linux unix Reti


AppuntiMania.com Informatica Appunti di computer Interfaccia utente per biblioteche digitali di ii generazione - tesi ingegneria informatica

Interfaccia utente per biblioteche digitali di ii generazione - tesi ingegneria informatica




Visite: 494Gradito: [ Grande appunti ]
Leggi anche appunti:

La tecnologia DVD


La tecnologia DVD Il DVD si presenta come un comune compact disc da 12 cm di

Modello a Scambio di Messaggi: Interazioni tra processi


Modello a Scambio di Messaggi: Interazioni tra processi Nel modello

Mini disc


Mini disc Il MiniDisc fu sviluppato con lidea di rimpiazzare la vecchia cassetta



Scarica gratis Interfaccia utente per biblioteche digitali di ii generazione - tesi ingegneria informatica

INTERFACCIA UTENTE PER BIBLIOTECHE DIGITALI DI II GENERAZIONE



Tesi presentata per la discussione del corso di laurea in

Ingegneria Informatica


Introduzione

Il sempre crescente sviluppo tecnologico ed informatico degli ultimi anni ha reso possibile limplementazione di numerose applicazioni e lattuazione di idee e progetti che fino a poco tempo fa erano semplicemente impensabili. Soprattutto le capacit raggiunte ora dai calcolatori elettronici e dalle infrastrutture di comunicazione fra questi, permettono ai progettisti di spaziare con la fantasia nello studio di sempre nuovi e arditi progetti. Notevole importanza a riguardo riveste la grande capacit di memorizzazione dei dati multimediali e la velocit di rappresentazione e reperibilit degli stessi. Lhardware attuale, i vari algoritmi di compressione ed i protocolli di trasmissione permettono una diffusione dei dati multimediali su larga scala senza problemi o limitazioni. Parlando in termini un po pi tecnici si pu dire che oggi giorno ogni tecnologia commerciale rispetta i requisiti minimi per la rappresentazione di qualsiasi tipo di dato multimediale, sia esso del semplice testo, delle immagini statiche, audio o video.

Una delle applicazioni pi interessanti sviluppate negli ultimi anni riguarda limplementazione di biblioteche digitali (Digital Libraries). Inizialmente lo scopo di questo tipo di applicazione era esclusivamente quello di digitalizzare testi ed opere in formato cartaceo in modo da renderli accessibili e consultabili per mezzo di un computer. Oggi il concetto di biblioteca digitale si estende alla diffusione remota non pi di semplici documenti testuali, ma di oggetti complessi in grado di rappresentare linformazione in forma descrittiva, visiva e auditiva. In tal modo un documento viene percepito dallutente come un insieme vario di informazioni concomitanti, in grado di accelerarne esponenzialmente il processo di assimilazione.

Uno dei fondamentali problemi che la biblioteca digitale si pone, la rappresentazione di tali oggetti per mezzo degli strumenti multimediali informatici, vuoi per la complessit strutturale degli stessi, vuoi per la enorme libert di interpretazione che lutente pu dare ad un siffatto insieme di informazioni.


In questa trattazione si proceder dapprima con unanalisi del contesto pi approfondita, cercando di definire meglio il concetto di biblioteca digitale ed esponendo dunque le differenze fondamentali fra una biblioteca digitale di prima e seconda generazione, con particolare riferimento alla biblioteca OpenDLib.

In una seconda fase si analizzeranno le fondamentali problematiche relative allimplementazione di interfacce utente per biblioteche digitali, con particolare attenzione alla Visualizzazione di un Documento Strutturato.

In fine si cercher di dare una descrizione pi dettagliata possibile del progetto, che riguarda limplementazione di tre servizi di OpenDLib in grado di fornire le funzionalit necessarie per un interfaccia utente di OpenDLib.

In particolare stata implementata la parte relativa alla rappresentazione e navigazione di un Documento Strutturato OpenDLib (DomDL), di cui si dar unaprofondita definizione in seguito, prima di esporre i risultati ottenuti.

Definizione di biblioteca digitale

La definizione di digital library si presta a varie interpretazioni, che sottendono differenti applicazioni e realizzazioni. Per lo pi la definizione usata attualmente per indicare biblioteche in cui si realizza (a differenti livelli) un accesso integrato sia a materiali a stampa che a materiali elettronici [Rif-1]; la biblioteca digitale quindi allo stato attuale un 'ibrido' in cui convivono materiali differenti, con diversi metodi di accesso. Attualmente per altro anche la scala 'gerarchica' tra i materiali intesa, come importanza attribuita e quindi come risorse in tutti i sensi ad essi dedicate, vede ancora al primo posto i materiali cartacei o loro surrogati diretti, quali ad esempio i CD-ROM, almeno quelli pi tradizionalmente presenti nelle biblioteche. Cos anche la definizione data da una biblioteca nazionale quale la British Library, secondo cui la biblioteca digitale consiste di una massa critica di documenti (parole, immagini, immagini in movimento, suoni e ogni loro combinazione) archiviati elettronicamente disponibili su richiesta all'interno di un servizio regolato e organizzato[Rif-2], se senz'altro ben inquadrabile nelle esigenze e scopi di un servizio nazionale di tale fatta che ha cio alle proprie spalle una tradizione di documenti cartacei (in senso ampio) dalla Magna charta in gi, suona non del tutto adeguata, o forse troppo mediata dal patrimonio pregresso, se applicata alla biblioteca digitale tout court.


La tendenza evidente degli ultimi 4 - 5 anni la crescita progressiva di importanza del materiale digitale accessibile in rete (tra parentesi il concetto di accessibilit remota a risorse informative un aspetto che viene messo in rilievo da tutte le definizioni di digital library).

Gli aspetti su cui richiamare l'attenzione sono due: la tendenza, spessissimo segnalata, di un passaggio dal solo possesso della documentazione a forme miste di accesso e possesso e poi la profonda diversit che corre tra il modo di essere, e quindi tra il tipo di fruizione, dell'informazione disponibile su carta (o suoi sostituti 'fotografici', quindi non solo riproduzioni o microforme, ma anche riproduzioni effettuate su memorie digitali) rispetto all'informazione digitale, nata cio per vivere sulla rete e per essere manipolata con i mezzi di accesso alle risorse in rete. Lo sforzo che si chiede a utenti e bibliotecari della biblioteca digitale quello di un cambiamento ergonomico nell'approccio all'informazione (inteso come difficolt nel leggere i documenti a video piuttosto che su carta) e cambiamento di mentalit nei bibliotecari (e negli utenti) educati alla biblioteca possesso.

Da un punto di vista generale una biblioteca si pu definire digitale o elettronica almeno in due distinti casi: quando una raccolta di testi veicolata da un supporto per la cui produzione o diffusione si ricorre all'uso delle cosiddette moderne tecnologie - intendendo con ci non soltanto gli 'scaffali' di internet ma anche un qualsiasi archivio di dati testuali riprodotto su disco ottico, purch abbia la caratteristica di essere rappresentativo di una raccolta di opere -, oppure quando mette a disposizione dei suoi utenti alcuni servizi bibliografici di tipo tradizionale, come per esempio la consultazione del catalogo, ma utilizza il canale della rete e la modalit elettronica per la sua lettura. Da un punto di vista teorico, i due termini, non sono equivalenti - digitale non sinonimo di elettronico - anche se nella babele dei termini con cui si soliti etichettare al loro primo apparire fenomeni del tutto nuovi capita sovente di vederli utilizzati indifferentemente. Ma a prescindere dalle distinzioni terminologiche, in entrambi i casi, se vogliamo ricorrere all'analogia per cercare di capire meglio, siamo di fronte ad una versione altra di un indice alfabetico (catalogo) o di un documento (testo) che ha il suo antecedente diretto nella storia e nella realt delle biblioteche e dei loro servizi, da sempre. Attualmente nella rete internet contemplata la presenza indistinta di entrambe le tipologie, talvolta con una


coincidenza dei due aspetti in un' unica fattispecie: la stessa biblioteca infatti pu aprire i suoi battenti al pubblico della rete per consultare il catalogo in linea (opac) e contemporaneamente per 'sfogliare' direttamente al monitor una parte delle proprie edizioni, riprodotte da esemplari cartacei. In altri casi, invece, pu presentarsi una netta separazione dei due aspetti; ci avviene tutte le volte che una biblioteca decide, per esempio, di voler rendere disponibile in rete soltanto le notizie pi strettamente legate ai servizi di informazione bibliografica. Oppure, in altri casi ancora, si pu trattare di una biblioteca digitale che, sfruttando l'ubiquit dell'architettura distribuita delle informazioni propria del web, si chiama pur sempre biblioteca, ma soltanto in senso metaforico, dato che non si ricongiunge nominalmente a nessuna preesistente istituzione, pur preservandone idealmente alcune delle finalit di documentazione e conservazione della cultura scritta e di diffusione della lettura.

In tutti i casi, sia che si tratti di una biblioteca senza libri, o che sia invece una biblioteca con libri di carta e libri di bit, pi che di vera e propria biblioteca sarebbe pi corretto forse parlare di metabiblioteca, sottolineando con ci soprattutto la totale assenza di confini spaziali delle sue raccolte, quale elemento veramente distintivo ed innovativo rispetto all'archetipo storico.

stato non a torto osservato che si incomincia a intravedere l'emergere di una sorta di biblioteca globale digitale formata da una libera federazione di biblioteche digitali, ciascuna delle quali adempie il proprio scopo (la propria 'mission') specialistica e ha il suo bacino di utenza; la infrastruttura globale di rete e l'esperienza condivisa dalle varie comunit di biblioteche digitali facilitano le interconnessioni e la cooperazione fra queste entit diverse[Rif-3].


Biblioteche digitali di Prima e Seconda Generazione

Pi o meno agli inizi degli anni 90, cominciarono a prefigurarsi nel mercato i primi esempi di biblioteche digitali.

Le cosiddette biblioteche digitali di Prima Generazione, erano in realt nientaltro che la riproduzione elettronica dei servizi principali offerti da una biblioteca fisica, quali consultazione, ricerca, catalogazione. I documenti digitali tendevano a riprodurre abbastanza fedelmente la struttura del documento cartaceo.

Con lavvento di Internet, il concetto di biblioteca digitale cominci ad acquisire una nuova nota, soprattutto considerando lidea alla base della rete Internet, per la quale la conoscenza deve essere distribuita e condivisa gratuitamente alla quantit pi vasta possibile di persone, idea peraltro conforme al concetto di biblioteca classica.

Verso la met degli anni 90, si ha quindi un periodo di transizione, durante il quale possiamo vedere diverse sperimentazioni di biblioteche digitali, soprattutto rivolte alla popolazione della rete, con dei riferimenti molto marcati sul concetto di apprendimento on-line e nuove metodologie di studio ed insegnamento per studenti e professori delle universit.

La biblioteca digitale comincia a configurarsi pi che altro come servizio fornito allutenza, via via sempre pi specializzato. Due sono i problemi fondamentali per di queste nuove biblioteche digitali, uno linefficienza delle tecnologie a disposizione per la distribuzione di dati multimediali che obbliga pertanto a ricorrere ancora nella maggior parte dei casi ad applicazioni dedicate, laltro la mancanza di orientamento del servizio alle esigenze pi specifiche dellutente risultando impersonale, freddo e monotono, provocando conseguentemente un rapido disinteresse da parte dellutenza al servizio stesso. In particolare le difficolt ad affermarsi di queste nuove sperimentazioni sono causate da tre caratteristiche principali:

1. biblioteche troppo piccole tanto da supportare poco pi che un ristretto e casuale numero di utenti, per lo pi hobbisti

2. biblioteche troppo idiosincratiche per essere integrate in maniera significativa in pi vaste collezioni di informazioni

3. biblioteche troppo passive nella loro presentazione da conservare linteresse dellutente per un lungo periodo.


Grazie a queste nuove sperimentazioni, si arrivati ad oggi alla definizione di biblioteca digitale di Seconda Generazione.

Con il termine biblioteca digitale di Seconda Generazione si intende quindi un sistema complesso ed avanzato di spazi distribuiti di informazioni eterogenee costituiti da una vasta quantit di dati multimediali organizzati in varie e diversificate strutture[Rif-4]. Il proposito principale di una biblioteca digitale di questo tipo quello di implementare e soprattutto estendere i servizi e le funzionalit della controparte fisica, cercando al contempo di venire incontro alle necessit della pi ampia e vasta fascia possibile di utilizzatori.

Essa si basa principalmente su due principi fondamentali atti a risolvere le problematiche delle precedenti.

Una biblioteca digitale di Seconda Generazione ospitata su uno o pi servers dedicati, il cui impiego orientato a svincolare il client dallapplicazione consentendo un accesso globale al servizio; inoltre la biblioteca si presenta ora come una serie di servizi interattivi e configurabili, completamente orientati alle esigenze dellutenza, a cominciare dallautenticazione al servizio stesso.

La seconda generazione delle biblioteche digitali concepita come un grande complesso servizio on-line supportato da sistemi sia locali che globali ognuno dei quali con le proprie funzionalit ed interconnessi in modo tale da costituire una grande architettura modulare[Rif-5]. Tale modello non solo pi sofisticato, ma anche contemporaneamente pratico ed economico. Esso permette una enorme libert nella selezione delle componenti del servizio oltre che una grande versatilit di adattamento alle evoluzioni e cambiamenti della tecnologia. Quindi ad esempio il servizio di autenticazione di una biblioteca digitale di tal tipo pu essere modificato senza dover re-ingegnerizzare tutta laplicazione.

Obiettivo di questo tipo di architettura anche e soprattutto lo sviluppo di un sistema completamente distribuito, che consenta la reale possibilit di lavoro di gruppo.

La biblioteca digitale di seconda generazione tiene seriamente in considerazione le esigenze e gli interessi dellutente, soprattutto grazie al suo supporto ad una serie di attivit note con il nome di e-scholarship.


Scopo della Tesi

Lo scopo fondamentale di questa Tesi, quello di estrapolare un modello architetturale di interfaccia utente per una biblioteca digitale di Seconda Generazione, in seguito ad una analisi generale delle problematiche delle interfacce utente, delle interfacce utente orientate alle biblioteche digitali, sulla base soprattutto di esperimenti gi fatti per diverse implementazioni, e quindi delle pi comuni operazioni che possibile eseguire su di esse e delle categorie di utenza che per lo pi le andranno ad utilizzare, le loro esigenze e le loro aspettative.

Il lavoro di tesi si sviluppato a partire da due considerazioni:

a) Attualmente la maggior parte delle implementazioni esistenti di biblioteche digitali di Seconda Generazione deficiano in quanto a funzionalit delle rispettive interfacce, non solo perch tali implementazioni sono molto recenti ed in via di sviluppo, e quindi non sono ancora stati effettuati studi approfonditi sullargomento, ma soprattutto perch in generale le interfacce esistenti sono state create soprattutto per personale tecnico il cui obiettivo principale quello di testare loperativit della biblioteca digitale. Quindi si vede la necessit di studiare un modello di interfaccia utente con caratteristiche tali da essere non solo adattabile alla generalit dei servizi di una biblioteca digitale di Seconda Generazione, diverse nei contenuti negli obiettivi e nelle funzionalit offerte, ma anche alle esigenze delle diverse tipologie di utenza che vi approcceranno.

b) Sulla base di una Architettura gi quasi completamente sviluppata di biblioteca digitale di Seconda Generazione, vale a dire OpenDLib presso lIstituto I.S.T.I. del CNR di Pisa, implementare un prototipo funzionante che esprimesse i concetti fondamentali derivati dallanalisi.

I presupposti da cui si partiti sono i seguenti:

a) Linterfaccia utente doveva essere strutturata come un servizio di OpenDLib.

b) Linterfaccia doveva rispettare i parametri di usabilit e conformit delle moderne interfacce per applicazioni.

c) Il modello teorico dellinterfaccia doveva applicarsi ad una biblioteca di argomento generico, con contenuti multimediali, rivolta ad un pubblico che spaziava


dallutilizzatore occasionale al docente Universitario, e quindi prevedere una certa configurabilit e personalizzabilit.

d) Il prototipo doveva essere in grado di gestire un particolare modello di documento, quello di OpenDLib, che presentava diverse problematiche e difficolt, soprattutto per la complessit della sua struttura.

Le conclusioni a cui si giunti sono le seguenti:

a) Linterfaccia utente teorizzata non prevede uno sviluppo nel senso classico del termine, ovvero, per come stata concepita, essa non viene implementata da uno sviluppatore per poi essere utilizzata dallutente, ma la sua vita completamente dinamica, ed il suo aspetto finale il risultato di vari passaggi nel corso dei quali ogni attore del sistema apporta il suo fondamentale contributo, soprattutto dellutilizzatore, e non mai definitivo. In particolare il modello di ogni schermata formalizzato da dei particolari descrittori in linguaggio XML, o per la precisione XUL (Extended User- Interface Language), denominati Templates ed il rendering viene attuato da specifici servizi in grado di interpretare sia le impostazioni dellutente che le propriet del Sistema sottostante.

b) Linterfaccia utente strutturata come un servizio principale coadiuvato da altri tre sotto-servizi, ognuno dei quali ha uno specifico compito. In particolare, il servizio principale si occupa dello smistamento delle richieste e dello strato di presentazione, un servizio denominato Object Service si occupa invece di eseguire esplicitamente le azioni invocate e produrre il risultato per ognuna di esse, una pagina di interfaccia infatti concepita come una serie di Oggetti distinti ognuno dei quali rappresenta una possibile azione sulla biblioteca digitale. LObject Service si avvale delle funzionalit di un servizio denominato Environment Service il quale mantiene tutte le informazioni necessarie al rendering della pagina e degli oggetti su diversi apparati fisici, ad esempio terminali testuali, grafici o sintetizzatori vocali, e di un servizio denominato Profile Service il quale mantiene tutte le informazioni relative alle impostazioni dellutente finale, ad esempio la posizione degli Oggetti sulla pagina o le caratteristiche di rappresentazione del modello di pagina. Anche gli Oggetti sono formalizzati da Templates come le pagine dellinterfaccia, in modo che possano essere riadattati a qualsiasi biblioteca digitale e a qualsiasi mezzo fisico di rappresentazione, semplicemente aggiustando e ricompilando il codice senza dover re-ingegnerizzare la struttura dei Sevizi.


c) Il Prototipo sviluppato in un unico servizio, utilizza Templates per le pagine dellinterfaccia, che sono scritte in Embedded Perl. LObject Service in pratica sostituito dal modulo Perl di Apache, mentre delle strutture dati fanno le veci del Profile Service e dellEnvironment Service. Esso in grado di rappresentare e navigare la struttura del Document Model di OpenDLib formalizzata da Metadati non definiti a priori e di operare il rendering degli oggetti multimediali contenuti nel Documento su un Browser Internet.


Contenuto della Tesi

In questa sezione viene presentata la struttura della tesi ed una breve descrizione del contenuto di ogni capitolo.

Capitolo 1: analisi dello Stato dellArte

In questo capitolo vengono presi in considerazione alcuni progetti esistenti di interfacce utente per biblioteche digitali di rilevante inmportanza, gli studi fatti su di essi e vengono estrapolate le conclusioni sulla base delle Users Experiences, i pregi e i difetti di ogni soluzione proposta, le caratteristiche generali evinte dalle varie implementazioni.

Capitolo 2: Il sistema di Biblioteche Digitali OpenDLib

In questo Capitolo viene introdotto il sistema di Biblioteche Digitali OpenDLib, il suo protocollo di comunicazione dei servizi, della struttura degli stessi e per finire del modello di Documento. Larchitettura, in quanto base per lanalisi dellinterfaccia e base per lo sviluppo del Prototipo, viene presa come esempio onde ricavare:

a) Le funzionalit dettagliate dei servizi di una biblioteca digitale di Seconda

Generazione.

b) Le caratteristiche fondamentali della struttura software di una biblioteca digitale di Seconda Generazione.

c) Le problematiche di carattere teorico-pratico che ci si trova ad affrontare nello studio ed implementazione di servizi per una biblioteca digitale di Seconda Generzione, ed in particolare per OpenDLib.





Capitolo 3: Requisiti

Questo capitolo descrive i requisiti dei servizi di OpenDLib teorizzati, ed suddiviso in varie sezioni:

1. Analisi delle Problematiche delle interfacce utente:

in questa sezione viene presentata una analisi delle problematiche generali delle interfacce utente per biblioteche digitali di Seconda Generazione, sulla base soprattutto di ci che si evince dallo studio dello Stato dellArte, e dai presupposti di progetto.

2. Analisi degli Obiettivi di Progetto:

In questa sezione viene redatto e commentato un elenco pragmatico degli Obiettivi che si vogliono raggiungere in questo progetto, estrapolati dalle considerazioni fino a quel momento fatte.

3. Analisi dei Vincoli di Progetto:

Similmente alla sezione precedente, anche in questa viene redatto un elenco di Vincoli che il modello teorico dellinterfaccia utente dovr rispettare.

4. Analisi dei Requisiti ed Implementazione:

In questa sezione, infine, viene dettagliata tutta la parte relativa al modello teorico dellinterfaccia, a partire dallelenco di tutti i possibili Attori coinvolti, procedendo con una analisi dettagliata dei Requisiti per ognuno di essi fino a giungere allanalisi completa ed esaustiva dei servizi componenti il modello teorico dellinterfaccia.

Capitolo 4: Implementazione del Prototipo

Questo capitolo espone in due sezioni distinte, i risultati pratici prodotti ed espone una serie di esempi di funzionamento.

Le sezioni del capitolo sono le seguenti:

1. Struttura del servizio

In questa sezione viene spiegata in dettaglio la struttura del Serivzio creato e dei relativi componenti e strutture dati.

2. Dettaglio di Realizzazione

In questa sezione vengono spiegate in maniera approfondita le parti di codice fondamentali e mostrati degli esempi di funzionamento del prototipo.


Capitolo 5: Conclusioni

In questo piccolo capitolo conclusivo si traggono brevemente le conclusioni del lavoro svolto, evidenziando come esso ha trovato applicazione pratica e si da una panoramica dei possibili sviluppi futuri.


1. Stato dellArte

1.1 Interfacce utente per biblioteche digitali di Seconda Generazione

Molte delle interfacce finora sviluppate, hanno il difetto di essere troppo macchinose da utilizzare; spesso risultano essere difficilmente comprensibili agli utenti che per la prima volta vi si rapportano. La causa di ci va ricercata nel fatto che tali interfacce non sono solitamente sviluppate pensando ai potenziali utenti che dovranno utilizzarle in futuro, utenti che ovviamente non sono in grado di conoscere i dettagli tecnici del sistema a monte dellinterfaccia stessa. Se vogliamo tali interfacce sono studiate da tecnici per essere utilizzate da tecnici, molto spesso risultano essere quindi complicate da utilizzare, troppo schematiche nella presentazione delle richieste e talvolta addirittura incomprensibili.

Tutti gli studi attuali sono rivolti allimplementazione ed allo studio di interfacce costruite tenendo presenti in primo luogo le necessit ed i bisogni degli utenti finali. Si parla in questo caso di interfacce User-Centered.

Le nuove strategie adottate si basano sullutilizzo di strumenti e metodi noti gi presenti in molte delle interfacce per applicazioni finora sviluppate, ad esempio MS Windows, e promosse dalle varie generazioni di utenti. In particolare le interfacce per biblioteche digitali sono implementate su browser in modo da poter essere accessibili da Internet, inoltre il browser tramite i linguaggi di scripting odierni permette lo sviluppo di interfacce sufficientemente sofisticate in tempi ragionevolmente brevi.

Le tecniche pi utilizzate sono la visualizzazione a finestre con lausilio di strumenti quali il Drag-n-Drop, Men, Status-Bars, Tool-Bars.

Una buona interfaccia utente dovrebbe soddisfare le seguenti caratteristiche:

Servire una larga variet di utenti

Servire una larga variet di necessit informative

Aiutare gli utenti a distinguere fra materiale di primaria e secondaria importanza

Aiutare gli utenti a muoversi attraverso diversi oggetti, documenti e collezioni tramite appropriati collegamenti

Aiutare gli utenti a capire quali oggetti appartengono o meno alla biblioteca digitale, e fornire delle facili vie di accesso alle risorse esterne


Catturare le informazioni essenziali ed immediate facendo in modo che gli utenti siano in grado di trovare ci che cercano facilmente e senza aiuti esterni

Avere una veste grafica e delle funzionalit che siano al passo con i tempi

Sviluppare nuove tecniche per la ricerca di documenti multimediali ed includerle nella ricerca

Distinguere chiaramente fra i vari formati multimediali dei documenti (testo, immagini, audio, video )

Abilitare gli utenti a ricercare materiale allinterno di determinate Collezioni o meno, e nel caso la ricerca sia limitata ad una Collezione fornire chiari collegamenti ad altre Collezioni

La caratteristica principale comunque di uninterfaccia funzionale, ed anche lobiettivo primario che i vari prototipi cercano di raggiungere, quello di ridurre il pi possibile il tempo di navigazione. Un utente soddisfatto se riesce a raggiungere nel minor tempo possibile il suo obiettivo, si sente invece frustrato se ha difficolt a trovare ci che cerca in breve tempo o se addirittura uninterfaccia troppo ricca di alternative lo distrae dalla sua ricerca e lo porta a conclusioni diverse dal suo obiettivo.

Dallesame di alcuni prototipi gi implementati e sulla base dei commenti pervenuti dagli utenti che li hanno sperimentati, si evincono alcune interessanti conclusioni.

1.2 Daffodil

La prima interfaccia per una biblioteca digitale esaminata contenente documenti vari sulle Scienze dellInformazione. Questa biblioteca si chiama Daffodil[Rif-6]; la sua interfaccia sviluppata completamente in Java2[Rif-7]. Questa interfaccia si basa sullidea del Drag-and-Drop come elemento di supporto per lutente. Ogni parte dellinterfaccia identificabile come un Modulo; ad esempio la ricerca generica, la ricerca delle annotazioni. Il risultato di ogni modulo pu essere letteralmente trascinato su un altro modulo tale da essere utilizzato come input per questultimo.


Lidea di base dellinterfaccia, molto buona in effetti, quella di fornire allutente le informazioni sullutilizzo della stessa nella maniera pi immediata, comprensibile e naturale possibile, ovvero tramite riferimenti grafico-simbolici. Si cerca di far interagire lutente il meno possibile con informazioni testuali o input da tastiera.

Molte parti del prototipo non sono ancora state implementate, comunque molti utenti hanno fornito interessanti commenti sulla funzionalit dellinterfaccia, anche per mezzo di questionari proposti dagli ideatori dellinterfaccia. Da tali commenti si evincono alcune conclusioni interessanti:

Un utente in generale non vuole attendere troppo i risultati di unoperazione. Da alcuni esperimenti si dedotto che il tempo medio di attesa prima che lutente interrompa loperazione di circa 90 secondi. Se comunque unattesa pi lunga necessaria, per cercare di impedire che lutente si annoi bene fornire quante pi informazioni possibili sullo stato delloperazione e nel caso anche una stima del tempo totale di attesa.

Lutente vuole capire il pi possibile il motivo delleventuale verificarsi di un errore o di una ricerca che non ha prodotto risultati. Quindi descrizioni pi dettagliate e semplici possibili delle eventuali cause.

importante mantenere una coerenza ed una omogeneit sia della veste grafica dellinterfaccia che dei metodi di utilizzo della stessa. Infatti lutente quando viene a contatto con un nuovo metodo di operare ha bisogno di un breve periodo per capirne il funzionamento, auspicabilmente aiutato da degli Help e da degli esempi, ma dal momento in cui diventato padrone delle metodologie ed ha acquisito familiarit con linterfaccia tende ad applicare le informazioni acquisite a tutto il resto del sistema.

importante dare la possibilit allutente, quando possibile, di definire un livello di profondit della ricerca. Infatti delle ricerche superficiali riducono molto i tempi computazionali, ma rischiano di omettere delle informazioni importanti.

Uno dei maggiori problemi riscontrati leterogeneit delle query causata dalla diversit dei linguaggi e del livello culturale degli utenti. Inoltre molti utenti hanno


richiesto la presenza di tools quali un traduttore, un buon sistema di stampa dei risultati della ricerca un sistema di help accurato. Anche un metodo per salvare e conservare i risultati delle varie ricerche stato richiesto dagli utenti oltre che dei thesaurus e dizionari per controllare la sintassi e la semantica delle richieste, soprattutto nei casi in cui le ricerche hanno restituito dei risultati nulli.

1.3 Chabot

Unaltra interfaccia interessante quella fornita da una biblioteca digitale chiamata Chabot[Rif-8], un sistema di ricerca di immagini in un database costituito da oltre 500,000 fotografie digitalizzate in varie risoluzioni.

Linterfaccia tratta il problema della ricerca di meta-dati rappresentanti concetti astratti o non definiti come le immagini. Unimmagine infatti pu essere descritta in molti modi diversi in base a ci che rappresenta. Il problema fondamentale risiede appunto nella ambiguit della descrizione del documento, oltre al fatto che le query formulate per la ricerca possono differire profondamente non solo sintatticamente ma anche semanticamente.

Quindi due sono i principali errori da evitare, il primo che lutente sbagli a scrivere la sintassi della query ed il secondo che lutente utilizzi dei concetti astratti ignoti al sistema. Il sistema trovato per risolvere questi problemi quello di fornire uninterfaccia che guidi lutente il pi possibile nella formulazione della query cercando di limitarlo il meno possibile.

Linterfaccia quindi strutturata in campi ben distinti che rappresentano dei parametri standard e generali di ricerca applicabili ai documenti, ed ogni campo costituito da un men a tendina che obblighi lutente a scegliere fra un set predefinito di opzioni possibili. Spesso i valori dei campi rappresentano dei parametri di ricerca non del tutto deterministici del tipo assomiglia a o maggiore di ecc Allutente viene inoltre data la possibilit di definire, dove possibile, dei nuovi concetti da includere nei parametri di ricerca.

Tali concetti sono comunque sempre definiti come predicati logici sui valori di base. Anche qui possibile definire delle collezioni ovvero dei sottospazi di documenti estrapolati dallarchivio generale, sui quali poter fare delle ricerche pi specifiche. Linterfaccia potrebbe essere arricchita con un dizionario che corregga eventuali errori di sintassi sui campi liberi e da un sistema di riempimento automatico


al posto dei men a tendina. Altro punto molto interessante dellinterfaccia quello di offrire la possibilit di utilizzare interfacce differenti agli utenti, infatti sono previste interfacce per utenti esperti, detti insiders, pi complesse e specifiche che offrono meno aiuti e pi libert, ed interfacce per utenti inesperti, detti outsiders.

1.4 Library of Congress

Altro caso interessante offerto dallinterfaccia per la Library of Congress National Digital Library Program[Rif-9] sviluppata da un gruppo di designers dellUniversit del Maryland con il supporto e la guida di Gary Marchionini, Catherine Plaisant e Anita Komlodi[Rif-10].

Questa una biblioteca di carattere pi generale rispetto alla precedente, anche se consta di un archivio di documenti piuttosto settorializzato. Le interfacce sono state studiate comunque sulla base di principi molto generali applicabili alle biblioteche digitali di qualunque specie.

Lobbiettivo principale di ogni prototipo quello di massimizzare linterazione dellutente con le risorse della biblioteca digitale cercando di distrarlo il meno possibile e di minimizzare la sua attenzione alla struttura ed allutilizzo dellinterfaccia. Questo obbiettivo stato raggiunto studiando dei meccanismi che riducano il pi possibile la navigazione allinterno del sistema per raggiungere e visualizzare una risorsa. Tali meccanismi prevedono in primo luogo un appiattimento della gerarchia ed in secondo luogo un ancoramento dellutente ad un contesto stabile. Lappiattimento della gerarchia ottenuto con delle strutture larghe e basse piuttosto che strette e profonde, ovvero presentando allutente il prima possibile molti esempi degli oggetti che compongono la gerarchia tali da dare subito unidea di massima e complessiva della profondit effettiva della struttura e della sua composizione. Questo reso possibile dallutilizzo di frames e di overviews come ad esempio table of contents che riducano il pi possibile la necessit di backtracking nella struttura delle pagine ed offrendo dei metodi di ricerca semplice allapice della gerarchia.

Lancoramento dellutente al contesto ottenuto mantenendo un design consistente dellinterfaccia e soprattutto offrendo delle toolbars che illustrino in ogni istante tutte le funzioni offerte dal sistema. Come gi espresso in precedenza uno degli obbiettivi fare in modo che lutente possa avere sempre una buona idea di ci


che la collezione contiene (esempi, previews ) e possa selezionare documenti e collezioni o fare delle ricerche visualizzandone i risultati senza mai uscire dalla pagina principale dellinterfaccia.

1.5 La Biblioteca Digitale di Stanford

Tra i progetti che riguardano interfacce utente per biblioteche digitali, spiccano senza dubbio quelli legati alla biblioteca digitale Stanford[Rif-11].

Questi progetti sono molto vari ed interessanti, trattano di interfacce riguardanti diversi tipi di applicazioni sulle biblioteche digitali. Di rilevante importanza abbiamo SenseMaker[Rif-12], uninterfaccia via Browser studiata appositamente per aiutare lutente ad organizzare i risultati delle sue ricerche sul Web o su una biblioteca digitale. Linterfaccia permette di formulare delle Query ed in seguito di organizzare i risultati in Viste, ad esempio per Autore, Soggetto. Inoltre permette di raffinare la ricerca dando la possibilit allutente di cercare pi risultati riguardanti specifici argomenti di una determinata vista in maniera restrittiva, ovvero solo argomenti strettamente coincidenti alla chiave di raggruppamento della vista, o non restrittiva, ovvero argomenti simili o relativi alla chiave di raggruppamento della vista; permette di eliminare dei risultati dalla vista o di estendere la Query su uno specifico argomento della vista, oltre a diversi altri aiuti che rendono in grado lutente di avere sempre una panoramica completa e ben strutturata delle Collezione di documenti sullargomento oggetto della sua ricerca.

1.6 DLITE

Unaltra interfaccia molto interessante sviluppata nellambito dei progetti della Stanford Digital Library DLITE[Rif-13]. Questo senzaltro uno dei progetti pi interessanti ed evoluti sullo studio di interfacce utente per biblioteche digitali. Tale interfaccia stata concepita in modo tale da poter essere utilizzata senza difficolt da qualsiasi utente, soprattutto se inesperto, ma di fondamentale rilevanza lobiettivo che questa si propone, ovvero quello di soddisfare nella maniera pi


veloce e precisa possibile il compito che lutente si propone di risolvere (Task- Centered Design).

DLITE stata sviluppata con lobiettivo di ottenere uninterfaccia aperta e largamente espansibile, basata sui principi della manipolazione diretta degli oggetti da parte degli utenti (direct-manipulation) e del drag-and-drop. Esistono due versioni dellinter